guide etna

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Le Guide dell'Etna operano sul Vulcano da piu' di 100 anni. Bergfuher, mountain guide

Guide Alpine e Vulcanologiche

Le Guide dell'Etna sono figli di una grande "Mamma" che è l'Etna

Il nostro Team

Il Team, composto da Professionisti della montagna, da Guide Alpine e Vulcanologiche (regolarmente iscritte al Collegio Nazionale), nate e cresciute ai piedi dell’Etna, animate da un Grande Amore nei confronti di questa terra meravigliosa, ma soprattutto affezionate al loro grande Vulcano, che come sappiamo non ha eguali nel mondo

Le origini delle guide dell’Etna non sono certe. Le prime notizie risalgono alla fine del 18° secolo, già a quel tempo, le visite dei viaggiatori avvenivano in compagnia di guide, che conoscevano perfettamente i segreti della “ Grande Montagna ”. Tra loro si ha ancora memoria di un tal Biagio Motta, detto il “Ciclope”, per via della sua statura, e, che nel 1776, da un viaggiatore francese, “Roland de la Platiere ” veniva così descritto: “Un uomo alto, di circa 50 anni, un’impronta umana nella fisionomia, un’aria severa con un che di venerabile; camminava davanti a grandi passi, senza proferir parole, rispondendo brevemente e precisamente ad ogni domanda…” In genere, queste “guide” erano pastori, cacciatori, tagliaboschi che ben conoscevano le insidie ed i percorsi di un territorio così vario e vasto. Non erano regolamentati, per cui le loro prestazioni erano improvvisate, dovevano dare dimostrazioni di capacità fisiche e morali per poter conquistare la fiducia dei viaggiatori che avevano, oltre allo spirito di avventura, anche una buona dose di pregiudizi, al punto che Brydone diceva: “ Trovammo la gente che abita sulla montagna di una tale selvatichezza e di modi così incivili come non mi è mai capitato di vederne” o così come Eliseo Reclus, nella sua relazione di viaggio “ La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865” commentava: “…..ai di nostri non c’è altro rischio pei forestieri che passano da Nicolosi se non quello di essere assaliti e spogliati dai pitocchi, da guide e da ostieri. I più grandi viaggiatori, ritornando nelle proprie sedi, divulgavano, alla grande platea intellettuale del nord Europa, i diari delle loro esperienze di viaggio nel sud Italia, con dovizia di notizie, curiosità ed immagini ritratte dai loro disegnatori, a volte denigrando, ma tante volte esaltando le bellezze naturali della Sicilia ed in particolare dell’Etna. La descrizione minuziosa sulla maestosità del vulcano, sulle sue manifestazioni eruttive, sulla peculiarità di ambienti che solo l’Etna sa offrire; i boschi, così variegati di endemismi nelle tre grandi regioni vegetali, le sciare, il deserto lavico misto a lapilli e ceneri delle regioni alte, il cratere centrale insondabile con l’eterno pennacchio di fumo, i ridenti paesini arroccati sui suoi fianchi, ricchi di storia per le continue lotte contro il vulcano sostenute dagli uomini etnei, versatili ed intuitivi, disubbidienti e fertili, cocciuti e provvisori, che hanno saputo sempre mantenere un rapporto strano di odio ed amore con la grande montagna di fuoco. Il divulgare di queste notizie, insieme al rifiorire delle scienze naturalistiche ed alla presenza della massima espressione della vulcanologia, nei fratelli Gemmellaro, facevano affluire a Nicolosi un discreto numero di viaggiatori. Nacque così, in paese, il bisogno di creare le prime forme di strutture ricettive con le prime locande, le osterie e tutti quei servizi che potevano essere di ausilio ai bisogni delle persone che si avventuravano alla scoperta del vulcano (piccoli commercianti, artigiani, ecc..) Così parla di Nicolosi, Eliseo Reclus, sempre nella sua relazione di viaggio :”….il villaggio può vantarsi di due alberghi che digradano ogni altro di Sicilia per una relativa nettezza e per le comodità che vi si trovano”. Mario Gemmellaro, quