visitare etna

Guidetna.it - Escursioni Etna - visitare etna

visitare etna, i crateri sommitali con guide alpine

Guide Alpine e Vulcanologiche

Le Guide dell'Etna sono figli di una grande "Mamma" che è l'Etna

Il nostro Team

Il Team, composto da Professionisti della montagna, da Guide Alpine e Vulcanologiche (regolarmente iscritte al Collegio Nazionale), nate e cresciute ai piedi dell’Etna, animate da un Grande Amore nei confronti di questa terra meravigliosa, ma soprattutto affezionate al loro grande Vulcano, che come sappiamo non ha eguali nel mondo

Le origini delle guide dell’Etna non sono certe. Le prime notizie risalgono alla fine del 18° secolo, già a quel tempo, le visite dei viaggiatori avvenivano in compagnia di guide, che conoscevano perfettamente i segreti della “ Grande Montagna ”. Tra loro si ha ancora memoria di un tal Biagio Motta, detto il “Ciclope”, per via della sua statura, e, che nel 1776, da un viaggiatore francese, “Roland de la Platiere ” veniva così descritto: “Un uomo alto, di circa 50 anni, un’impronta umana nella fisionomia, un’aria severa con un che di venerabile; camminava davanti a grandi passi, senza proferir parole, rispondendo brevemente e precisamente ad ogni domanda…” In genere, queste “guide” erano pastori, cacciatori, tagliaboschi che ben conoscevano le insidie ed i percorsi di un territorio così vario e vasto. Non erano regolamentati, per cui le loro prestazioni erano improvvisate, dovevano dare dimostrazioni di capacità fisiche e morali per poter conquistare la fiducia dei viaggiatori che avevano, oltre allo spirito di avventura, anche una buona dose di pregiudizi, al punto che Brydone diceva: “ Trovammo la gente che abita sulla montagna di una tale selvatichezza e di modi così incivili come non mi è mai capitato di vederne” o così come Eliseo Reclus, nella sua relazione di viaggio “ La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865” commentava: “…..ai di nostri non c’è altro rischio pei forestieri che passano da Nicolosi se non quello di essere assaliti e spogliati dai pitocchi, da guide e da ostieri. I più grandi viaggiatori, ritornando nelle proprie sedi, divulgavano, alla grande platea intellettuale del nord Europa, i diari delle loro esperienze di viaggio nel sud Italia, con dovizia di notizie, curiosità ed immagini ritratte dai loro disegnatori, a volte denigrando, ma tante volte esaltando le bellezze naturali della Sicilia ed in particolare dell’Etna. La descrizione minuziosa sulla maestosità del vulcano, sulle sue manifestazioni eruttive, sulla peculiarità di ambienti che solo l’Etna sa offrire; i boschi, così variegati di endemismi nelle tre grandi regioni vegetali, le sciare, il deserto lavico misto a lapilli e ceneri delle regioni alte, il cratere centrale insondabile con l’eterno pennacchio di fumo, i ridenti paesini arroccati sui suoi fianchi, ricchi di storia per le continue lotte contro il vulcano sostenute dagli uomini etnei, versatili ed intuitivi, disubbidienti e fertili, cocciuti e provvisori, che hanno saputo sempre mantenere un rapporto strano di odio ed amore con la grande montagna di fuoco. Il divulgare di queste notizie, insieme al rifiorire delle scienze naturalistiche ed alla presenza della massima espressione della vulcanologia, nei fratelli Gemmellaro, facevano affluire a Nicolosi un discreto numero di viaggiatori. Nacque così, in paese, il bisogno di creare le prime forme di strutture ricettive con le prime locande, le osterie e tutti quei servizi che potevano essere di ausilio ai bisogni delle persone che si avventuravano alla scoperta del vulcano (piccoli commercianti, artigiani, ecc..) Così parla di Nicolosi, Eliseo Reclus, sempre nella sua relazione di viaggio :”….il villaggio può vantarsi di due alberghi che digradano ogni altro di Sicilia per una relativa nettezza e per le comodità che vi si trovano”. Mario Gemmellaro, quindi, facendosi interprete dei bisogni dei viaggiatori che chiedevano l’assistenza di persone in grado di accompagnarli, ebbe l’idea ed organizzò fin dal 1804 il gruppo delle guide e dei mulattieri dell’Etna, esperti conoscitori degli impervi sentieri del vulcano. Le persone che dovevano fare da guida venivano reclutate, per conoscenza personale, direttamente dai fratelli Gemmellaro, scegliendole fra quelle che per capacità fisica, rettitudine morale, onestà e conoscenza della montagna, garantivano prestigio e sicurezza tali da potergli affidare i clienti che a loro si rivolgevano. La guida, autonomamente, sceglieva l’itinerario da proporre al cliente, ed in relazione al numero dei partecipanti ed al bagaglio degli stessi, organizzava un servizio di garzoni con lo scopo di trasportare il bagaglio del cliente, nel caso in cui l’escursione partisse a piedi da Nicolosi, o si faceva collaborare dal gruppo dei mulattieri, nel caso in cui i viaggiatori richiedessero di voler effettuare il viaggio a dorso dei muli. Il servizio di tali animali e dei loro conduttori, di norma, si esauriva con l’arrivo alla “Gratissima ”, una piccola casa di ricovero per i viaggiatori, alla base del cono terminale, lungo la via che solitamente si percorreva facendo la salita da Nicolosi. L’attività delle guide continuò sotto l’egida dei Gemmellaro e dei loro successori per circa 70 anni. Nel 1875 venne fondata a Catania la prima sezione Siciliana del “Club Alpino Italiano”. Il direttivo della sezione recepì i risultati del congresso alpino tenutosi in Domodossola nel 1870, dove l’Abate Garret trattò la questione dell’organizzazione delle guide e dei portatori e il bisogno di regolamentarne le funzioni e le tariffe. Il consigliere centrale, Orazio Spenna, inserì tale proposta nei punti all’ordine del giorno dello stesso congresso e l’assemblea approvò di dare mandato alle singole sezioni di compilare, in base alle esigenze ed ai bisogni del proprio distretto, un regolamento. Così nel 1877, due anni dopo la sua costituzione, venne realizzato il regolamento per le guide ed i portatori del C.A.I. della sezione di Catania. Le guide di Nicolosi, grazie al C.A.I., acquistarono quella identità che ancor oggi conosciamo come “ le guide dell’Etna ”, oltre ad avere avuto la riconoscenza e la gratitudine di milioni di visitatori che da quasi due secoli sono stati aiutati a svelare i segreti del nostro grande vulcano. Nello stesso anno, si costituì il primo gruppo di Guide e garzoni, formato da quelle persone che, comunque, si rifacevano all’organizzazione dei Gemmellaro e che a loro volta erano suddivisi in due gruppi, al primo denominato “Guide Etnee” appartenevano: Contarino Antonio (capo delle guide), Gemmellaro Giuseppe, Carbonaro Antonino, Consoli Salvatore, Anastasio Giuseppe, Costanzo Vincenzo, Leonardi Antonio , Leonardi Alfio, Gemmellaro Antonio, Galvagno Pietro e Gemmellaro Salvatore, le uniche riconosciute idonee all’accompagnamento nelle alte regioni dell’Etna fino alla sommità del cratere centrale; all’altro gruppo, denominato “Guide pei Monti Rossi” appartenevano: Salvatore Carbonaro (capo delle guide), Antonio Contarino, Gaetano Rizzo, Salvatore Chitè, Giuseppe Anastasio, Carmelo Chitè e Nunzio Contarino, si limitavano, invece, ad effettuare l’accompagnamento fino alla sommità dei Monti Rossi. Finiva così un’epoca di improvvisazione. Le guide avendo, quindi, un regolamento venivano fornite di una divisa, di un cappello e di uno stemma di riconoscimento, in modo da permettere al viaggiatore la sicurezza di affidarsi a persone, comunque, riconosciute o riconoscibili, anche perché i segni di appartenenza a tale categoria, andavano, man mano, uniformandosi in tutta Italia con la nascita dei vari comitati sezionali e regionali. Attualmente, le guide dell’Etna, uniche figure autorizzate all’accompagnamento ai sensi della L.R. 28 del 6/4/96, fanno parte del Collegio regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia

Contact us

Contattaci

Linguaglossa

00039 3337863282

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Guide Alpine e Vulcanologiche

Le Guide dell'Etna sono figli di una grande "Mamma" che è l'Etna

Il nostro Team

Il Team, composto da Professionisti della montagna, da Guide Alpine e Vulcanologiche (regolarmente iscritte al Collegio Nazionale), nate e cresciute ai piedi dell’Etna, animate da un Grande Amore nei confronti di questa terra meravigliosa, ma soprattutto affezionate al loro grande Vulcano, che come sappiamo non ha eguali nel mondo

Le origini delle guide dell’Etna non sono certe. Le prime notizie risalgono alla fine del 18° secolo, già a quel tempo, le visite dei viaggiatori avvenivano in compagnia di guide, che conoscevano perfettamente i segreti della “ Grande Montagna ”. Tra loro si ha ancora memoria di un tal Biagio Motta, detto il “Ciclope”, per via della sua statura, e, che nel 1776, da un viaggiatore francese, “Roland de la Platiere ” veniva così descritto: “Un uomo alto, di circa 50 anni, un’impronta umana nella fisionomia, un’aria severa con un che di venerabile; camminava davanti a grandi passi, senza proferir parole, rispondendo brevemente e precisamente ad ogni domanda…” In genere, queste “guide” erano pastori, cacciatori, tagliaboschi che ben conoscevano le insidie ed i percorsi di un territorio così vario e vasto. Non erano regolamentati, per cui le loro prestazioni erano improvvisate, dovevano dare dimostrazioni di capacità fisiche e morali per poter conquistare la fiducia dei viaggiatori che avevano, oltre allo spirito di avventura, anche una buona dose di pregiudizi, al punto che Brydone diceva: “ Trovammo la gente che abita sulla montagna di una tale selvatichezza e di modi così incivili come non mi è mai capitato di vederne” o così come Eliseo Reclus, nella sua relazione di viaggio “ La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865” commentava: “…..ai di nostri non c’è altro rischio pei forestieri che passano da Nicolosi se non quello di essere assaliti e spogliati dai pitocchi, da guide e da ostieri. I più grandi viaggiatori, ritornando nelle proprie sedi, divulgavano, alla grande platea intellettuale del nord Europa, i diari delle loro esperienze di viaggio nel sud Italia, con dovizia di notizie, curiosità ed immagini ritratte dai loro disegnatori, a volte denigrando, ma tante volte esaltando le bellezze naturali della Sicilia ed in particolare dell’Etna. La descrizione minuziosa sulla maestosità del vulcano, sulle sue manifestazioni eruttive, sulla peculiarità di ambienti che solo l’Etna sa offrire; i boschi, così variegati di endemismi nelle tre grandi regioni vegetali, le sciare, il deserto lavico misto a lapilli e ceneri delle regioni alte, il cratere centrale insondabile con l’eterno pennacchio di fumo, i ridenti paesini arroccati sui suoi fianchi, ricchi di storia per le continue lotte contro il vulcano sostenute dagli uomini etnei, versatili ed intuitivi, disubbidienti e fertili, cocciuti e provvisori, che hanno saputo sempre mantenere un rapporto strano di odio ed amore con la grande montagna di fuoco. Il divulgare di queste notizie, insieme al rifiorire delle scienze naturalistiche ed alla presenza della massima espressione della vulcanologia, nei fratelli Gemmellaro, facevano affluire a Nicolosi un discreto numero di viaggiatori. Nacque così, in paese, il bisogno di creare le prime forme di strutture ricettive con le prime locande, le osterie e tutti quei servizi che potevano essere di ausilio ai bisogni delle persone che si avventuravano alla scoperta del vulcano (piccoli commercianti, artigiani, ecc..) Così parla di Nicolosi, Eliseo Reclus, sempre nella sua relazione di viaggio :”….il villaggio può vantarsi di due alberghi che digradano ogni altro di Sicilia per una relativa nettezza e per le comodità che vi si trovano”. Mario Gemmellaro, quindi, facendosi interprete dei bisogni dei viaggiatori che chiedevano l’assistenza di persone in grado di accompagnarli, ebbe l’idea ed organizzò fin dal 1804 il gruppo delle guide e dei mulattieri dell’Etna, esperti conoscitori degli impervi sentieri del vulcano. Le persone che dovevano fare da guida venivano reclutate, per conoscenza personale, direttamente dai fratelli Gemmellaro, scegliendole fra quelle che per capacità fisica, rettitudine morale, onestà e conoscenza della montagna, garantivano prestigio e sicurezza tali da potergli affidare i clienti che a loro si rivolgevano. La guida, autonomamente, sceglieva l’itinerario da proporre al cliente, ed in relazione al numero dei partecipanti ed al bagaglio degli stessi, organizzava un servizio di garzoni con lo scopo di trasportare il bagaglio del cliente, nel caso in cui l’escursione partisse a piedi da Nicolosi, o si faceva collaborare dal gruppo dei mulattieri, nel caso in cui i viaggiatori richiedessero di voler effettuare il viaggio a dorso dei muli. Il servizio di tali animali e dei loro conduttori, di norma, si esauriva con l’arrivo alla “Gratissima ”, una piccola casa di ricovero per i viaggiatori, alla base del cono terminale, lungo la via che solitamente si percorreva facendo la salita da Nicolosi. L’attività delle guide continuò sotto l’egida dei Gemmellaro e dei loro successori per circa 70 anni. Nel 1875 venne fondata a Catania la prima sezione Siciliana del “Club Alpino Italiano”. Il direttivo della sezione recepì i risultati del congresso alpino tenutosi in Domodossola nel 1870, dove l’Abate Garret trattò la questione dell’organizzazione delle guide e dei portatori e il bisogno di regolamentarne le funzioni e le tariffe. Il consigliere centrale, Orazio Spenna, inserì tale proposta nei punti all’ordine del giorno dello stesso congresso e l’assemblea approvò di dare mandato alle singole sezioni di compilare, in base alle esigenze ed ai bisogni del proprio distretto, un regolamento. Così nel 1877, due anni dopo la sua costituzione, venne realizzato il regolamento per le guide ed i portatori del C.A.I. della sezione di Catania. Le guide di Nicolosi, grazie al C.A.I., acquistarono quella identità che ancor oggi conosciamo come “ le guide dell’Etna ”, oltre ad avere avuto la riconoscenza e la gratitudine di milioni di visitatori che da quasi due secoli sono stati aiutati a svelare i segreti del nostro grande vulcano. Nello stesso anno, si costituì il primo gruppo di Guide e garzoni, formato da quelle persone che, comunque, si rifacevano all’organizzazione dei Gemmellaro e che a loro volta erano suddivisi in due gruppi, al primo denominato “Guide Etnee” appartenevano: Contarino Antonio (capo delle guide), Gemmellaro Giuseppe, Carbonaro Antonino, Consoli Salvatore, Anastasio Giuseppe, Costanzo Vincenzo, Leonardi Antonio , Leonardi Alfio, Gemmellaro Antonio, Galvagno Pietro e Gemmellaro Salvatore, le uniche riconosciute idonee all’accompagnamento nelle alte regioni dell’Etna fino alla sommità del cratere centrale; all’altro gruppo, denominato “Guide pei Monti Rossi” appartenevano: Salvatore Carbonaro (capo delle guide), Antonio Contarino, Gaetano Rizzo, Salvatore Chitè, Giuseppe Anastasio, Carmelo Chitè e Nunzio Contarino, si limitavano, invece, ad effettuare l’accompagnamento fino alla sommità dei Monti Rossi. Finiva così un’epoca di improvvisazione. Le guide avendo, quindi, un regolamento venivano fornite di una divisa, di un cappello e di uno stemma di riconoscimento, in modo da permettere al viaggiatore la sicurezza di affidarsi a persone, comunque, riconosciute o riconoscibili, anche perché i segni di appartenenza a tale categoria, andavano, man mano, uniformandosi in tutta Italia con la nascita dei vari comitati sezionali e regionali. Attualmente, le guide dell’Etna, uniche figure autorizzate all’accompagnamento ai sensi della L.R. 28 del 6/4/96, fanno parte del Collegio regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia

Contact us

Contattaci

Linguaglossa

00039 3337863282

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Eruzione del 2002

Escursione alla "Bottoniera del 2002"

PIANO PROVENZANA

L'eruzione dell'Etna del 2002 è durata dal 27 ottobre al 29 gennaio dell'anno seguente. Essa è nota soprattutto per il connesso Terremoto di Santa Venerina che recò molti danni al versante orientale del vulcano, in particolare al paese che gli ha dato il nome, Santa Venerina.
Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta, ed è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. La notte tra il 26 e il 27 ottobre comincia una forte crisi sismica sul versante sud e nord, su quest'ultimo versante vengono distrutti dai terremoti due edifici adibiti ad attività ristorative ed alberghiere.
L'eruzione prese piede dopo poche ore dall'inizio della crisi sismica. Sviluppo Si aprono fratture sia sul versante sud sia su quello nord. La forte attività freato-magmatica provoca colonne di cenere alte chilometri. In tutti e due i versanti si formano delle bocche "a bottoniera".
A metà mattinata del 27 ottobre le colate radono al suolo Piano Provenzana, compresi i negozi di souvenir e i due alberghi. Su questo versante l'eruzione termina il 7 novembre, ma le colate non minacciano i paesi sottostanti (Linguaglossa). Il 29 ottobre, a causa delle forti deformazioni del fianco orientale e della spinta del magma, vi è una sequenza di forti sismi che provocano ingenti danni ai paesi della fascia orientale: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. L'emissione di cenere continua senza sosta dalle bocche meridionali, arrivando anche in Africa (Libia) e nelle isole greche.
Chiude l'Aeroporto di Catania, ma anche quello di Reggio Calabria a causa della produzione piroclastica[1]. Nella foto in alto, eseguita dalla ISS verso sud est, è visibile il pennacchio di cenere, prima catturato da un basso livello di venti diretti verso sud-est, e ad altitudini più elevate verso sud e verso l'Africa.
I pennacchi di fumo chiaro, visibili sui versanti, sono prodotti da incendi boschivi provocati dalla lava che scorre nelle pinete sul pendio della montagna. Si formano due coni principali, uno a quota 2750 m e l'altro a quota 2800 m e formano un'unica struttura. Viene seppellito per sempre sotto tonnellate di materiale vulcanico il rifugio Torre del Filosofo.
Le colate si dividono in due bracci principali: uno scende verso il giardino botanico Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), sul versante sud-ovest e l'altro in direzione del rifugio Sapienza. Anche stavolta questa struttura resiste al fuoco ma vengono investiti dalla lava il centro servizi di Nicolosi e un bar.
Conclusione L'eruzione termina il 29 gennaio 2003; l'emissione di lava, di cenere e di altri prodotti vulcanici viene stimata intorno ai 160 milioni di metri cubi.



CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE

Si tratta di un percorso facile e non impegnativo, per chi non è abituato a fare lunghe passeggiate a piedi o per chi ha dei bambini al seguito. La prima parte del percorso vi porterà in mezzo all’immensa frattura eruttiva del 2002/2003; si tratta di uno squarcio nel terreno apertosi in seguito ad una delle eruzioni più imponenti degli ultimi 100 anni.
La scalata verso i crateri è breve e i bambini non hanno problemi a superarla. Arrivati in cima il sentiero procede proprio sul bordo delle bocche vulcaniche, dai cui picchi più elevati meravigliose vedute panoramiche del mar Tirreno e del mar Ionio lasceranno nei vostri occhi quello stupore che solo la natura è in grado di suscitare.
L’intero percorso è adatto anche a bambini per fargli vivere una giornata a contatto con la natura.
La durata effettiva della camminata è di 2 h 30 min. circa, intervallata da parecchie soste.
A fine escursione è possibile fermarsi a Piano Provenzana per visitare una bellissima galleria fotografica dell'Etna.

Partenza dalle 09:00 in poi.
(L'escursione pomeridiana è possibile solo nel periodo estivo).
Si consiglia in ogni caso di portare acqua e un piccolo spuntino (cioccolata, frutta, snack).
Come vestirsi ABBIGLIAMENTO Abbigliamento Estivo: Scarpe da ginnastica o trekking, K-Way o giacca a vento, cappellino, occhiali da sole, protezione solare.
Abbigliamento Invernale: Si consiglia di vestirsi a strati: giacca anti vento, cappotto/piumino, maglione/pile, t-shirt, guanti, sciarpa, scarpe da trekking, cappellino, occhiali da sole

Piano Provenzana - Etna nord

2,30 ore

Piano Provenzana

Piano Provenzana

I vulcani hanno da sempre catturato l’attenzione e la curiosità dell’uomo che, spinto da un misto di timore e meraviglia, ha cercato, dalla notte dei tempi, di capire gli eventi legati alle attività dei vulcani stessi (eruzioni, colate laviche, terremoti ecc.) interpretando, a volte, questi esplosivi fenomeni con grande fantasia. Indubbiamente i vulcani sono la piú viva testimonianza del fatto che il nostro pianeta, Gaia per gli antichi, è un sistema complesso in continua evoluzione e trasformazione: i terremoti, la lava, il fumo e le ceneri ne rappresentano l'anima tormentata. Per la loro unicità ed importanza, sia dal punto di vista scientifico sia per la sicurezza di chi vi abita nei pressi, i vulcani sono oggetto di continui studi ed attente ricerche da parte delle equipe scientifiche mondiali. Facendo un salto nel passato, andando a vedere come i vulcani erano visti dai nostri antenati, le prime informazioni si hanno dagli antichi greci per i quali le eruzioni vulcaniche erano provocate dai Titani che combattevano contro gli Dei dell'Olimpo e che nei loro furiosi scontri percuotevano violentemente la Terra la quale reagiva vomitando il fuoco nascosto nelle proprie viscere. Il piú grande dei Titani era Tifone, che venne punito dagli Dei per la sua insolenza nel volerli combattere. Imprigionato sotto il vulcano Etna, Titano non si diede per vinto e si ribellò scuotendo la terra per la rabbia e facendo uscire il suo alito incandescente dalla bocca del vulcano.

Sempre nei miti greci ciò che fuoriusciva dagli altri vulcani del Mediterraneo erano il fumo e le scintille provocate dal lavoro di Efesto, Dio del fuoco che produceva nel suo laboratorio sotto il mare fulmini per Giove e armi per Achille, aiutato dai ciclopi, il cui unico occhio simboleggia la bocca di un vulcano e la loro statura e forza quella delle montagne. I romani ereditarono queste leggende greche sostituendo i nomi dei protagonisti: Tifone divenne Encelade ed Efesto divenne Vulcano, il dio romano del fuoco. Dal punto di vista scientifico furono proprio i greci a formulare le prime ipotesi sulla natura dei vulcani osservando la devastante eruzione di un vulcano posto sull'isola di Santorini che, nel 1650 a.C., scosse la fiorente civiltà cretese. L’eruzione produsse prima un potente strato di pomice e dopo una breve calma provocò l’esplosione del vulcano stesso, distruggendo l'intera isola di Santorini che rimase sotto uno strato di pomice di circa sessanta metri. Quello che restò del vulcano sprofondò nel mare causando un maremoto con onde alte duecento metri che spazzarono via gli insediamenti costieri cretesi. La vicenda fu descritta da Platone nella sua opera Crizia ed è da qui che probabilmente ebbe origine la leggenda di Atlantide. Cenni sugli effetti drammatici delle eruzioni vulcaniche nel passato si trovano anche nel Vecchio Testamento: secondo alcuni le famose piaghe d'Egitto furono le conseguenze disastrose dell'eruzione del vulcano di Santorini cosí come un'altra ipotesi riguarda la fuga dall'Egitto, permessa dal ritiro delle acque del mar Rosso, che potrebbe essere stata una conseguenza del maremoto provocato dallo stesso episodio. Passando a tempi piú recenti nel 79 d.c. Plinio il Giovane descrisse l'eruzione del Vesuvio che provocò la distruzione di Ercolano e Pompei. Plinio il Giovane scrisse due lettere nelle quali riportò una descrizione estremamente dettagliata dei fenomeni vulcanici osservati. Ancora oggi alcuni termini scientifici usati nella vulcanologia derivano proprio da questi manoscritti. Anche nella classificazione che viene usata per distinguere i diversi tipi di vulcani, introdotta dal geologo francese Lacroix nel 1908, si usano alcuni termini di Plinio il Giovane.

Da allora la geologia e la vulcanologia, che studia i vulcani e le manifestazioni correlate, hanno fatto molti passi avanti nelle scoperte relative a che cosa sono i vulcani, come si sviluppano e come evolvono, formulando le modalità di sviluppo e la natura dei vulcani e delle eruzioni. In modo molto semplice, ed anche abbastanza intuitivo, un vulcano può essere definito come una fenditura nella crosta terrestre, in corrispondenza della quale il materiale fuso, chiamato magma, dall'interno della Terra arriva in superficie nel corso di una eruzione, fuoriesce dal vulcano e si raffredda sulla superficie del nostro pianeta, trasformandosi in roccia chiamata lava. Durante un’eruzione, a volte, il magma può rimanere intrappolato all’interno della crosta terrestre senza raggiungerne la superficie. In questo caso la lava si raffredda all'interno della crosta stessa e si trasforma in roccia solida che viene detta roccia plutonica o intrusiva, in contrapposizione alla lava solidificata in superficie che si trasforma in roccia effusiva.

Ciò che noi vediamo dei vulcani è solo la parte esterna, chiamata cono o edificio vulcanico, ma al di sotto della superficie terrestre si trovano la zona di alimentazione, la camera o bacino magmatico, ed i condotti, chiamati camini, attraverso i quali il magma risale in superficie attraverso le aperture, dette crateri. Il magma si forma a parecchi chilometri di distanza dalla superficie terrestre, all’interno del mantello terrestre, dove la temperatura delle rocce può raggiungere i 1500 gradi centigradi, portandole alla loro fusione. Nel mantello però, a causa della forte pressione delle rocce sovrastanti, le rocce presenti non fondono completamente, ma generano un "fluido plastico" in grado di muoversi lentamente verso la superficie terrestre. Generalmente i materiali che fuoriescono da un vulcano tendono ad accumularsi attorno al luogo di emissione dando luogo agli edifici vulcanici che, a seconda delle modalità e tipologia dell’eruzione, possono assumere forme e dimensioni differenti. Queste differenze sono fortemente legate alla composizione chimica e fisica del magma e alla situazione geologica nella quale lo stesso si forma: sul fondo del mare, in mezzo ad un continente, su un’isola. Ogni variazione di queste caratteristiche genera un differente tipo di eruzioni che a loro volta, a secondo di come avvengono, danno origine a diversi prodotti vulcanici e a diversi tipi di vulcani. Tra i principali fattori che determinano la natura di un'eruzione sono fondamentali: la composizione chimica del magma, la sua temperatura e la quantità di gas disciolti in esso. I primi due fattori controllano la capacità di movimento del magma, detta piú precisamente viscosità: maggiore è la viscosità di un magma, maggiore è la sua difficoltà di muoversi e correre lungo le superfici. L’elemento che conferisce maggiore o minore viscosità ad un magma, e di conseguenza il tipo di eruzione associato, è la quantità di silice (la cui composizione chimica è SiO2). I magmi si differenziano, in funzione della silice che contengono, in due grandi categorie: quelli poveri di silice, detti basici, che danno origine alle rocce mafiche (come ad esempio il basalto che è formato per circa il 50% di silice) e quelli ricchi di silice, detti acidi, contenenti oltre il 70% di silice, che danno origine alle rocce sialiche (come ad esempio i graniti). Maggiore è il contenuto in silice di un magma, maggiore è la sua viscosità in quanto l’elevata concentrazione di silice nella roccia fusa determina, durante la risalita della lava dal profondo della terra ed il suo raffreddamento, la formazione di un tipo di minerali, chiamati tectosilicati, che per la loro stessa struttura ostacolano il flusso della lava. Al contrario la maggiore concentrazione di gas nel magma (rappresentati generalmente da acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio, idrogeno solforato e acido cloridrico) ne aumentano la fluidità.

Man mano che un magma inizia la sua risalita dall’interno della terra verso la superficie succede che le pressioni alle quali è sottoposto diminuiscono rapidamente, causando la liberazione dei gas che prima erano disciolti nel magma. Nei magmi sialici, a causa dell'alta viscosità, la fuoriuscita dei gas avviene sempre in modo violento tanto che le eruzioni di questo tipo sono sempre esplosive e distruttive. Mentre nelle lave mafiche, grazie alla loro bassa viscosità, si hanno emissioni gassose calme con eruzioni non distruttive né esplosive. Tanto per fare degli esempi: l'Etna ed i vulcani hawaiani sono alimentati da magmi di tipo basaltiche generano eruzioni relativamente tranquille, mentre il Vesuvio, alimentato da magmi salici, ha sempre generato eruzioni esplosive e catastrofiche. Non sempre in un vulcano il magma riesce a fuoriuscire dalla bocca , a volte porzioni di lava possono rimanere intrappolate all’interno della crosta terrestre dando origine a corpi di grandi dimensioni, costituiti da rocce intrusive, che prendono il nome di batoliti. Le modalità di un’eruzione vulcanica determinano la struttura dello stesso vulcano e la sua evoluzione nel tempo. A secondo delle differenti modalità si possono avere diversi edifici vulcanici che sono classificati e denominati in funzione della loro forma ed origine. Anzitutto una prima classificazione di massima (Cas e Wright, 1987) suddivide i vulcani in due tipologie: monogenici e poligenici. I vulcani monogenici sono il prodotto di una singola eruzione, o di una fase eruttiva, che può durare anche alcuni anni, caratterizzando un periodo di attività persistente nel corso del quale il magma viene espulso a seguito di episodi eruttivi discreti a carattere effusivo o esplosivo. Questi periodi di attività possono essere considerati come una singola eruzione prolungata e sono generalmente caratterizzati dall'emissione di magma a composizione costante. I vulcani poligenici, al contrario, sono generati da piú eruzioni, generalmente separate da periodi di tempo relativamente lunghi, che possono coinvolgere magmi di differente composizione. Una differenza sostanziale tra vulcani monogenici e vulcani poligenici è data dal sistema di alimentazione del magma che nei primi è costituito da un condotto semplice, che viene utilizzato solamente nel corso di una singola eruzione o di una fase eruttiva prolungata, mentre nei vulcani poligenici si ha la presenza di un sistema complesso, costituito da una complessa rete di canali e condotti che possono essere utilizzati piú di una volta per alimentare differenti eruzioni.

Una seconda classificazione dei vulcani è legata alla modalità di accumulo dei materiali attorno alla bocca eruttiva: ad esempio nel caso di eruzioni esplosive può accadere che non si abbia accumulo di materiali attorno al centro eruttivo, in questo caso non si formerà un edificio vulcanico ma si avrà semplicemente la formazione di un cratere. In situazioni di eruzioni fortemente esplosive, alimentate da enormi volumi di magma, si possono generare strutture depresse rispetto alla superficie terrestre, dovute al repentino svuotamento del serbatoio magmatico e al collasso delle rocce poste a tetto di tale serbatoio, che vengono chiamate caldere e che possono avere notevoli estensioni areali.

I vulcani vengono distinti in base alla forma dell'edificio vulcanico con i seguenti nomi: Vulcani a scudo, hanno una forma convessa verso l'alto e la base circolare o ellittica e si originano per l'accumulo di colate laviche a composizione basaltica. I vulcani a scudo sono, a loro volta, ulteriormente distinti in: a) vulcani a scudo di tipo hawaiano, che sono vulcani poligenici, generalmente di grandi dimensioni (anche con diametro di base fino a 100 km) e di forma ellittica, b) vulcani a scudo di tipo islandese, generalmente monogenici e di piccole dimensioni e c) vulcani a scudo tipo Galápagos che sono un via di mezzo tra le due tipologie precedenti. Coni vulcanici che possono essere coni di scorie o pomici, che formano piccoli edifici monogenici, di forma approssimativamente circolare con un cratere sommitale di forma semisferica, coni ed anelli di tufo che si formano a seguito di eruzioni sottomarine e che compongono edifici monogenici i cui crateri hanno il fondo situato topograficamente al di sopra della superficie di base dell'edificio. Stratovulcani, o piú propriamente vulcani compositi, che formano edifici vulcanici composti dall'accumulo di colate laviche e prodotti piroclastici intercalati, emessi nel corso di ripetute eruzioni che si verificano in corrispondenza del medesimo centro eruttivo. Gli stratovulcani sono caratterizzati dalla presenza di un cratere sommitale che, nel corso di eruzioni fortemente esplosive, può essere significativamente allargato a formare una vera e propria caldera. Vulcani negativi, che formano una depressione piú o meno marcata nella crosta terrestre, rappresentata da un cratere o da una ampia zona di collasso vulcano-tettonico e che si differenziano in caldere, strutture originatesi da un collasso vulcano-tettonico e che si presentano come ampie depressioni subcircolari o ellittiche con pareti interne subverticali e che si originano a seguito del collasso di una parte piú o meno cospicua del tetto di una camera magmatica svuotatasi improvvisamente a seguito di una grossa eruzione ed infine i maar che sono edifici vulcanici di altezza modesta che si originano nel corso di eruzioni freatomagmatiche, caratterizzati da versanti interni molto ripidi e con il fondo posto a quota inferiore rispetto al piano campagna. Parlando dei vulcani e delle loro forme sorge spontanea una domanda: dove si trovano i vulcani? Guardando una carta del mondo si nota che i vulcani non sono disposti in modo casuale, ma la loro distribuzione ed ubicazione segue un certo ordine. La maggior parte di essi infatti si trovano in corrispondenza dei contatti tra le varie placche tettoniche che formano la crosta terrestre, ed in particolare i vulcani si formano lungo i margini di subduzione delle placche, cioè quelle porzioni dove una placca tettonica sprofonda sotto l'altra. Altri vulcani si trovano, invece, lontani da questi margini attivi, come quelli dell'arcipelago delle Hawaii, e si collocano in aree definite “hot spots”, cioè “punti caldi”, ovvero particolari situazioni dove si ha una fessurazione della crosta terrestre attraverso la quale il magma risale direttamente dal profondo della terra. Ad oggi abbiamo molte risposte sui vulcani e sui loro meccanismi di funzionamento, ma ancora molto rimane da scoprire ed interpretare. Nel frattempo i vulcani con le loro spettacolari, e a volte distruttive, eruzioni continuano ad esercitare su di noi un fascino antico e misterioso.

Il vulcano piú alto del mondo è il Guallatiri che si trova in Cile e raggiunge la quota di 6060 metri sul livello del mare. Il Krakatoa, vulcano con una caldera sommersa che si trova nello stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, è famoso per aver prodotto nel 1883 una delle maggiori esplosioni naturali mai registrate, il rumore fu udito fino a 4’000 km di distanza. In seguito all'eruzione si formò una caldera di sprofondamento di 6 km di diametro e si sviluppò un'onda di maremoto alta 30 metri. Il Paricutin è un cono di scorie e lava sorto nel 1943 in un campo di granoturco, sotto gli occhi increduli di un contadino. Nel suo breve periodo di vita ha costruito un cono alto 410 metri, con estesi campi di lava. Dal 1952 non è piú attivo. Il Katmai, in Alaska, è uno stratovulcano con caldera e lago la cui eruzione del 1912 fu tra le piú grandi avvenute nel mondo in tempi storici: in due giorni spessi depositi di cenere coprirono un'area enorme e una valanga incandescente colmò una valle larga 3 km e lunga 20, creando quella che viene definita "Valle delle Diecimila Fumate". La caldera sommitale, del diametro di 3 km, si formò per sprofondamento. L'ultima eruzione risale al 1974. Nel mondo i vulcani piú attivi, considerati pericolosi e quindi tenuti sempre sotto osservazione, sono una decina. Si trovano tutti nella cintura di fuoco, intorno al Pacifico. In Messico ci sono il Colima e il Popocatepetl. Nelle Filippine c' è Majon, sull'isola di Giava (Indonesia) Merapi; in Guatemala Fuego, alle Hawaii c'è Hilo; in Costa Rica Arenal, in Giappone Mount Oyama, sull'isola di Miyakesima. A questi vanno aggiunti anche i vulcani di Sufliere Hills nelle Antille, Shiveluch nella penisola Kamchatka e Tungurahua in Ecuador. L’eruzione del monte Pinatubo, nelle Filippine, avvenuta nel 1991, fu talmente potente da modificare il clima di quell'anno rendendolo piú freddo tanto che venne chiamato anche "l'anno senza estate" perché le polveri rilasciate dal vulcano si espansero a livello planetario formando una coltre che impediva ai raggi solari di raggiungere la terra.

Per vedere un vulcano non bisogna fare molta strada, la vicina Italia è un paese ricco di vulcani ancora attivi, dal punto di vista vulcanologico. In totale sul territorio italiano sono presenti 10 complessi vulcanici che presentano tuttora attività, alcuni di livello esplosivo, con fuoriuscita di materiali piroclastici e colate laviche, altri producono esalazioni gassose e/o di vapore. I Campi Flegrei, il cui nome deriva dal verbo greco flego (infiammo) si trovano a nord-ovest di Napoli e sono costituiti da una serie di crateri, alcuni dei quali attualmente trasformati in laghi; i Colli Albani si trovano nell'area montuosa situata a sud-est di Roma, l'ultima eruzione si è verificata diverse migliaia di anni fa, è un complesso di vulcani quiescenti, non estinti; l’Etna è situato a nord di Catania, la sua attività è iniziata 700-500.000 anni fa, l’ultima eruzione è avvenuta nel maggio 2008, ed è quindi considerati un vulcano attivo, Il suo nome deriva dal verbo greco aitho (brucio) ed è uno dei piú grandi vulcani della terra ed il piú alto d'Europa; Ischia è posta di fronte al golfo di Napoli ed è la parte emersa di un rilievo vulcanico sottomarino di grandi dimensioni; l’Isola Ferdinandea è un'isola vulcanica che emerse in seguito ad un'eruzione avvenuta nel 1831 ed è posta fra la Sicilia e Pantelleria, la sua cima si trova attualmente a circa 6 metri sotto il livello marino; Lipari è la piú grande delle isole Eolie, la cui ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C.; Stromboli appartiene all'arcipelago delle Eolie, il suo nome deriva dal termine greco strongulos (rotondo), ma anche strombos (trottola), per le sue forme sinuose. Il vulcano è perennemente attivo, con continue manifestazioni, sia esplosive, con lanci di materiale piroclastico e ceneri, che sottoforma di colate laviche. Con la sua persistente attività, lo Stromboli è considerato uno dei piú attivi vulcani della terra; Vulcano, altra isola delle Eolie, ha avuto l'ultima eruzione nel 1888-1890. Il suo nome deriva dal dio Vulcano e il termine è stato poi utilizzato per indicare tutte le montagne con attività eruttiva. Pantelleria è un isola del Mediterraneo centrale, a sud-ovest della Sicilia, l’ultima eruzione si è verificata nel 1891; il Vesuvio, situato sulla costa est del golfo di Napoli, è divenuto celebre per la distruttiva esplosione avvenuta nel 79 d.C., che ha sepolto le città di Ercolano e Pompei. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1944, l'origine del nome è tanto misteriosa quanto discussa.

Escursioni ETNA

"Emozionanti Escursioni ai Crateri Sommitali (3323 metri) con Guide Alpine o Vulcanologiche"

ETNA Excursion


Le escursioni che possiamo proporVi sono le seguenti:

VERSANTE SUD - RIFUGIO SAPIENZA
ritrovo presso il piazzale alle ore 9.00 circa, poi in funivia fino a 2500 metri, poi Trekking costeggiando la valle del Bove e le ultime colate laviche, poi a quota 2900 sarà possibile visitare il recente teatro eruttivo (aprile 2017), e poi discesa a piedi lungo il canalone della montagnola, o anche si potrà ridiscendere in Funivia.
Durata 4 ore circa..

VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA

Versante dalla bellezza incomparabile.. Su queste versante possiamo proporvi un trekking nel teatro eruttivo del 2002 che ha di fatto distrutto tutte le attività ricettive di Piano Provenzana, il trekking parte da quota 1800 metri, in circa mezz’ora si giungerà sulle bocche eruttive chiamate a “bottoniera”, entreremo nel cuore di questa lunga affascinante frattura eruttiva , fino ad una quota di 2200 metri, durante la discesa di potrà visitare la frattura del 1911 e rientrare a Piano Provenzana. Durata: 2 ore circa


AL MOMENTO PURTROPPO NON è POSSIBILE EFFETTUARE LE ESCURSIONI AI CRATERI SOMMITALI (3329 METRI)
Pertanto l’attività escursionistica è limitata fino alla quota di 2920 metri (ordinanza Sindacale).

Non appena verrà variato il livello di criticità, e sarà possibile effettuare le escursioni ai Crateri Sommitali (3329 metri), ecco le nostre proposte:

DAL VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA

Raggiungere la cima di un vulcano, sentirne il suo respiro, i suoi brontolii, è senza dubbio un'emozione indescrivibile. La cima del vulcano Etna, potrà essere raggiunta o dal Versante Nord (Piano Provenzana) o dal Versante Sud (Rif. Sapienza).
Dal versante ETNA Nord - PIANO PROVENZANA la salita potrà essere effettuata in due tipologie: ESCURSIONE CLASSICA: Salita e discesa con i mezzi 4x4 Partenza da Piano Provenzana (Etna Nord, quota 1800 m), salita con i mezzi 4x4 fino a quota 2900 m. Da qui proseguimento a piedi. Visita del Cratere centrale e Bocca Nuova. In seguito ritorno nel luogo in cui il bus 4x4 aveva lasciato il gruppo e ritorno con il mezzo 4x4 fino a Piano Provenzana. La fattibilità dell'escursione dipende dall'attività vulcanica presente e dalle condizioni meteo.
L’ESCURSIONE È ASSOLUTAMENTE VIETATA A CARDIOPATICI , ASMATICI E IPERTESI.

Durata escursione: 2 ore e mezza circa.

Difficoltà: facile/media Il luogo per l'incontro con la Guida Alpina è la biglietteria della società che si trova a Piano Provenzana-Etna Nord.



RIENTRO IN TREKKING: SALITA CON I MEZZI 4X4 e DISCESA A PIEDI



L'escursione parte da Piano Provenzana, a bordo di pulmini 4x4 , si salirà costeggiando a pochi metri la frattura createsi dall'eruzione del 2002, in circa 25 minuti si raggiungerà Piano delle Concazze, in uno scenario lunare, si proseguirà fino alla quota di 2990 circa.
Successivamente a piedi in poco meno di mezz'ora si raggiungeranno i Crateri Sommitali, dapprima si visiteranno i Cratere Centrale e Bocca Nuova, successivamente ci porteremo sul Cratere di Nord-Est (il più’ alto), e da quest’ultimo inizierà la discesa a piedi, in direzione dell’Osservatorio di Piano delle Concazze.
Dopo una breve pausa, inizierà una divertente discesa all’interno del canalone delle “quarantore”, che ci porterà direttamente a Piano Provenzana.

Tempi di percorrenza: 5h circa
Difficoltà: media. Necessari scarponi da trekking, e abbigliamento da montagna.
Possibilità di noleggio in loco. Occorre prenotare

DAL VERSANTE SUD
La salita si effettuerà dapprima in funivia, poi pulmini 4×4 fino a quota 2900m nella zona di Torre del Filosofo,da qui dopo circa 1,5h di cammino in salita si Arriva sull’orlo della Bocca Nuova(3250m), apertasi nel 1968, probabilmente il cratere più impressionante.
Aggirando la Bocca Nuova ci si ritrova sull’orlo del Cratere Centrale e da qui salendo in ripida ma breve salita per il Cratere di Nord Est, formatosi nel 1911 e vera e propria cima dell’Etna (3340m).
Dalla cima possiamo spaziare a 360° con lo sguardo,e se la giornata lo permette scorgere verso nord le isole Eolie.
Dalla cima iniziamo la discesa lungo un ripido ma facile sabbione passando per l’anfiteatro vulcanico della Valle del Bove,una spettacolare caldera di 8km di lunghezza e 4km di larghezza,fino a ritornare al punto di partenza a quota 1900m.

Attrezzatura consigliata: Dati I venti vigorosi sull'Etna e’ consigliato l’uso di una giacca antivento in gore-tex,di un paio di occhiali per proteggersi da improvvise raffiche di vento, e naturalmente di un paio di scarponcini alti da montagna.
Dislivello in salita: 300m.
Dislivello in discesa: 400

ALTRI ITINERARI..

Grande Traversata Etna Nord - Etna Sud o viceversa. Grotta del Gelo e Grotta dei Lamponi Monti Sartorius Serracozzo Pizze Deneri e tanti altri... meravigliosi itinerari..

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Etna in MTB

Alla scoperta dell'Etna in MTB!!

L'Etna, un vulcano-montagna che regala emozioni, a volte anche amare, ma che noi, anche se in uno strano modo, continuiamo ad amare e temere proprio perché consapevoli di essere solamente degli ospiti. La mia non è altro che un’idea o forse il mio modo di interpretare l’Etna nella maniera più semplice che conosco. Non sono né un vulcanologo o un botanico, ma vivo da sempre sull’Etna, dove, grazie ai racconti degli anziani, dei pastori e dei contadini mi sono innamorato di questa splendida terra, sterile nell’aspetto ma in realtà piena di fertilità. Il mio desiderio è quello di poter trasmettere emozioni attraverso racconti o con la sola visita di un luogo carico di energia, così da poter regalare ai miei ospiti un ricordo piacevole del viaggio etneo. Per tante altre info http://www.etnaguidemtb.it/

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana - Etna nord

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.) o tanti altri itinereari...

Piano Provenzana - Etna Nord

Scialpinismo sull'Etna

"Emoziante Escursione con gli sci da alpinismo fin sù ai Crateri Sommitali (3329 metri) "

Sciare sul vulcano attivo più alto(3343 m) e più grande (20 km di raggio) d’Europa con lo sguardo rivolto al mare è un'esperienza che rimarrà nelle Vostre memorie!

Non sarà la solita gita di Scialpinismo!!

L'Etna, propone un numero di itinerari che vanno da facili sci alpinistiche a ripidi canalini di grande soddisfazione. Per scoprirne gli angoli più' suggestivi ed affascinanti, affidatevi a chi l'Etna l'ha amata e frequentata sin da bambino in tutte le sue stagioni.
E soprattutto sarete accompagnati da professionisti della Montagna, Guide Alpine regolarmente iscritte all'albo professionale delle Guide Alpine.

Il clima sull’Etna favorisce una neve abbastanza compatta e l’inclinazione dei pendii è adatta anche per i medi sciatori. I percorsi sono agibili da febbraio a marzo, e spesso anche da aprile a maggio. Tramite la funivia si arriva a quota 2500 metri in meno di quindici minuti, permettendo agli sci-alpinisti di proseguire con gli sci e le pelli di foca e raggiungere la sommità in circa tre ore, potendo vedere da vicino i quattro crateri sommitali fino alla quota di oltre 3300 metri.
Siamo nel cuore del Parco dell’Etna, il primo ad essere istituito tra i parchi siciliani nel 1987: con i suoi 59.000 ettari ha il compito di proteggere un ambiente naturale unico e lo straordinario paesaggio che circonda il vulcano attivo più alto d’Europa e di promuovere lo sviluppo ecocompatibile delle popolazioni e delle comunità locali.
L'atmosfera mediterranea, il clima mite, i profumi, la calorosa ed allegra ospitalità siciliana, i sapori di una cucina tradizionale ed autentica renderanno unica la nostra avventura in Sicilia!

Principali proposte di itinerari di Sci alpinismo
Salita ai crateri sommitali

La salita ai crateri sommitali è senza dubbio l'escursione scialpinistica più ambita sull'Etna.
Arrivare sul bordo del cratere più alto d'Europa, con l'odore di zolfo e un panorama mozzafiato, non lascerà indifferente neanche chi è abituato a scialpinistiche più' impegnative...
I crateri sommitali potranno essere raggiunti sia partendo da Etna Sud, e sia partendo da Etna Nord (Piano Provenzana).
L'ascensione da Etna Sud avrà come punto di partenza, il piazzale del Rif. Sapienza, si potrà partire con sci ai piedi o usufruire della Funivia dell'Etna, che in pochi minuti ci porterà a quota 2500 m.
Dalla stazione di arrivo della funivia, si prosegue con sci d’alpinismo per raggiungere e visitare i luoghi interessati dall’ultimo evento eruttivo (ancora oggi è attualmente in corso l’attività effusiva e dei parossismi dal cratere di Sud-Est), per poi proseguire alla volta della zona sommitale (quota 3.300 m).
Da questo punto si ha la possibilità di visitare il cratere centrale che si divide in Bocca Nuova e Voragine, Cratere di Sud-est e Cratere di Nord-Est, oltre che di ammirare uno splendido panorama di buona parte della Sicilia orientale, in particolare la costa ionica, e se la limpidezza dell’orizzonte lo permette, fino alla Calabria e alle isole Eolie.
Dopo aver effettuato la visita ai crateri sommitali, si prosegue in direzione di Piano delle Concazze, dell’osservatorio vulcanologico di Pizzi Deneri, dove si effettuera una breve sosta e da dove inizia la splendida discesa lungo il versante nord dell’Etna, alla volta del centro turistico di Piano Provenzana, quale punto di conclusione dell’itinerario. La discesa avviene lungo il cosiddetto canalone di Quarantore.


L'ascensione da Etna Nord, molto suggestiva paesaggisticamente, avrà come punto di partenza Piano Provenzana,
la risalità avverrà lungo le piste del comprensorio, fino a quota 2400 circa, successivamente in direzione Monte Dagalotto, costeggiando quest'ultimo, dopo un'eventuale pausa a Piano delle Concazze si raggiungerà il cratere di Nord-Est.
Dopo aver effettuato la visita ai crateri sommitali, sperando nel clima sereno, per poter ammirare panorami mozzafiato.. si raggiungerà l'osservatorio vulcanologico di Pizzi Deneri.
Dopo una breve sosta, inizia la splendida discesa lungo il versante nord dell’Etna, alla volta del centro turistico di Piano Provenzana, quale punto di conclusione dell’itinerario. La discesa avverà lungo il cosiddetto canalone di Quarantore.

La Traversata dell’Etna
Prevede la traversata dal versante Sud al versante Nord dell’Etna. L’itinerario parte dal piazzale del Rifugio Sapienza versante Sud, quota 1910 metri, da qui con l’ausilio della funivia fino a quota 2500 m si arriva a Piano del Lago, teatro delle ultime eruzioni etnee. Messe le pelli di foca, si arriva fino ai piedi dei crateri sommitali, dove si valuteranno le condizioni meteo e vulcaniche per la salita. Dopo si inizierà la discesa verso Piano Provenzana, versante Nord quota 1800 metri, passando tra il Cratere Ellittico ed il Piano delle Concazze fino agli impianti di risalita presso Monte Conca.

Dislivello: + 800 m; - 1400 m
Difficoltà: Ms (sciatore medio)
Tempo di percorrenza: 6 ore

Altri itinerari:
Itinerario per Punta Lucia
Dopo essere saliti dal Rifugio Sapienza, l’itinerario proposto consente di raggiungere Punta Lucia a quota 2930 metri e di scendere al bivacco forestale di Monte Scavo, posto a quota 1785 metri nel versante Nord Ovest, su pendii ampi ma spesso ghiacciati fino alla primavera. Tramite la Pista Altomontana si ritornerà al Rifugio Sapienza.
Dislivello: +500 m; - 1200 m
Difficoltà: Bs (buon sciatore)
Tempo di percorrenza: 8 ore
Itinerario Valle del Leone
Si parte dal Rifugio Citelli in direzione Ovest per raggiungere i Pizzi Deneri a quota 2847 metri e poi scendere dentro la Valle del Leone costeggiando alla base le pareti rocciose del versante Sud dei Pizzi Deneri. Si prosegue arrivando al Cratere Rittman a quota 2377 metri e dopo al Monte Simone a quota 2084 metri, per poi risalire a Serra delle Concazze e in discesa verso il Citelli.
Dislivello: +1200 m; - 1100 m
Difficoltà: Bsa (buon sciatore con capacità alpinistiche di base)
Tempo di percorrenza: 5 - 6 ore
Piano Provenzana - Monte Pizzillo - Grotta del Gelo.
Rif. Citelli -Rocca della Valle- Pizzi Deneri - Crateri Sommitali
Rif. Sapienza - Montagnola - Valle del Bove
Etna Nord (o sud) - Valle del Leone
Etna Sud - Punta Lucia
e tanti tanti altri…itinerari..
Per info contattateci…
Attività extra a richiesta:
possibilità di pernottare a prezzi particolarmente favorevoli presso B&B convenzionati, sia sul versante Sud (Nicolosi), e sia sul versante Nord (Linguaglossa).

Possibilità di effettuare l'escursione sul lato Nord con "Gatto delle Nevi" e scendere con gli sci.
..e tanto altro ancora

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Etna a "Muntagna"

Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla. (Dominique Vivand Denon,“Voyage en Sicilie”, 1788)

Etna

"a Muntagna"

C’era una volta un gigante che come bocca aveva una enorme fornace, e quando si arrabbiava ne usciva il fuoco. Il gigante voleva diventare il più potente del mondo: prese le montagne più alte, le mise una sull’altra e scalò il cielo. Ma Giove lo scagliò giù da quei monti, e i massi lo seppellirono. Da là sotto lui urlò fiamme, e queste diventarono lava e l’Etna eruttò. Le leggende, di ciclopi e giganti e scarpette della regina finite nel cratere, che circondano il vulcano sono tante. Come tanti i modi di chiamarlo. Per chi ci abita vicino, è semplicemente «’a Muntagna», al femminile. Femmina capricciosa, che risveglia spesso i suoi fuochi sotterranei, ma signora più bella che pericolosa: le eruzioni periodiche scendono lente, seminano cenere, non morte.

Escursioni Etna

Webcam Etna LIVE

Per tutte le info e prenotazione: Phone +39 - 333.7863282 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Escursioni ETNA Le escursioni che possiamo proporVi sono le seguenti: VERSANTE SUD - RIFUGIO SAPIENZA ritrovo presso il piazzale alle ore 9.00 circa, poi in funivia fino a 2500 metri, poi Trekking costeggiando la valle del Bove e le ultime colate laviche, poi a quota 2900 sarà possibile visitare il recente teatro eruttivo (aprile 2017), e poi discesa a piedi lungo il canalone della montagnola, o anche si potrà ridiscendere in Funivia. Durata 4 ore circa.. VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA Versante dalla bellezza incomparabile.. Su queste versante possiamo proporvi un trekking nel teatro eruttivo del 2002 che ha di fatto distrutto tutte le attività ricettive di Piano Provenzana, il trekking parte da quota 1800 metri, in circa mezz’ora si giungerà sulle bocche eruttive chiamate a “bottoniera”, entreremo nel cuore di questa lunga affascinante frattura eruttiva , fino ad una quota di 2200 metri, durante la discesa di potrà visitare la frattura del 1911 e rientrare a Piano Provenzana. Durata: 2 ore circa AL VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA Raggiungere la cima di un vulcano, sentirne il suo respiro, i suoi brontolii, è senza dubbio un'emozione indescrivibile. La cima del vulcano Etna, potrà essere raggiunta o dal Versante Nord (Piano Provenzana) o dal Versante Sud (Rif. Sapienza). Dal versante ETNA Nord - PIANO PROVENZANA la salita potrà essere effettuata in due tipologie: ESCURSIONE CLASSICA: Salita e discesa con i mezzi 4x4 Partenza da Piano Provenzana (Etna Nord, quota 1800 m), salita con i mezzi 4x4 fino a quota 2900 m. Da qui proseguimento a piedi. Visita del Cratere centrale e Bocca Nuova. In seguito ritorno nel luogo in cui il bus 4x4 aveva lasciato il gruppo e ritorno con il mezzo 4x4 fino a Piano Provenzana. La fattibilità dell'escursione dipende dall'attività vulcanica presente e dalle condizioni meteo. L’ESCURSIONE È ASSOLUTAMENTE VIETATA A CARDIOPATICI , ASMATICI E IPERTESI. Durata escursione: 2 ore e mezza circa. Difficoltà: facile/media Il luogo per l'incontro con la Guida Alpina è la biglietteria della società che si trova a Piano Provenzana-Etna Nord. RIENTRO IN TREKKING: SALITA CON I MEZZI 4X4 e DISCESA A PIEDI L'escursione parte da Piano Provenzana, a bordo di pulmini 4x4 , si salirà costeggiando a pochi metri la frattura createsi dall'eruzione del 2002, in circa 25 minuti si raggiungerà Piano delle Concazze, in uno scenario lunare, si proseguirà fino alla quota di 2990 circa. Successivamente a piedi in poco meno di mezz'ora si raggiungeranno i Crateri Sommitali, dapprima si visiteranno i Cratere Centrale e Bocca Nuova, successivamente ci porteremo sul Cratere di Nord-Est (il più’ alto), e da quest’ultimo inizierà la discesa a piedi, in direzione dell’Osservatorio di Piano delle Concazze. Dopo una breve pausa, inizierà una divertente discesa all’interno del canalone delle “quarantore”, che ci porterà direttamente a Piano Provenzana. Tempi di percorrenza: 5h circa Difficoltà: media. Necessari scarponi da trekking, e abbigliamento da montagna. Possibilità di noleggio in loco. Occorre prenotare DAL VERSANTE SUD La salita si effettuerà dapprima in funivia, poi pulmini 4×4 fino a quota 2900m nella zona di Torre del Filosofo,da qui dopo circa 1,5h di cammino in salita si Arriva sull’orlo della Bocca Nuova(3250m), apertasi nel 1968, probabilmente il cratere più impressionante. Aggirando la Bocca Nuova ci si ritrova sull’orlo del Cratere Centrale e da qui salendo in ripida ma breve salita per il Cratere di Nord Est, formatosi nel 1911 e vera e propria cima dell’Etna (3340m). Dalla cima possiamo spaziare a 360° con lo sguardo,e se la giornata lo permette scorgere verso nord le isole Eolie. Dalla cima iniziamo la discesa lungo un ripido ma facile sabbione passando per l’anfiteatro vulcanico della Valle del Bove,una spettacolare caldera di 8km di lunghezza e 4km di larghezza,fino a ritornare al punto di partenza a quota 1900m. Attrezzatura consigliata: Dati I venti vigorosi sull'Etna e’ consigliato l’uso di una giacca antivento in gore-tex,di un paio di occhiali per proteggersi da improvvise raffiche di vento, e naturalmente di un paio di scarponcini alti da montagna. Dislivello in salita: 300m. Dislivello in discesa: 400 ALTRI ITINERARI.. Grande Traversata Etna Nord - Etna Sud o viceversa. Grotta del Gelo e Grotta dei Lamponi Monti Sartorius Serracozzo Pizze Deneri e tanti altri... meravigliosi itinerari.. PIANO PROVENZANA L'eruzione dell'Etna del 2002 è durata dal 27 ottobre al 29 gennaio dell'anno seguente. Essa è nota soprattutto per il connesso Terremoto di Santa Venerina che recò molti danni al versante orientale del vulcano, in particolare al paese che gli ha dato il nome, Santa Venerina. Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta, ed è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. La notte tra il 26 e il 27 ottobre comincia una forte crisi sismica sul versante sud e nord, su quest'ultimo versante vengono distrutti dai terremoti due edifici adibiti ad attività ristorative ed alberghiere. L'eruzione prese piede dopo poche ore dall'inizio della crisi sismica. Sviluppo Si aprono fratture sia sul versante sud sia su quello nord. La forte attività freato-magmatica provoca colonne di cenere alte chilometri. In tutti e due i versanti si formano delle bocche "a bottoniera". A metà mattinata del 27 ottobre le colate radono al suolo Piano Provenzana, compresi i negozi di souvenir e i due alberghi. Su questo versante l'eruzione termina il 7 novembre, ma le colate non minacciano i paesi sottostanti (Linguaglossa). Il 29 ottobre, a causa delle forti deformazioni del fianco orientale e della spinta del magma, vi è una sequenza di forti sismi che provocano ingenti danni ai paesi della fascia orientale: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. L'emissione di cenere continua senza sosta dalle bocche meridionali, arrivando anche in Africa (Libia) e nelle isole greche. Chiude l'Aeroporto di Catania, ma anche quello di Reggio Calabria a causa della produzione piroclastica[1]. Nella foto in alto, eseguita dalla ISS verso sud est, è visibile il pennacchio di cenere, prima catturato da un basso livello di venti diretti verso sud-est, e ad altitudini più elevate verso sud e verso l'Africa. I pennacchi di fumo chiaro, visibili sui versanti, sono prodotti da incendi boschivi provocati dalla lava che scorre nelle pinete sul pendio della montagna. Si formano due coni principali, uno a quota 2750 m e l'altro a quota 2800 m e formano un'unica struttura. Viene seppellito per sempre sotto tonnellate di materiale vulcanico il rifugio Torre del Filosofo. Le colate si dividono in due bracci principali: uno scende verso il giardino botanico Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), sul versante sud-ovest e l'altro in direzione del rifugio Sapienza. Anche stavolta questa struttura resiste al fuoco ma vengono investiti dalla lava il centro servizi di Nicolosi e un bar. Conclusione L'eruzione termina il 29 gennaio 2003; l'emissione di lava, di cenere e di altri prodotti vulcanici viene stimata intorno ai 160 milioni di metri cubi. CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE Si tratta di un percorso facile e non impegnativo, per chi non è abituato a fare lunghe passeggiate a piedi o per chi ha dei bambini al seguito. La prima parte del percorso vi porterà in mezzo all’immensa frattura eruttiva del 2002/2003; si tratta di uno squarcio nel terreno apertosi in seguito ad una delle eruzioni più imponenti degli ultimi 100 anni. La scalata verso i crateri è breve e i bambini non hanno problemi a superarla. Arrivati in cima il sentiero procede proprio sul bordo delle bocche vulcaniche, dai cui picchi più elevati meravigliose vedute panoramiche del mar Tirreno e del mar Ionio lasceranno nei vostri occhi quello stupore che solo la natura è in grado di suscitare. L’intero percorso è adatto anche a bambini per fargli vivere una giornata a contatto con la natura. La durata effettiva della camminata è di 2 h 30 min. circa, intervallata da parecchie soste. A fine escursione è possibile fermarsi a Piano Provenzana per visitare una bellissima galleria fotografica dell'Etna. Partenza dalle 09:00 in poi. (L'escursione pomeridiana è possibile solo nel periodo estivo). Si consiglia in ogni caso di portare acqua e un piccolo spuntino (cioccolata, frutta, snack). Come vestirsi ABBIGLIAMENTO Abbigliamento Estivo: Scarpe da ginnastica o trekking, K-Way o giacca a vento, cappellino, occhiali da sole, protezione solare. Il tramonto è, senza dubbio alcuno, uno dei momenti più magici della giornata. I suoi colori caldi e mutevoli offrono uno spettacolo di una bellezza impareggiabile, ammirare il sole tramontare e nascondersi dietro uno dei vulcani più famosi e affascinanti del mondo, l'Etna. Godrai del tramonto da una zona unica al mondo.. Da Pizzi Deneri - Osservatorio Vulcanologico, ed in caso di attività eruttiva vi conduremo nei luoghi migliori da cui poter osservare questo spettacolare fenomeno naturale.

I vulcani hanno da sempre catturato l’attenzione e la curiosità dell’uomo che, spinto da un misto di timore e meraviglia, ha cercato, dalla notte dei tempi, di capire gli eventi legati alle attività dei vulcani stessi (eruzioni, colate laviche, terremoti ecc.) interpretando, a volte, questi esplosivi fenomeni con grande fantasia. Indubbiamente i vulcani sono la piú viva testimonianza del fatto che il nostro pianeta, Gaia per gli antichi, è un sistema complesso in continua evoluzione e trasformazione: i terremoti, la lava, il fumo e le ceneri ne rappresentano l'anima tormentata. Per la loro unicità ed importanza, sia dal punto di vista scientifico sia per la sicurezza di chi vi abita nei pressi, i vulcani sono oggetto di continui studi ed attente ricerche da parte delle equipe scientifiche mondiali. Facendo un salto nel passato, andando a vedere come i vulcani erano visti dai nostri antenati, le prime informazioni si hanno dagli antichi greci per i quali le eruzioni vulcaniche erano provocate dai Titani che combattevano contro gli Dei dell'Olimpo e che nei loro furiosi scontri percuotevano violentemente la Terra la quale reagiva vomitando il fuoco nascosto nelle proprie viscere. Il piú grande dei Titani era Tifone, che venne punito dagli Dei per la sua insolenza nel volerli combattere. Imprigionato sotto il vulcano Etna, Titano non si diede per vinto e si ribellò scuotendo la terra per la rabbia e facendo uscire il suo alito incandescente dalla bocca del vulcano.

Sempre nei miti greci ciò che fuoriusciva dagli altri vulcani del Mediterraneo erano il fumo e le scintille provocate dal lavoro di Efesto, Dio del fuoco che produceva nel suo laboratorio sotto il mare fulmini per Giove e armi per Achille, aiutato dai ciclopi, il cui unico occhio simboleggia la bocca di un vulcano e la loro statura e forza quella delle montagne. I romani ereditarono queste leggende greche sostituendo i nomi dei protagonisti: Tifone divenne Encelade ed Efesto divenne Vulcano, il dio romano del fuoco. Dal punto di vista scientifico furono proprio i greci a formulare le prime ipotesi sulla natura dei vulcani osservando la devastante eruzione di un vulcano posto sull'isola di Santorini che, nel 1650 a.C., scosse la fiorente civiltà cretese. L’eruzione produsse prima un potente strato di pomice e dopo una breve calma provocò l’esplosione del vulcano stesso, distruggendo l'intera isola di Santorini che rimase sotto uno strato di pomice di circa sessanta metri. Quello che restò del vulcano sprofondò nel mare causando un maremoto con onde alte duecento metri che spazzarono via gli insediamenti costieri cretesi. La vicenda fu descritta da Platone nella sua opera Crizia ed è da qui che probabilmente ebbe origine la leggenda di Atlantide. Cenni sugli effetti drammatici delle eruzioni vulcaniche nel passato si trovano anche nel Vecchio Testamento: secondo alcuni le famose piaghe d'Egitto furono le conseguenze disastrose dell'eruzione del vulcano di Santorini cosí come un'altra ipotesi riguarda la fuga dall'Egitto, permessa dal ritiro delle acque del mar Rosso, che potrebbe essere stata una conseguenza del maremoto provocato dallo stesso episodio. Passando a tempi piú recenti nel 79 d.c. Plinio il Giovane descrisse l'eruzione del Vesuvio che provocò la distruzione di Ercolano e Pompei. Plinio il Giovane scrisse due lettere nelle quali riportò una descrizione estremamente dettagliata dei fenomeni vulcanici osservati. Ancora oggi alcuni termini scientifici usati nella vulcanologia derivano proprio da questi manoscritti. Anche nella classificazione che viene usata per distinguere i diversi tipi di vulcani, introdotta dal geologo francese Lacroix nel 1908, si usano alcuni termini di Plinio il Giovane.

Da allora la geologia e la vulcanologia, che studia i vulcani e le manifestazioni correlate, hanno fatto molti passi avanti nelle scoperte relative a che cosa sono i vulcani, come si sviluppano e come evolvono, formulando le modalità di sviluppo e la natura dei vulcani e delle eruzioni. In modo molto semplice, ed anche abbastanza intuitivo, un vulcano può essere definito come una fenditura nella crosta terrestre, in corrispondenza della quale il materiale fuso, chiamato magma, dall'interno della Terra arriva in superficie nel corso di una eruzione, fuoriesce dal vulcano e si raffredda sulla superficie del nostro pianeta, trasformandosi in roccia chiamata lava. Durante un’eruzione, a volte, il magma può rimanere intrappolato all’interno della crosta terrestre senza raggiungerne la superficie. In questo caso la lava si raffredda all'interno della crosta stessa e si trasforma in roccia solida che viene detta roccia plutonica o intrusiva, in contrapposizione alla lava solidificata in superficie che si trasforma in roccia effusiva.

Ciò che noi vediamo dei vulcani è solo la parte esterna, chiamata cono o edificio vulcanico, ma al di sotto della superficie terrestre si trovano la zona di alimentazione, la camera o bacino magmatico, ed i condotti, chiamati camini, attraverso i quali il magma risale in superficie attraverso le aperture, dette crateri. Il magma si forma a parecchi chilometri di distanza dalla superficie terrestre, all’interno del mantello terrestre, dove la temperatura delle rocce può raggiungere i 1500 gradi centigradi, portandole alla loro fusione. Nel mantello però, a causa della forte pressione delle rocce sovrastanti, le rocce presenti non fondono completamente, ma generano un "fluido plastico" in grado di muoversi lentamente verso la superficie terrestre. Generalmente i materiali che fuoriescono da un vulcano tendono ad accumularsi attorno al luogo di emissione dando luogo agli edifici vulcanici che, a seconda delle modalità e tipologia dell’eruzione, possono assumere forme e dimensioni differenti. Queste differenze sono fortemente legate alla composizione chimica e fisica del magma e alla situazione geologica nella quale lo stesso si forma: sul fondo del mare, in mezzo ad un continente, su un’isola. Ogni variazione di queste caratteristiche genera un differente tipo di eruzioni che a loro volta, a secondo di come avvengono, danno origine a diversi prodotti vulcanici e a diversi tipi di vulcani. Tra i principali fattori che determinano la natura di un'eruzione sono fondamentali: la composizione chimica del magma, la sua temperatura e la quantità di gas disciolti in esso. I primi due fattori controllano la capacità di movimento del magma, detta piú precisamente viscosità: maggiore è la viscosità di un magma, maggiore è la sua difficoltà di muoversi e correre lungo le superfici. L’elemento che conferisce maggiore o minore viscosità ad un magma, e di conseguenza il tipo di eruzione associato, è la quantità di silice (la cui composizione chimica è SiO2). I magmi si differenziano, in funzione della silice che contengono, in due grandi categorie: quelli poveri di silice, detti basici, che danno origine alle rocce mafiche (come ad esempio il basalto che è formato per circa il 50% di silice) e quelli ricchi di silice, detti acidi, contenenti oltre il 70% di silice, che danno origine alle rocce sialiche (come ad esempio i graniti). Maggiore è il contenuto in silice di un magma, maggiore è la sua viscosità in quanto l’elevata concentrazione di silice nella roccia fusa determina, durante la risalita della lava dal profondo della terra ed il suo raffreddamento, la formazione di un tipo di minerali, chiamati tectosilicati, che per la loro stessa struttura ostacolano il flusso della lava. Al contrario la maggiore concentrazione di gas nel magma (rappresentati generalmente da acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio, idrogeno solforato e acido cloridrico) ne aumentano la fluidità.

Man mano che un magma inizia la sua risalita dall’interno della terra verso la superficie succede che le pressioni alle quali è sottoposto diminuiscono rapidamente, causando la liberazione dei gas che prima erano disciolti nel magma. Nei magmi sialici, a causa dell'alta viscosità, la fuoriuscita dei gas avviene sempre in modo violento tanto che le eruzioni di questo tipo sono sempre esplosive e distruttive. Mentre nelle lave mafiche, grazie alla loro bassa viscosità, si hanno emissioni gassose calme con eruzioni non distruttive né esplosive. Tanto per fare degli esempi: l'Etna ed i vulcani hawaiani sono alimentati da magmi di tipo basaltiche generano eruzioni relativamente tranquille, mentre il Vesuvio, alimentato da magmi salici, ha sempre generato eruzioni esplosive e catastrofiche. Non sempre in un vulcano il magma riesce a fuoriuscire dalla bocca , a volte porzioni di lava possono rimanere intrappolate all’interno della crosta terrestre dando origine a corpi di grandi dimensioni, costituiti da rocce intrusive, che prendono il nome di batoliti. Le modalità di un’eruzione vulcanica determinano la struttura dello stesso vulcano e la sua evoluzione nel tempo. A secondo delle differenti modalità si possono avere diversi edifici vulcanici che sono classificati e denominati in funzione della loro forma ed origine. Anzitutto una prima classificazione di massima (Cas e Wright, 1987) suddivide i vulcani in due tipologie: monogenici e poligenici. I vulcani monogenici sono il prodotto di una singola eruzione, o di una fase eruttiva, che può durare anche alcuni anni, caratterizzando un periodo di attività persistente nel corso del quale il magma viene espulso a seguito di episodi eruttivi discreti a carattere effusivo o esplosivo. Questi periodi di attività possono essere considerati come una singola eruzione prolungata e sono generalmente caratterizzati dall'emissione di magma a composizione costante. I vulcani poligenici, al contrario, sono generati da piú eruzioni, generalmente separate da periodi di tempo relativamente lunghi, che possono coinvolgere magmi di differente composizione. Una differenza sostanziale tra vulcani monogenici e vulcani poligenici è data dal sistema di alimentazione del magma che nei primi è costituito da un condotto semplice, che viene utilizzato solamente nel corso di una singola eruzione o di una fase eruttiva prolungata, mentre nei vulcani poligenici si ha la presenza di un sistema complesso, costituito da una complessa rete di canali e condotti che possono essere utilizzati piú di una volta per alimentare differenti eruzioni.

Una seconda classificazione dei vulcani è legata alla modalità di accumulo dei materiali attorno alla bocca eruttiva: ad esempio nel caso di eruzioni esplosive può accadere che non si abbia accumulo di materiali attorno al centro eruttivo, in questo caso non si formerà un edificio vulcanico ma si avrà semplicemente la formazione di un cratere. In situazioni di eruzioni fortemente esplosive, alimentate da enormi volumi di magma, si possono generare strutture depresse rispetto alla superficie terrestre, dovute al repentino svuotamento del serbatoio magmatico e al collasso delle rocce poste a tetto di tale serbatoio, che vengono chiamate caldere e che possono avere notevoli estensioni areali.

I vulcani vengono distinti in base alla forma dell'edificio vulcanico con i seguenti nomi: Vulcani a scudo, hanno una forma convessa verso l'alto e la base circolare o ellittica e si originano per l'accumulo di colate laviche a composizione basaltica. I vulcani a scudo sono, a loro volta, ulteriormente distinti in: a) vulcani a scudo di tipo hawaiano, che sono vulcani poligenici, generalmente di grandi dimensioni (anche con diametro di base fino a 100 km) e di forma ellittica, b) vulcani a scudo di tipo islandese, generalmente monogenici e di piccole dimensioni e c) vulcani a scudo tipo Galápagos che sono un via di mezzo tra le due tipologie precedenti. Coni vulcanici che possono essere coni di scorie o pomici, che formano piccoli edifici monogenici, di forma approssimativamente circolare con un cratere sommitale di forma semisferica, coni ed anelli di tufo che si formano a seguito di eruzioni sottomarine e che compongono edifici monogenici i cui crateri hanno il fondo situato topograficamente al di sopra della superficie di base dell'edificio. Stratovulcani, o piú propriamente vulcani compositi, che formano edifici vulcanici composti dall'accumulo di colate laviche e prodotti piroclastici intercalati, emessi nel corso di ripetute eruzioni che si verificano in corrispondenza del medesimo centro eruttivo. Gli stratovulcani sono caratterizzati dalla presenza di un cratere sommitale che, nel corso di eruzioni fortemente esplosive, può essere significativamente allargato a formare una vera e propria caldera. Vulcani negativi, che formano una depressione piú o meno marcata nella crosta terrestre, rappresentata da un cratere o da una ampia zona di collasso vulcano-tettonico e che si differenziano in caldere, strutture originatesi da un collasso vulcano-tettonico e che si presentano come ampie depressioni subcircolari o ellittiche con pareti interne subverticali e che si originano a seguito del collasso di una parte piú o meno cospicua del tetto di una camera magmatica svuotatasi improvvisamente a seguito di una grossa eruzione ed infine i maar che sono edifici vulcanici di altezza modesta che si originano nel corso di eruzioni freatomagmatiche, caratterizzati da versanti interni molto ripidi e con il fondo posto a quota inferiore rispetto al piano campagna. Parlando dei vulcani e delle loro forme sorge spontanea una domanda: dove si trovano i vulcani? Guardando una carta del mondo si nota che i vulcani non sono disposti in modo casuale, ma la loro distribuzione ed ubicazione segue un certo ordine. La maggior parte di essi infatti si trovano in corrispondenza dei contatti tra le varie placche tettoniche che formano la crosta terrestre, ed in particolare i vulcani si formano lungo i margini di subduzione delle placche, cioè quelle porzioni dove una placca tettonica sprofonda sotto l'altra. Altri vulcani si trovano, invece, lontani da questi margini attivi, come quelli dell'arcipelago delle Hawaii, e si collocano in aree definite “hot spots”, cioè “punti caldi”, ovvero particolari situazioni dove si ha una fessurazione della crosta terrestre attraverso la quale il magma risale direttamente dal profondo della terra. Ad oggi abbiamo molte risposte sui vulcani e sui loro meccanismi di funzionamento, ma ancora molto rimane da scoprire ed interpretare. Nel frattempo i vulcani con le loro spettacolari, e a volte distruttive, eruzioni continuano ad esercitare su di noi un fascino antico e misterioso.

Il vulcano piú alto del mondo è il Guallatiri che si trova in Cile e raggiunge la quota di 6060 metri sul livello del mare. Il Krakatoa, vulcano con una caldera sommersa che si trova nello stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, è famoso per aver prodotto nel 1883 una delle maggiori esplosioni naturali mai registrate, il rumore fu udito fino a 4’000 km di distanza. In seguito all'eruzione si formò una caldera di sprofondamento di 6 km di diametro e si sviluppò un'onda di maremoto alta 30 metri. Il Paricutin è un cono di scorie e lava sorto nel 1943 in un campo di granoturco, sotto gli occhi increduli di un contadino. Nel suo breve periodo di vita ha costruito un cono alto 410 metri, con estesi campi di lava. Dal 1952 non è piú attivo. Il Katmai, in Alaska, è uno stratovulcano con caldera e lago la cui eruzione del 1912 fu tra le piú grandi avvenute nel mondo in tempi storici: in due giorni spessi depositi di cenere coprirono un'area enorme e una valanga incandescente colmò una valle larga 3 km e lunga 20, creando quella che viene definita "Valle delle Diecimila Fumate". La caldera sommitale, del diametro di 3 km, si formò per sprofondamento. L'ultima eruzione risale al 1974. Nel mondo i vulcani piú attivi, considerati pericolosi e quindi tenuti sempre sotto osservazione, sono una decina. Si trovano tutti nella cintura di fuoco, intorno al Pacifico. In Messico ci sono il Colima e il Popocatepetl. Nelle Filippine c' è Majon, sull'isola di Giava (Indonesia) Merapi; in Guatemala Fuego, alle Hawaii c'è Hilo; in Costa Rica Arenal, in Giappone Mount Oyama, sull'isola di Miyakesima. A questi vanno aggiunti anche i vulcani di Sufliere Hills nelle Antille, Shiveluch nella penisola Kamchatka e Tungurahua in Ecuador. L’eruzione del monte Pinatubo, nelle Filippine, avvenuta nel 1991, fu talmente potente da modificare il clima di quell'anno rendendolo piú freddo tanto che venne chiamato anche "l'anno senza estate" perché le polveri rilasciate dal vulcano si espansero a livello planetario formando una coltre che impediva ai raggi solari di raggiungere la terra.

Per vedere un vulcano non bisogna fare molta strada, la vicina Italia è un paese ricco di vulcani ancora attivi, dal punto di vista vulcanologico. In totale sul territorio italiano sono presenti 10 complessi vulcanici che presentano tuttora attività, alcuni di livello esplosivo, con fuoriuscita di materiali piroclastici e colate laviche, altri producono esalazioni gassose e/o di vapore. I Campi Flegrei, il cui nome deriva dal verbo greco flego (infiammo) si trovano a nord-ovest di Napoli e sono costituiti da una serie di crateri, alcuni dei quali attualmente trasformati in laghi; i Colli Albani si trovano nell'area montuosa situata a sud-est di Roma, l'ultima eruzione si è verificata diverse migliaia di anni fa, è un complesso di vulcani quiescenti, non estinti; l’Etna è situato a nord di Catania, la sua attività è iniziata 700-500.000 anni fa, l’ultima eruzione è avvenuta nel maggio 2008, ed è quindi considerati un vulcano attivo, Il suo nome deriva dal verbo greco aitho (brucio) ed è uno dei piú grandi vulcani della terra ed il piú alto d'Europa; Ischia è posta di fronte al golfo di Napoli ed è la parte emersa di un rilievo vulcanico sottomarino di grandi dimensioni; l’Isola Ferdinandea è un'isola vulcanica che emerse in seguito ad un'eruzione avvenuta nel 1831 ed è posta fra la Sicilia e Pantelleria, la sua cima si trova attualmente a circa 6 metri sotto il livello marino; Lipari è la piú grande delle isole Eolie, la cui ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C.; Stromboli appartiene all'arcipelago delle Eolie, il suo nome deriva dal termine greco strongulos (rotondo), ma anche strombos (trottola), per le sue forme sinuose. Il vulcano è perennemente attivo, con continue manifestazioni, sia esplosive, con lanci di materiale piroclastico e ceneri, che sottoforma di colate laviche. Con la sua persistente attività, lo Stromboli è considerato uno dei piú attivi vulcani della terra; Vulcano, altra isola delle Eolie, ha avuto l'ultima eruzione nel 1888-1890. Il suo nome deriva dal dio Vulcano e il termine è stato poi utilizzato per indicare tutte le montagne con attività eruttiva. Pantelleria è un isola del Mediterraneo centrale, a sud-ovest della Sicilia, l’ultima eruzione si è verificata nel 1891; il Vesuvio, situato sulla costa est del golfo di Napoli, è divenuto celebre per la distruttiva esplosione avvenuta nel 79 d.C., che ha sepolto le città di Ercolano e Pompei. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1944, l'origine del nome è tanto misteriosa quanto discussa.

L'Etna (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre [1] più alto della Placca euroasiatica[2] [3]. Le sue frequenti eruzioni nel corso della storia hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante, arrivando più volte a minacciare le popolazioni che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh in Cambogia, ha inserito il Monte Etna nell'elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell'umanità [4].

 

L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15ºmeridiano est, che da esso prende il nome. Occupa una superficie di 1265 km², con un diametro di oltre 40 chilometri e un perimetro di base di circa 135 km[5].

 
Immagine dell'Etna e del territorio in cui insiste vista dal satellite (fonte NASA 2005)

Il vulcano è classificato tra quelli definiti a scudo a cui è affiancato uno  strato vulcano; la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Nel 1900 la sua altezza raggiungeva i 3.274 m. s.l.m. e nel 1950 i 3.326 m. Nel 1978 era stata raggiunta la quota di 3.345 m[6] e nel 2010 quella di 3.350 m.

 
Complesso craterico sommitale dell'Etna il 28-11-2015; la vista da sud-ovest evidenzia lo spostamento dei centri effusivi verso ESE. L'altezza raggiunta è pari a questa del complesso più antico
 
Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
 
L'Etna vista da Catania negli anni Dieci del XX sec.; si nota l'aspetto del tutto diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei nuovi crateri
 
l'Etna in eruzione il 30 ottobre 2002; vista dalla stazione spaziale internazionale

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschi che conservano diverse specie botanicheendemiche ad aree desolate ricoperte da roccia magmatica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

L'Etna ha una struttura piuttosto complessa a causa della formazione, nel tempo, di numerosi edifici vulcanici che tuttavia in molti casi sono in seguito collassati e sono stati sostituiti, affiancati o coperti interamente da nuovi centri eruttivi. Sono riconoscibili nella "fase moderna" del vulcano almeno 300 tra coni e fratture eruttive[7].

Cenni storici[ modifica | modifica wikitesto ]

I primi riferimenti storici all'attività eruttive dell'Etna si trovano negli scritti di Tucidide e Diodoro Siculo e del poeta Pindaro[8]; altri riferimenti sono per lo più mitologici. Secondo Diodoro Siculo circa 3.000 anni fa, in seguito a una fase di attività violentemente esplosive (probabilmente sub-pliniane) dell'Etna, gli abitanti del tempo, i Sicani, si spostarono verso le parti occidentali dell'isola[9].

I primi studiosi ad intuire che il vulcano fosse in realtà costituito da un grande numero di strutture più piccole e variamente sovrapposte o affiancate furono il LyellSartorius von Waltershausen e il Gemmellaro; questi riconobbero nell'Etna almeno due principali cono eruttivi, il più recente Mongibello e il più antico Trifoglietto (nell'area della Valle del Bove)[10]. Tale impostazione non venne rivista fino agli anni sessanta quando il belga J.Klerkx (sotto la guida di  Alfred Rittmann) individuò nella predetta valle una successione di altri prodotti eruttivi precedenti al Mongibello. Studi successivi hanno rivelato una maggiore complessità della struttura che risulta costituita da numerosissimi centri eruttivi con caratteristiche tipologiche del tutto differenti[11].

L'attività maggioritaria in tempi storici è stata connessa a quella del sistema centrale, che in tempi più recenti ha interessato altre nuove bocche sommitali: il Cratere di Nord-Est, formatosi nel 1911, la Voragine nata all'interno del Cratere centrale nel 1945 e la Bocca Nuova originatasi sempre al suo interno, nel 1968[7].

Nel 1971 si è formato il nuovo Cratere di Sud-Est. Infine, nel 2007, è nato il Nuovo Cratere di Sud-Est che in seguito all'intensa e frequente attività stromboliana e alle fontane di lava, tra il 2011 ed il 2013 ha assunto dimensioni imponenti raggiungendo l'altezza dei crateri precedenti[7].

Etimologia del nome[ modifica | modifica wikitesto ]

L'etimologia del nome Etna è da sempre dibattuta; sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimoAitna (Aἴτνα-ας), nome che fu attribuito anche alle città di Katane e Inessa, che  deriva dalla parola del greco classico αἴθω(aitho cioè bruciare) [12][13]. L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna.

Gli scritti in lingua araba[14] si riferivano ad essa come la montagna Ǧabal al-burkān o Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibelletteralmente "monte Gibel"[15] (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui Mongibello (o anche Montebello)[16].

Il nome Mongibello è rimasto in uso comune per molto tempo e qualcuno continua a chiamare l'Etna con tale appellativo. Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber (dal latino qui ignem mulcet - che placa il fuoco) uno degli epiteti con cui veniva chiamato dai latini il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. In tempi recenti il nome Mongibello è rimasto ad indicare la sola parte sommitale dell'Etna, ovvero l'area dei due crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.

Storia geologica[ modifica | modifica wikitesto ]

Genesi del vulcano[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si è formato nel corso delle ere con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570 000 anni fa, nel periodo Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio[17]. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro- asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine dilava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo, nel periodo del Pleistocene medio-superiore 700 000 anni fa[18]. Di tali attività restano gli splendidi affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro prismi basaltici (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose ( ialoclastiti) e le lave a pillowdella rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica[19]. Il sollevamento tettonico dell'area, unitamente all'accumulo dei prodotti eruttivi, determinò l'emersione della regione e la formazione di un edificio vulcanico a scudo che è quello che costituisce il basamento dell'attuale[20] Tra i 350 000 e i 200 000 anni fa, da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 ms.l.m.[19].

Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali, cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei più antichi prodotti etnei[21]. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia[19].

Si ritiene che tra 200 000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione, accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e nel tipo di attività[19]. La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe. I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di genesi dei magmi stessi[22]

Durante il Tarantiano, 110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove. Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, dettoTrifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II (dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato origine all'immensa calderadella già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che vaporizzandosi frammentava il magma.

Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano. Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse (2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico principalmente nel settore nord e nord-orientale[23]. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto[24]. L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che forma il complesso in attività: il Mongibello.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei prodotti del Mongibello è stata osservata una generale transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il cratere centrale o Voragine, il cratere subterminale di Nord-est (formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)[25].

Alla fine del 2011 dove prima c'era un cratere a pozzo (o pit crater) alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)[26]. Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.[27] facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano. L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentricicaratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Attività vulcanica[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzioni dell'Etna.
 
Canale lavico sull'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti come quello di Bronte del 25 novembre del 1843 in cui a causa di una falda freatica la lava esplose colpendo una settantina di persone delle quali persero la vita almeno 36[28] o di palese imprudenza come nel 1979 quando un'improvvisa pioggia di massi uccise nove turisti, avventuratisi fino al cratere appena spento, e ne ferì un'altra decina. Le fonti della memoria storica ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Eruzioni notevoli in periodo storico[ modifica | modifica wikitesto ]

 
Antica incisione che mostra il percorso fino al mare delle colate laviche del 1669
 
L'Etna in eruzione il 13 gennaio 2011
 
Evento eruttivo del 4 marzo 2012; visto dalla Plaia di Catania

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 ms.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grottelaviche, visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuovaterraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiòTrecastagniPedaraMascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso,MompilieriCamporotondoSan Pietro ClarenzaSan Giovanni Galermo e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò ancheSant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò il cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse  Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione 2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi[29]. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove, riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana Etnea.[30]

Leggende[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Etna (mitologia).
« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
(Mario Rapisardi - All'Etna)

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e  romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e  giganti delle leggende romane e greche.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo Esiodo e il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante [31]. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio[32]. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e dellametallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.

Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata, il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.

Re Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo, narrata da Gervasio di Tilbury[33]. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Turismo e ambiente[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco dell'Etna.
 
Colata lavica del 2002 aLinguaglossa.
 
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.

Il territorio del vulcano presenta aspetti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo sul lato occidentale dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce, il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano fitti boschi.

Oltre i 1000 m in inverno è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Le zone innevate sono raggiungibili agevolmente solo dai versanti sud e nord-est su cui si trovavano anche due stazioni sciistiche. Da quella sud, dallo storicoRifugio Sapienza [34] nel territorio di Nicolosi è possibile ammirare il golfo di Catania e la valle del Simeto. Dalle piste di Piano Provenzana a nord, in territorio di Linguaglossa, è visibile Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001 quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud hanno accolto la "Tre giorni Internazionale dell'Etna",gara di sci alpino che vedeva alla partenza grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.

L'Etna è meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in quanto si tratta di uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere facilmente accessibile. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano i visitatori fino ai crateri sommitali.

Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare  fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata e coltivata giunge quasi ai 1000 m s.l.m. mentre le zone boschive raggiungono i 1500 metri[35]. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale.

Il versante sud del vulcano è percorso dalla strada provinciale SP92 che si arrampica sulla montagna fino a quasi 2.000 mt di quota, generando circa 20 km di tornanti. L'infrastruttura non permette di raggiungere la cima in auto ma, raggiunta la stazione turistica attorno alla Funivia dell'Etna, continua poi il suo percorso per altri 20 km circa in direzione di Zafferana Etnea[34].

Santuari sull'Etna[ modifica | modifica wikitesto ]

La peculiarità della montagna, un vulcano, interessato da fenomeni improvvisi, quali tremori e sismi, le sue attività piroclastiche ed effusive, l'associazione con il fuoco, hanno ingenerato nel corso dei tempi l'idea che fosse dimora di divinità. Sono sorti pertanto santuari e luoghi di culto sia sulle pendici che nelle alture più scoscese.

Santuari dell'antichità[ modifica | modifica wikitesto ]

Santuari cattolici dedicati a Maria[ modifica | modifica wikitesto ]

Sport[ modifica | modifica wikitesto ]

Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Cronoscalata Catania-Etna con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara venne sospesa sine die dall'edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.

Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.

Il 22 agosto 1982, per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania. [senza fonte]

Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese  Acácio da Silva.

Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la  maglia rosa.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, maratona difficile con i suoi tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia diMarina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.

Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail. [senza fonte]

Sci[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si presta agli sport invernali, scisci di fondoscialpinismo e snowboard; l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud, dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune diSant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano ProvenzanaLinguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura degli impianti.

Letteratura[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna ha ispirato nell'antichità diverse opere letterarie, tra cui la Teogonia di Esiodo e una perduta tragedia di Eschilo, intitolata Le Etnee, il dramma satiresco Il ciclopedi  Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna[42], e il poemetto pseudovirgiliano Aetna compreso all'interno dell'Appendix Vergiliana. Da menzionare poi nel Rinascimento il De Aetna, un saggio in latino di Pietro Bembo, in cui la descrizione del vulcano e della sua ascensione è un pretesto per discutere dei classici.

L'Etna ha poi ispirato anche diverse poesie nell'età moderna; esempi significativi possono essere la Fábula de Polifemo y Galatea, opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, A' piè dell'Etna di  Alfio Belluso[43] e All'Etna di  Mario Rapisardi[44].

L'Etna negli armoriali dei comuni[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della città metropolitana di Catania.

L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della città metropolitana di Catania : AdranoBelpassoMascaluciaMisterbiancoNicolosiPiedimonte Etneo,RagalnaSant'AlfioSanta VenerinaTremestieri Etneo e Zafferana Etnea.

L'Etna (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre [1] più alto della Placca euroasiatica[2] [3]. Le sue frequenti eruzioni nel corso della storia hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante, arrivando più volte a minacciare le popolazioni che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh in Cambogia, ha inserito il Monte Etna nell'elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell'umanità [4].

 

L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15ºmeridiano est, che da esso prende il nome. Occupa una superficie di 1265 km², con un diametro di oltre 40 chilometri e un perimetro di base di circa 135 km[5].

 
Immagine dell'Etna e del territorio in cui insiste vista dal satellite (fonte NASA 2005)

Il vulcano è classificato tra quelli definiti a scudo a cui è affiancato uno  strato vulcano; la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Nel 1900 la sua altezza raggiungeva i 3.274 m. s.l.m. e nel 1950 i 3.326 m. Nel 1978 era stata raggiunta la quota di 3.345 m[6] e nel 2010 quella di 3.350 m.

 
Complesso craterico sommitale dell'Etna il 28-11-2015; la vista da sud-ovest evidenzia lo spostamento dei centri effusivi verso ESE. L'altezza raggiunta è pari a questa del complesso più antico
 
Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
 
L'Etna vista da Catania negli anni Dieci del XX sec.; si nota l'aspetto del tutto diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei nuovi crateri
 
l'Etna in eruzione il 30 ottobre 2002; vista dalla stazione spaziale internazionale

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschi che conservano diverse specie botanicheendemiche ad aree desolate ricoperte da roccia magmatica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

L'Etna ha una struttura piuttosto complessa a causa della formazione, nel tempo, di numerosi edifici vulcanici che tuttavia in molti casi sono in seguito collassati e sono stati sostituiti, affiancati o coperti interamente da nuovi centri eruttivi. Sono riconoscibili nella "fase moderna" del vulcano almeno 300 tra coni e fratture eruttive[7].

Cenni storici[ modifica | modifica wikitesto ]

I primi riferimenti storici all'attività eruttive dell'Etna si trovano negli scritti di Tucidide e Diodoro Siculo e del poeta Pindaro[8]; altri riferimenti sono per lo più mitologici. Secondo Diodoro Siculo circa 3.000 anni fa, in seguito a una fase di attività violentemente esplosive (probabilmente sub-pliniane) dell'Etna, gli abitanti del tempo, i Sicani, si spostarono verso le parti occidentali dell'isola[9].

I primi studiosi ad intuire che il vulcano fosse in realtà costituito da un grande numero di strutture più piccole e variamente sovrapposte o affiancate furono il LyellSartorius von Waltershausen e il Gemmellaro; questi riconobbero nell'Etna almeno due principali cono eruttivi, il più recente Mongibello e il più antico Trifoglietto (nell'area della Valle del Bove)[10]. Tale impostazione non venne rivista fino agli anni sessanta quando il belga J.Klerkx (sotto la guida di  Alfred Rittmann) individuò nella predetta valle una successione di altri prodotti eruttivi precedenti al Mongibello. Studi successivi hanno rivelato una maggiore complessità della struttura che risulta costituita da numerosissimi centri eruttivi con caratteristiche tipologiche del tutto differenti[11].

L'attività maggioritaria in tempi storici è stata connessa a quella del sistema centrale, che in tempi più recenti ha interessato altre nuove bocche sommitali: il Cratere di Nord-Est, formatosi nel 1911, la Voragine nata all'interno del Cratere centrale nel 1945 e la Bocca Nuova originatasi sempre al suo interno, nel 1968[7].

Nel 1971 si è formato il nuovo Cratere di Sud-Est. Infine, nel 2007, è nato il Nuovo Cratere di Sud-Est che in seguito all'intensa e frequente attività stromboliana e alle fontane di lava, tra il 2011 ed il 2013 ha assunto dimensioni imponenti raggiungendo l'altezza dei crateri precedenti[7].

Etimologia del nome[ modifica | modifica wikitesto ]

L'etimologia del nome Etna è da sempre dibattuta; sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimoAitna (Aἴτνα-ας), nome che fu attribuito anche alle città di Katane e Inessa, che  deriva dalla parola del greco classico αἴθω(aitho cioè bruciare) [12][13]. L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna.

Gli scritti in lingua araba[14] si riferivano ad essa come la montagna Ǧabal al-burkān o Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibelletteralmente "monte Gibel"[15] (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui Mongibello (o anche Montebello)[16].

Il nome Mongibello è rimasto in uso comune per molto tempo e qualcuno continua a chiamare l'Etna con tale appellativo. Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber (dal latino qui ignem mulcet - che placa il fuoco) uno degli epiteti con cui veniva chiamato dai latini il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. In tempi recenti il nome Mongibello è rimasto ad indicare la sola parte sommitale dell'Etna, ovvero l'area dei due crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.

Storia geologica[ modifica | modifica wikitesto ]

Genesi del vulcano[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si è formato nel corso delle ere con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570 000 anni fa, nel periodo Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio[17]. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro- asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine dilava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo, nel periodo del Pleistocene medio-superiore 700 000 anni fa[18]. Di tali attività restano gli splendidi affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro prismi basaltici (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose ( ialoclastiti) e le lave a pillowdella rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica[19]. Il sollevamento tettonico dell'area, unitamente all'accumulo dei prodotti eruttivi, determinò l'emersione della regione e la formazione di un edificio vulcanico a scudo che è quello che costituisce il basamento dell'attuale[20] Tra i 350 000 e i 200 000 anni fa, da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 ms.l.m.[19].

Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali, cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei più antichi prodotti etnei[21]. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia[19].

Si ritiene che tra 200 000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione, accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e nel tipo di attività[19]. La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe. I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di genesi dei magmi stessi[22]

Durante il Tarantiano, 110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove. Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, dettoTrifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II (dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato origine all'immensa calderadella già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che vaporizzandosi frammentava il magma.

Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano. Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse (2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico principalmente nel settore nord e nord-orientale[23]. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto[24]. L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che forma il complesso in attività: il Mongibello.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei prodotti del Mongibello è stata osservata una generale transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il cratere centrale o Voragine, il cratere subterminale di Nord-est (formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)[25].

Alla fine del 2011 dove prima c'era un cratere a pozzo (o pit crater) alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)[26]. Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.[27] facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano. L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentricicaratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Attività vulcanica[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzioni dell'Etna.
 
Canale lavico sull'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti come quello di Bronte del 25 novembre del 1843 in cui a causa di una falda freatica la lava esplose colpendo una settantina di persone delle quali persero la vita almeno 36[28] o di palese imprudenza come nel 1979 quando un'improvvisa pioggia di massi uccise nove turisti, avventuratisi fino al cratere appena spento, e ne ferì un'altra decina. Le fonti della memoria storica ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Eruzioni notevoli in periodo storico[ modifica | modifica wikitesto ]

 
Antica incisione che mostra il percorso fino al mare delle colate laviche del 1669
 
L'Etna in eruzione il 13 gennaio 2011
 
Evento eruttivo del 4 marzo 2012; visto dalla Plaia di Catania

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 ms.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grottelaviche, visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuovaterraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiòTrecastagniPedaraMascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso,MompilieriCamporotondoSan Pietro ClarenzaSan Giovanni Galermo e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò ancheSant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò il cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse  Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione 2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi[29]. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove, riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana Etnea.[30]

Leggende[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Etna (mitologia).
« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
(Mario Rapisardi - All'Etna)

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e  romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e  giganti delle leggende romane e greche.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo Esiodo e il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante [31]. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio[32]. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e dellametallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.

Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata, il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.

Re Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo, narrata da Gervasio di Tilbury[33]. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Turismo e ambiente[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco dell'Etna.
 
Colata lavica del 2002 aLinguaglossa.
 
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.

Il territorio del vulcano presenta aspetti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo sul lato occidentale dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce, il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano fitti boschi.

Oltre i 1000 m in inverno è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Le zone innevate sono raggiungibili agevolmente solo dai versanti sud e nord-est su cui si trovavano anche due stazioni sciistiche. Da quella sud, dallo storicoRifugio Sapienza [34] nel territorio di Nicolosi è possibile ammirare il golfo di Catania e la valle del Simeto. Dalle piste di Piano Provenzana a nord, in territorio di Linguaglossa, è visibile Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001 quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud hanno accolto la "Tre giorni Internazionale dell'Etna",gara di sci alpino che vedeva alla partenza grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.

L'Etna è meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in quanto si tratta di uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere facilmente accessibile. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano i visitatori fino ai crateri sommitali.

Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare  fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata e coltivata giunge quasi ai 1000 m s.l.m. mentre le zone boschive raggiungono i 1500 metri[35]. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale.

Il versante sud del vulcano è percorso dalla strada provinciale SP92 che si arrampica sulla montagna fino a quasi 2.000 mt di quota, generando circa 20 km di tornanti. L'infrastruttura non permette di raggiungere la cima in auto ma, raggiunta la stazione turistica attorno alla Funivia dell'Etna, continua poi il suo percorso per altri 20 km circa in direzione di Zafferana Etnea[34].

Santuari sull'Etna[ modifica | modifica wikitesto ]

La peculiarità della montagna, un vulcano, interessato da fenomeni improvvisi, quali tremori e sismi, le sue attività piroclastiche ed effusive, l'associazione con il fuoco, hanno ingenerato nel corso dei tempi l'idea che fosse dimora di divinità. Sono sorti pertanto santuari e luoghi di culto sia sulle pendici che nelle alture più scoscese.

Santuari dell'antichità[ modifica | modifica wikitesto ]

Santuari cattolici dedicati a Maria[ modifica | modifica wikitesto ]

Sport[ modifica | modifica wikitesto ]

Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Cronoscalata Catania-Etna con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara venne sospesa sine die dall'edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.

Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.

Il 22 agosto 1982, per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania. [senza fonte]

Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese  Acácio da Silva.

Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la  maglia rosa.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, maratona difficile con i suoi tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia diMarina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.

Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail. [senza fonte]

Sci[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si presta agli sport invernali, scisci di fondoscialpinismo e snowboard; l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud, dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune diSant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano ProvenzanaLinguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura degli impianti.

Letteratura[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna ha ispirato nell'antichità diverse opere letterarie, tra cui la Teogonia di Esiodo e una perduta tragedia di Eschilo, intitolata Le Etnee, il dramma satiresco Il ciclopedi  Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna[42], e il poemetto pseudovirgiliano Aetna compreso all'interno dell'Appendix Vergiliana. Da menzionare poi nel Rinascimento il De Aetna, un saggio in latino di Pietro Bembo, in cui la descrizione del vulcano e della sua ascensione è un pretesto per discutere dei classici.

L'Etna ha poi ispirato anche diverse poesie nell'età moderna; esempi significativi possono essere la Fábula de Polifemo y Galatea, opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, A' piè dell'Etna di  Alfio Belluso[43] e All'Etna di  Mario Rapisardi[44].

L'Etna negli armoriali dei comuni[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della città metropolitana di Catania.

L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della città metropolitana di Catania : AdranoBelpassoMascaluciaMisterbiancoNicolosiPiedimonte Etneo,RagalnaSant'AlfioSanta VenerinaTremestieri Etneo e Zafferana Etnea.

L’Etna ha il singhiozzo di Marco Neri Anche quando l’Etna non erutta in modo eclatante, si fa notare ugualmente. Da alcuni giorni, infatti, il vulcano siciliano produce delle “mini-eruzioni” che durano poche decine di minuti, localizzate sulla sommità del Nuovo Cratere di Sud-Est, a circa 3300 metri di quota (foto in evidenza, in alto). E fin qui non ci sarebbe nulla di strano per un vulcano tanto attivo com’è l’Etna, se non fosse che questi eventi accadono con una regolarità impressionante, circa tre al giorno, e ad intervalli abbastanza costanti di circa otto ore. Un fenomeno che ricorda abbastanza da vicino quello dei geyser, anche se in questo caso ad eruttare in superficie è magma e non acqua. La sequenza è iniziata lo scorso 11 maggio e ha portato il conto totale di queste mini-eruzioni a ventidue, aspettando il prossimo evento, naturalmente. Questi piccoli eventi eruttivi sono accompagnati sempre da un aumento di ampiezza del tremore vulcanico, che corrisponde ad una vibrazione prodotta dalla dinamica dei fluidi vulcanici che circolano all’interno del condotto eruttivo. Quando il magma si approssima alla superficie ed erutta, immancabilmente anche il tremore aumenta. Lo sanno bene gli appassionati che visitano continuamente il sito web dell’INGV nel quale il tremore è evidenziato da una serie di diagrammi colorati (foto in evidenza, in basso). In occasione di queste numerose mini-eruzioni, quindi, il tremore si mostra con una serie di picchi quasi regolari per ampiezza ed intervalli. E’ come sei il vulcano avesse… il singhiozzo! Ma allora, perché avvengono queste mini-eruzioni? Cosa le fa risultare tanto regolari e frequenti? Senza avere la pretesa di comprendere sempre tutto di un vulcano spesso sorprendente qual è l’Etna, qualche risposta possiamo provare a darla. Possiamo considerare il sistema di alimentazione dell’Etna, ed in particolare il condotto eruttivo che alimenta queste eruzioni, come una sorta di pentola a pressione stretta e lunga. Il calore del magma è assimilabile al fuoco acceso sotto la pentola, mentre i gas che si separano dal magma e si accumulano nella parte alta del condotto possiamo paragonarli al vapore acqueo che si forma dentro la pentola quando l’acqua bolle. Infine, la bocca eruttiva da cui emergono le mini-eruzioni che osserviamo in questi giorni possiamo paragonarla alla valvola della nostra pentola a pressione: ogni volta che la pressione dei gas interni al condotto supera un certo valore critico, la “valvola” si apre ed il magma erutta in superficie. E per completare la similitudine, il caratteristico “fischio” della valvola della pentola che si apre lo possiamo paragonare ai boati che le genti dell’Etna percepiscono in occasione di queste mini-eruzioni. La straordinarietà del fenomeno che osserviamo risiede, però, nel fatto che questo processo sembra avere trovato un eccellente equilibrio tra il magma che risale nel condotto e quello che viene espulso attraverso le mini-eruzioni. E adesso, cosa succederà? Come può cessare il singhiozzo dell’Etna? Il fenomeno potrebbe durare ancora a lungo, almeno fino a quando durerà questo equilibrio tra il magma che sale e quello che erutta in superficie. Le cose cambieranno quando il volume di magma disponibile diminuirà, portando al termine di queste mini-eruzioni. Oppure, se il volume di magma che risale dovesse aumentare, le eruzioni potrebbero diventare più abbondanti e lunghe, come accaduto fino a poche settimane fa. Ma anche la geometria della parte terminale del condotto eruttivo, cioè la nostra “valvola” di sfogo del vulcano, ha un suo ruolo importante. Dovesse “rompersi” questa valvola oppure dovesse ostruirsi o cambiare di forma e di ampiezza questa parte del condotto eruttivo, cambierebbe certamente anche il percorso seguito dal magma per arrivare in superficie e l’energia necessaria per produrre un’eruzione. Anche in questo caso, quindi, cambierebbe lo stile eruttivo del vulcano e forse anche la posizione della bocca eruttiva. Marco Neri* *Primo Ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Catania, Osservatorio Etneo (Nella foto in evidenza: in alto, attività stromboliana al Nuovo Cratere di Sud-Est ripresa la sera del 14 maggio 2017 (foto di B. Behncke); in basso, ampiezza del tremore vulcanico registrato alla stazione di monitoraggio sismico EMNR dell’INGV_OE Catania).CATANIA - L'ultima eruzione dell'Etna è stata monitorata per la prima volta anche dallo spazio, dalle sentinelle europee del programma Copernicus. E' il risultato della cooperazione tra l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv) e Agenzia Spaziale Europea (Esa), che grazie agli strumenti a bordo di Sentinel-2A ha seguito l'evoluzione della recente eruzione. Le immagini spaziali dell'Etna segnano l'esordio del progetto Geohazard Exploitation Platform (Gep), attualmente in fase di test operativo su un selezionato numero di vulcani, che permetterà di seguire le attività vulcaniche, grazie sopratutto ai dati distribuiti gratuitamente dalla coppia di satelliti Sentinel 2 (la prima lanciata nel giugno 2015, la seconda a marzo 2017). Proprio l'ultima eruzione dell'Etna, iniziata il 15 marzo, ha permesso di dare il via ai primi test. Le immagini scattate tra 16 e 26 marzo "mostrano la lava emessa dal vulcano e, in particolare, evidenziano in modo chiaro la presenza di colate emesse in tempi successivi e localizzate in due zone diverse", ha detto Malvina Silvestri, dell'Ingv. Dati utili per un monitoraggio costante che quando tra pochi mesi vedrà anche la piena operatività di Sentinel-2B fornirà aggiornamenti dallo spazio con una cadenza di 2 o 3 giorni. La coppia dei satelliti Sentinel 2, scrive l'Ansa, fa parte della costellazione Copernicus, un programma promosso da Esa e Commissione Europea per la salvaguardia del pianeta, che proseguirà negli anni con i lanci di almeno 6 famiglie di sentinelle differenti dedicate allo studio di temi specifici. Intanto a tenere sotto controllo Etna, Vesuvio e Campi Flegrei ci sono anche i dati in arrivo dal satellite americano Landsat-8, che integrati a quelli in arrivo dalle sentinelle europee, forniscono la stima della temperatura superficiale e dell'andamento dei flussi di lava. Intanto, su Facebook, il vulcanologo Marco Neri, illustra l'andamento della colata iniziata poco più di due settimane fa. "Dal suo inizio, l'eruzione continua la sua fase effusiva con tassi eruttivi relativamente bassi ma costanti - scrive. La colata attiva scorre ad ovest dei Monti Barbagallo e poi, più in basso, in adiacenza con il campo lavico del 2002-2003. Il fronte lavico più avanzato è sceso ancora (ieri era a 2330 m sul mare), alimentato da una bocca effimera posta poco più a monte (2480 m). In un articolo scientifico pubblicato nel 2013, abbiamo ipotizzato i possibili percorsi seguiti da colate alimentate da bocche sommitali dell'Etna (Del Negro C., Cappello A., Neri M., Bilotta G., Hérault A., Ganci G. (2013), Lava flow hazards at Etna volcano: constraints imposed by eruptive history and numerical simulations, Scientific Reports - Nature, 3:3493, doi: 10.1038/srep03493.). In una figura di quel lavoro, è riportata proprio la mappa di probabilità di invasione lavica di questo tipo di eruzioni, nella quale si vede bene che il percorso di questa colata lavica sta seguendo quello previsto. Ringraziando le fonti, riportiamo il link della news: Eruzione osservata dallo Spazio
Etna, cinque anni esplosivi FOTOGALLERIA Il fotografo Marco Restivo ha seguito tutte le ultime eruzioni del vulcano attivo più grande d'Europa: ecco una scelta delle sue immagini più spettacolari fotografie di Marco Restivo « PRECEDENTEFoto 1 di 20SUCCESSIVO » Etna, cinque anni esplosivi Vedi anche L'Etna dà spettacoloL'Etna dà spettacoloL'Etna continua a eruttare Già da piccolo, il trentenne catanese Marco Restivo alzava sempre lo sguardo verso la montagna che domina la sua città. “L'occhio mi cadeva sempre lì”, dice. “Era una grande attrazione per me fin da quando ero bambino; la lava, la neve... L'Etna non è una montagna normale, è viva”. Poi, dal 2005, ha cominciato a sfruttare le sue escursioni sull'Etna per fare le sue prime fotografie, con una piccola compatta. Oltre che dalla natura, era particolarmente affascinato dalle eruzioni. Dopo la laurea in ingegneria, Restivo ha fondato un'agenzia multimediale, WEAD, e ha cominciato ad avvicinarsi più seriamente al mondo della fotografia. Dal 2010, racconta, ha cominciato a fotografare e a filmare l'Etna con attrezzature professionali. “Negli anni mi sono avvicinato sempre di più al mondo della fotografia conciliando l’interesse per quest’ultima con la vicinanza del vulcano, per seguire tutte le attività eruttive e non, cercando di raccontare, tramite le mie foto, le sue meraviglie”, dice. Oggi, con i suoi amici e colleghi, Restivo controlla quotidianamente i siti dell'INGV che monitorano l'attività eruttiva, allunga lo sguardo verso il vulcano e, in caso ci siano fenomeni degni di nota, sale in vetta. “Saliamo fino al rifugio Sapienza [a 1.900 metri di quota] poi da lì prendiamo la funivia oppure saliamo a piedi per fare le nostre foto alle bocche eruttive o alle colate laviche. Quasi sempre facciamo tardi e ci tocca tornare giù a piedi con tutta l'atrrezzatura”, dice. “L'attività che ad oggi mi è rimasta più impressa è stata l’eruzione del 2015 del cratere Voragine. All’interno della colonna eruttiva si sono sviluppati diversi fulmini creando un atmosfera surreale”. Proprio in quell'occasione, Restivo realizzò uno scatto memorabile che fece il giro del mondo e fu pubblicato da molte testate intenazionali tra cui National Geographic Italia, Guardian, BBC, CNN, eccetera. Negli ultimi mesi, sfruttando la conoscenza del territorio, insieme ad altri colleghi Restivo sta portando avanti il progetto Myetnamap. L’obiettivo è quello di semplificare l'esperienza sul vulcano a tutti i visitatori del mondo, aiutandoli a districarsi tra i sentieri etnei, i comuni e le attrazioni che offre il vulcano con foto a 360 gradi. In questa immagine: Il primo febbraio 2015 una colata lavica viene emessa da una bocca effusiva posta alla base meridionale del Cratere di Sud-Est, mentre dalla cima del cono vengono prodotte esplosioni stromboliane. Articolo completo su: 5 anni di "Etna"
Articolo completo su:
Bocca effussiva 2900 - Video

 
 
 

ATTIVITA' DELL'ETNA, 16 MARZO 2017

Durante l’eruzione in corso da ieri mattina, alle ore 12:43 (ora locale) di oggi, 16 marzo, si è verificata un’esplosione freato-magmatica in località Belvedere (bordo occidentale della Valle del Bove), a circa 2700 metri di quota sul mare. L’esplosione è avvenuta in corrispondenza del fronte della colata di lava che emerge da una bocca posta alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est, a circa 3200 metri di quota sul mare. Attualmente la lava avanza con una temperatura superiore ai 1000 gradi centigradi in una zona ricoperta di neve. La neve, al contatto con la lava, tende a sciogliersi, formando delle pozze d’acqua che possono venire ricoperte dalla lava in avanzamento.

In quel caso, l’acqua sotto la colata lavica tende a vaporizzare e può causare esplosioni freato-magmatiche come quella avvenuta oggi. Nel fenomeno esplosivo è stato coinvolto anche un vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Osservatorio Etneo (INGV-OE), Boris Behncke, che ha riportato lievi escoriazioni. Il personale INGV-OE continua a monitorare con costanza l’evoluzione dei fenomeni.

Video delle telecamere di sorveglianza ECV e ENV che mostrano l’esplosione delle ore 12:43 (ora locale) di oggi. L’esplosione è evidenziata da una densa nube di colore bianco, che si espande rapidamente.
L'immagine a fine video è stata estratta dalla telecamera di sorveglianza ENV, il cerchio nero evidenza l’esplosione freato-magmatica avvenuta alle 12:43 (ora locale) di oggi. (link al video)

 

 

vini dalta quotaVenerdì 11 novembre, alle 10.00, saranno presentati presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri (Linguaglossa-Catania) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), i risultati del progetto sperimentale “Vini d’alta quota. I VINI CALCAGNO A QUOTA 2800”,  nato dalla collaborazione tra INGV e l’azienda vinicola Calcagno. Il progetto, iniziato il 22 luglio 2015 e terminato il 22 luglio scorso, nasce dall’idea di allestire, presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri, all’altitudine di 2813 m, un corner dedicato all’affinamento di un lotto di bottiglie dei vini dell’azienda Calcagno, posizionati in casse di legno, per un periodo di circa 12 mesi. Primo nel suo genere, il progetto si basa sulle teorie di Pasteur (1822-1895), chimico, biologo e microbiologo francese, che sosteneva: “l’aria in alta quota è priva di germi ed è migliore per la conservazione di un prodotto fermentato come il vino”. Secondo lo studioso, infatti, “l’aria più rarefatta, con meno ossigeno, mantiene i vini più giovani”.
Obiettivo della sperimentazione è stato quello di osservare i fattori considerati da Pasteur, insieme all’esclusivo microclima, il profondo silenzio, l’assoluta assenza di luce e la bassa concentrazione di ossigeno, presenti a quota 2.813, che favoriscono il “rallentamento” del processo di maturazione del vino e, quindi, la longevità dello stesso, evolvendosi sia dal punto di vista organolettico, sia della tonalità del colore. Evidenziare, inoltre, il forte legame tra i vini autoctoni e l’unicità del territorio etneo.
A conclusione del primo anno di affinamento, i vini sono stati sottoposti a controllo per poter stabilire l’effettiva salute dei prodotti. La fase finale della sperimentazione, consistente nel recupero delle bottiglie presso la zona dell’Osservatorio, prevede una degustazione analitica da parte di una commissione di esperti del settore (enologi, giornalisti, sommelier).
Durante la giornata di presentazione,  i vini, oggetto della sperimentazione, saranno venduti tramite un’asta di beneficenza e il ricavato sarà devoluto all’INGV, collaboratore del progetto, per la ricerca sul sisma e per l’acquisto di specifici macchinari dedicati al monitoraggio e sorveglianza vulcanica. La scelta della presentazione dei risultati del progetto presso la sede dell’osservatorio, vuole essere un valore aggiunto in termini di sensazioni ed emozioni derivanti dalla sperimentazione.
Interverranno: il direttore dell’Osservatorio Etneo-INGV, Eugenio Privitera,  i proprietari e l’enologo dell'azienda Calcagno, una commissione di degustatori composta da Marco Mangiarotti (Il Giorno), Fabrizio Carrera e Federico Latteri (entrambi di Cronache del Gusto). Sono stati invitati i sindaci di Linguaglossa e Castiglione di Sicilia, la Presidente del Parco dell'Etna.
 
 

Sequenza sismica sull’Etna

 

Una serie di terremoti  sono avvenuti questa mattina ( 22/Nov/2012) nel distretto sismico ETNA. Il primo evento di magnitudo(Ml) 3.9 è avvenuto alle ore 10:10:41 italiane. Questo evento è stato seguito da numerosi altri terremoti  tra i quali un ulteriore altro evento di magnitudo(Ml) 3.9 alle ore 12:25:52 italiane.

Per maggiori informazioni sull’evento delle ore 10:10:41 –  http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7225595900/event.html

Per maggiori informazioni sull’evento delle ore 12:25:52 – http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7225597250/event.html

Alle ore 13.00 sono oltre 30 gli eventi, tutti localizzati nel settore nord-occidentale dell’Etna.

 

L’Etna ha il singhiozzo di Marco Neri Anche quando l’Etna non erutta in modo eclatante, si fa notare ugualmente. Da alcuni giorni, infatti, il vulcano siciliano produce delle “mini-eruzioni” che durano poche decine di minuti, localizzate sulla sommità del Nuovo Cratere di Sud-Est, a circa 3300 metri di quota (foto in evidenza, in alto). E fin qui non ci sarebbe nulla di strano per un vulcano tanto attivo com’è l’Etna, se non fosse che questi eventi accadono con una regolarità impressionante, circa tre al giorno, e ad intervalli abbastanza costanti di circa otto ore. Un fenomeno che ricorda abbastanza da vicino quello dei geyser, anche se in questo caso ad eruttare in superficie è magma e non acqua. La sequenza è iniziata lo scorso 11 maggio e ha portato il conto totale di queste mini-eruzioni a ventidue, aspettando il prossimo evento, naturalmente. Questi piccoli eventi eruttivi sono accompagnati sempre da un aumento di ampiezza del tremore vulcanico, che corrisponde ad una vibrazione prodotta dalla dinamica dei fluidi vulcanici che circolano all’interno del condotto eruttivo. Quando il magma si approssima alla superficie ed erutta, immancabilmente anche il tremore aumenta. Lo sanno bene gli appassionati che visitano continuamente il sito web dell’INGV nel quale il tremore è evidenziato da una serie di diagrammi colorati (foto in evidenza, in basso). In occasione di queste numerose mini-eruzioni, quindi, il tremore si mostra con una serie di picchi quasi regolari per ampiezza ed intervalli. E’ come sei il vulcano avesse… il singhiozzo! Ma allora, perché avvengono queste mini-eruzioni? Cosa le fa risultare tanto regolari e frequenti? Senza avere la pretesa di comprendere sempre tutto di un vulcano spesso sorprendente qual è l’Etna, qualche risposta possiamo provare a darla. Possiamo considerare il sistema di alimentazione dell’Etna, ed in particolare il condotto eruttivo che alimenta queste eruzioni, come una sorta di pentola a pressione stretta e lunga. Il calore del magma è assimilabile al fuoco acceso sotto la pentola, mentre i gas che si separano dal magma e si accumulano nella parte alta del condotto possiamo paragonarli al vapore acqueo che si forma dentro la pentola quando l’acqua bolle. Infine, la bocca eruttiva da cui emergono le mini-eruzioni che osserviamo in questi giorni possiamo paragonarla alla valvola della nostra pentola a pressione: ogni volta che la pressione dei gas interni al condotto supera un certo valore critico, la “valvola” si apre ed il magma erutta in superficie. E per completare la similitudine, il caratteristico “fischio” della valvola della pentola che si apre lo possiamo paragonare ai boati che le genti dell’Etna percepiscono in occasione di queste mini-eruzioni. La straordinarietà del fenomeno che osserviamo risiede, però, nel fatto che questo processo sembra avere trovato un eccellente equilibrio tra il magma che risale nel condotto e quello che viene espulso attraverso le mini-eruzioni. E adesso, cosa succederà? Come può cessare il singhiozzo dell’Etna? Il fenomeno potrebbe durare ancora a lungo, almeno fino a quando durerà questo equilibrio tra il magma che sale e quello che erutta in superficie. Le cose cambieranno quando il volume di magma disponibile diminuirà, portando al termine di queste mini-eruzioni. Oppure, se il volume di magma che risale dovesse aumentare, le eruzioni potrebbero diventare più abbondanti e lunghe, come accaduto fino a poche settimane fa. Ma anche la geometria della parte terminale del condotto eruttivo, cioè la nostra “valvola” di sfogo del vulcano, ha un suo ruolo importante. Dovesse “rompersi” questa valvola oppure dovesse ostruirsi o cambiare di forma e di ampiezza questa parte del condotto eruttivo, cambierebbe certamente anche il percorso seguito dal magma per arrivare in superficie e l’energia necessaria per produrre un’eruzione. Anche in questo caso, quindi, cambierebbe lo stile eruttivo del vulcano e forse anche la posizione della bocca eruttiva. Marco Neri* *Primo Ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Catania, Osservatorio Etneo (Nella foto in evidenza: in alto, attività stromboliana al Nuovo Cratere di Sud-Est ripresa la sera del 14 maggio 2017 (foto di B. Behncke); in basso, ampiezza del tremore vulcanico registrato alla stazione di monitoraggio sismico EMNR dell’INGV_OE Catania).CATANIA - L'ultima eruzione dell'Etna è stata monitorata per la prima volta anche dallo spazio, dalle sentinelle europee del programma Copernicus. E' il risultato della cooperazione tra l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv) e Agenzia Spaziale Europea (Esa), che grazie agli strumenti a bordo di Sentinel-2A ha seguito l'evoluzione della recente eruzione. Le immagini spaziali dell'Etna segnano l'esordio del progetto Geohazard Exploitation Platform (Gep), attualmente in fase di test operativo su un selezionato numero di vulcani, che permetterà di seguire le attività vulcaniche, grazie sopratutto ai dati distribuiti gratuitamente dalla coppia di satelliti Sentinel 2 (la prima lanciata nel giugno 2015, la seconda a marzo 2017). Proprio l'ultima eruzione dell'Etna, iniziata il 15 marzo, ha permesso di dare il via ai primi test. Le immagini scattate tra 16 e 26 marzo "mostrano la lava emessa dal vulcano e, in particolare, evidenziano in modo chiaro la presenza di colate emesse in tempi successivi e localizzate in due zone diverse", ha detto Malvina Silvestri, dell'Ingv. Dati utili per un monitoraggio costante che quando tra pochi mesi vedrà anche la piena operatività di Sentinel-2B fornirà aggiornamenti dallo spazio con una cadenza di 2 o 3 giorni. La coppia dei satelliti Sentinel 2, scrive l'Ansa, fa parte della costellazione Copernicus, un programma promosso da Esa e Commissione Europea per la salvaguardia del pianeta, che proseguirà negli anni con i lanci di almeno 6 famiglie di sentinelle differenti dedicate allo studio di temi specifici. Intanto a tenere sotto controllo Etna, Vesuvio e Campi Flegrei ci sono anche i dati in arrivo dal satellite americano Landsat-8, che integrati a quelli in arrivo dalle sentinelle europee, forniscono la stima della temperatura superficiale e dell'andamento dei flussi di lava. Intanto, su Facebook, il vulcanologo Marco Neri, illustra l'andamento della colata iniziata poco più di due settimane fa. "Dal suo inizio, l'eruzione continua la sua fase effusiva con tassi eruttivi relativamente bassi ma costanti - scrive. La colata attiva scorre ad ovest dei Monti Barbagallo e poi, più in basso, in adiacenza con il campo lavico del 2002-2003. Il fronte lavico più avanzato è sceso ancora (ieri era a 2330 m sul mare), alimentato da una bocca effimera posta poco più a monte (2480 m). In un articolo scientifico pubblicato nel 2013, abbiamo ipotizzato i possibili percorsi seguiti da colate alimentate da bocche sommitali dell'Etna (Del Negro C., Cappello A., Neri M., Bilotta G., Hérault A., Ganci G. (2013), Lava flow hazards at Etna volcano: constraints imposed by eruptive history and numerical simulations, Scientific Reports - Nature, 3:3493, doi: 10.1038/srep03493.). In una figura di quel lavoro, è riportata proprio la mappa di probabilità di invasione lavica di questo tipo di eruzioni, nella quale si vede bene che il percorso di questa colata lavica sta seguendo quello previsto. Ringraziando le fonti, riportiamo il link della news: Eruzione osservata dallo Spazio
Etna, cinque anni esplosivi FOTOGALLERIA Il fotografo Marco Restivo ha seguito tutte le ultime eruzioni del vulcano attivo più grande d'Europa: ecco una scelta delle sue immagini più spettacolari fotografie di Marco Restivo « PRECEDENTEFoto 1 di 20SUCCESSIVO » Etna, cinque anni esplosivi Vedi anche L'Etna dà spettacoloL'Etna dà spettacoloL'Etna continua a eruttare Già da piccolo, il trentenne catanese Marco Restivo alzava sempre lo sguardo verso la montagna che domina la sua città. “L'occhio mi cadeva sempre lì”, dice. “Era una grande attrazione per me fin da quando ero bambino; la lava, la neve... L'Etna non è una montagna normale, è viva”. Poi, dal 2005, ha cominciato a sfruttare le sue escursioni sull'Etna per fare le sue prime fotografie, con una piccola compatta. Oltre che dalla natura, era particolarmente affascinato dalle eruzioni. Dopo la laurea in ingegneria, Restivo ha fondato un'agenzia multimediale, WEAD, e ha cominciato ad avvicinarsi più seriamente al mondo della fotografia. Dal 2010, racconta, ha cominciato a fotografare e a filmare l'Etna con attrezzature professionali. “Negli anni mi sono avvicinato sempre di più al mondo della fotografia conciliando l’interesse per quest’ultima con la vicinanza del vulcano, per seguire tutte le attività eruttive e non, cercando di raccontare, tramite le mie foto, le sue meraviglie”, dice. Oggi, con i suoi amici e colleghi, Restivo controlla quotidianamente i siti dell'INGV che monitorano l'attività eruttiva, allunga lo sguardo verso il vulcano e, in caso ci siano fenomeni degni di nota, sale in vetta. “Saliamo fino al rifugio Sapienza [a 1.900 metri di quota] poi da lì prendiamo la funivia oppure saliamo a piedi per fare le nostre foto alle bocche eruttive o alle colate laviche. Quasi sempre facciamo tardi e ci tocca tornare giù a piedi con tutta l'atrrezzatura”, dice. “L'attività che ad oggi mi è rimasta più impressa è stata l’eruzione del 2015 del cratere Voragine. All’interno della colonna eruttiva si sono sviluppati diversi fulmini creando un atmosfera surreale”. Proprio in quell'occasione, Restivo realizzò uno scatto memorabile che fece il giro del mondo e fu pubblicato da molte testate intenazionali tra cui National Geographic Italia, Guardian, BBC, CNN, eccetera. Negli ultimi mesi, sfruttando la conoscenza del territorio, insieme ad altri colleghi Restivo sta portando avanti il progetto Myetnamap. L’obiettivo è quello di semplificare l'esperienza sul vulcano a tutti i visitatori del mondo, aiutandoli a districarsi tra i sentieri etnei, i comuni e le attrazioni che offre il vulcano con foto a 360 gradi. In questa immagine: Il primo febbraio 2015 una colata lavica viene emessa da una bocca effusiva posta alla base meridionale del Cratere di Sud-Est, mentre dalla cima del cono vengono prodotte esplosioni stromboliane. Articolo completo su: 5 anni di "Etna"
Articolo completo su:
Bocca effussiva 2900 - Video

 
 
 

ATTIVITA' DELL'ETNA, 16 MARZO 2017

Durante l’eruzione in corso da ieri mattina, alle ore 12:43 (ora locale) di oggi, 16 marzo, si è verificata un’esplosione freato-magmatica in località Belvedere (bordo occidentale della Valle del Bove), a circa 2700 metri di quota sul mare. L’esplosione è avvenuta in corrispondenza del fronte della colata di lava che emerge da una bocca posta alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est, a circa 3200 metri di quota sul mare. Attualmente la lava avanza con una temperatura superiore ai 1000 gradi centigradi in una zona ricoperta di neve. La neve, al contatto con la lava, tende a sciogliersi, formando delle pozze d’acqua che possono venire ricoperte dalla lava in avanzamento.

In quel caso, l’acqua sotto la colata lavica tende a vaporizzare e può causare esplosioni freato-magmatiche come quella avvenuta oggi. Nel fenomeno esplosivo è stato coinvolto anche un vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Osservatorio Etneo (INGV-OE), Boris Behncke, che ha riportato lievi escoriazioni. Il personale INGV-OE continua a monitorare con costanza l’evoluzione dei fenomeni.

Video delle telecamere di sorveglianza ECV e ENV che mostrano l’esplosione delle ore 12:43 (ora locale) di oggi. L’esplosione è evidenziata da una densa nube di colore bianco, che si espande rapidamente.
L'immagine a fine video è stata estratta dalla telecamera di sorveglianza ENV, il cerchio nero evidenza l’esplosione freato-magmatica avvenuta alle 12:43 (ora locale) di oggi. (link al video)

 

 

vini dalta quotaVenerdì 11 novembre, alle 10.00, saranno presentati presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri (Linguaglossa-Catania) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), i risultati del progetto sperimentale “Vini d’alta quota. I VINI CALCAGNO A QUOTA 2800”,  nato dalla collaborazione tra INGV e l’azienda vinicola Calcagno. Il progetto, iniziato il 22 luglio 2015 e terminato il 22 luglio scorso, nasce dall’idea di allestire, presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri, all’altitudine di 2813 m, un corner dedicato all’affinamento di un lotto di bottiglie dei vini dell’azienda Calcagno, posizionati in casse di legno, per un periodo di circa 12 mesi. Primo nel suo genere, il progetto si basa sulle teorie di Pasteur (1822-1895), chimico, biologo e microbiologo francese, che sosteneva: “l’aria in alta quota è priva di germi ed è migliore per la conservazione di un prodotto fermentato come il vino”. Secondo lo studioso, infatti, “l’aria più rarefatta, con meno ossigeno, mantiene i vini più giovani”.
Obiettivo della sperimentazione è stato quello di osservare i fattori considerati da Pasteur, insieme all’esclusivo microclima, il profondo silenzio, l’assoluta assenza di luce e la bassa concentrazione di ossigeno, presenti a quota 2.813, che favoriscono il “rallentamento” del processo di maturazione del vino e, quindi, la longevità dello stesso, evolvendosi sia dal punto di vista organolettico, sia della tonalità del colore. Evidenziare, inoltre, il forte legame tra i vini autoctoni e l’unicità del territorio etneo.
A conclusione del primo anno di affinamento, i vini sono stati sottoposti a controllo per poter stabilire l’effettiva salute dei prodotti. La fase finale della sperimentazione, consistente nel recupero delle bottiglie presso la zona dell’Osservatorio, prevede una degustazione analitica da parte di una commissione di esperti del settore (enologi, giornalisti, sommelier).
Durante la giornata di presentazione,  i vini, oggetto della sperimentazione, saranno venduti tramite un’asta di beneficenza e il ricavato sarà devoluto all’INGV, collaboratore del progetto, per la ricerca sul sisma e per l’acquisto di specifici macchinari dedicati al monitoraggio e sorveglianza vulcanica. La scelta della presentazione dei risultati del progetto presso la sede dell’osservatorio, vuole essere un valore aggiunto in termini di sensazioni ed emozioni derivanti dalla sperimentazione.
Interverranno: il direttore dell’Osservatorio Etneo-INGV, Eugenio Privitera,  i proprietari e l’enologo dell'azienda Calcagno, una commissione di degustatori composta da Marco Mangiarotti (Il Giorno), Fabrizio Carrera e Federico Latteri (entrambi di Cronache del Gusto). Sono stati invitati i sindaci di Linguaglossa e Castiglione di Sicilia, la Presidente del Parco dell'Etna.
 
 

Sequenza sismica sull’Etna

 

Una serie di terremoti  sono avvenuti questa mattina ( 22/Nov/2012) nel distretto sismico ETNA. Il primo evento di magnitudo(Ml) 3.9 è avvenuto alle ore 10:10:41 italiane. Questo evento è stato seguito da numerosi altri terremoti  tra i quali un ulteriore altro evento di magnitudo(Ml) 3.9 alle ore 12:25:52 italiane.

Per maggiori informazioni sull’evento delle ore 10:10:41 –  http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7225595900/event.html

Per maggiori informazioni sull’evento delle ore 12:25:52 – http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7225597250/event.html

Alle ore 13.00 sono oltre 30 gli eventi, tutti localizzati nel settore nord-occidentale dell’Etna.

 

Grotte e sentieri natura

Tra le attrazioni più affascinanti del vulcano Etna ritroviamo le numerose grotte di scorrimento lavico (oltre duecento), di cui alcune, tra quelle che hanno una estensione orizontale, possono essere visitate (accompaganti da una guida e con l'attrezzatura adeguata quali caschetti e lampadine).
Grotte di questo tipo possono essere trovate in Europa solo sull'Etna ed in Islanda.
Questo particolare tipo di grotta si forma mediante l'ingrottamento della lava durante le colate. Questo processo consiste nel raffreddamento e solidificazione della parte esterna della colata, in quanto a contatto con l’atmosfera, mentre il flusso lavico all’interno della colata continua a scorrere, mantenendo il proprio calore, come in una galleria, sino a quando viene alimentato. Una volta che la colata incomincia ad estinguersi la condotta inizia a svuotarsi, lasciando il posto ad una grotta di scorrimento lavico.
La lunghezza delle grotte è estremamente variabile (da poche decine di metri fino ad oltre un km).
All'interno delle grotte è possibile osservare fenomeni quali i "denti di cane", o i rotoli di lava che si formano lungo le pareti, formatisi a causa delle elevate temperature della lava.


Di seguito sono elencate alcune delle grotte più affascinanti e facilmente accessibili dell'Etna:

la Grotta dei Lamponi,
La Grotta dei Tre livelli,
la Grotta Cassone,
la Grotta della Neve e la Grotta del Gelo, che contiene un piccolo ghiacciaio perenne.

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Ufficio Guide - Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Piano Provenzana - Etna Nord

Stromboli

"Iddu"


Lo Stromboli è uno dei vulcani piu' attivi al mondo!! Un vero spettacolo della natura.
Sentire i suoi boati durante la scalata, e poi rimanere a bocca aperta dalle sue fontane di lava, e senza dubbio uno dei spettacoli piu' emozionanti che ci siano al mondo.

L'escursione puo' essere diurna e pomeridiana
• Dal sentiero di San Vincenzo
• Da Ginostra (solo per escursionisti allenati)
• Da punta “Labronzo”

Escursioni in gruppo o individuali.
L’ orario di partenza delle escursioni varia a seconda della stagione.

Tempo di percorrenza (Sentiero S. Vincenzo)
• salita (2 ore e 30, previste delle soste ogni 30-40 minuti)
• prima del tramonto si arriva in cima per ammirrare le esplosioni dai crateri.
• si transita nelle zone sommitali circa un’ ora, salvo imprevisti, comunicazioni urgenti e condizioni meteo avverse.
• si rientra alla base dopo circa un’ ora e mezza di discesa.

note: in caso di difficolta’ fisiche o respiratorie entro la quota 400 m si puo’abbandonare il gruppo e tornare indietro da soli, dallo stesso sentiero di salita. (non e’ previsto il rimborso del biglietto)

Attrezzatura di base (l’ occorrente puo’ essere noleggiato)
• scarpe da trekking
• una torcia elettrica per persona con batterie di ricambio
• magliette di cotone di ricambio
• pullover
• giacca a vento
• fazzoletto antipolvere
• acqua almeno un litro e mezzo a testa
• pic nic a scelta ( frutta panini biscotti ecc…)

Gruppi
i gruppi sono formati al massimo da 20 persone di eta’ diverse, (bambini, ragazzi, adulti, anziani) e di nazionalita’ diverse. (le nostre guide parlano italiano, inglese e francese)
si sconsiglia l’ escursione a chi soffre di:
• disturbi cardiaci o fisici in generale
• asma
• vertigini
• diabete

si consiglia, se possibile, non utilizzare lenti a contatto a causa dell’ eccessiva polvere.

Related Stories

Tramonto Etna

"Emoziante Escursione al tramonto da 3000 metri"

Il tramonto è, senza dubbio alcuno, uno dei momenti più magici della giornata. I suoi colori caldi e mutevoli offrono uno spettacolo di una bellezza impareggiabile, ammirare il sole tramontare e nascondersi dietro uno dei vulcani più famosi e affascinanti del mondo, l'Etna.
Godrai del tramonto da una zona unica al mondo.. Da Pizzi Deneri - Osservatorio Vulcanologico, ed in caso di attività eruttiva vi conduremo nei luoghi migliori da cui poter osservare questo spettacolare fenomeno naturale.

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Rete infrasonica Live Università di Firenze

Infrasonic Network

IL TREMORE VULCANICO

EMNR


EMFS


ECBD

ECNE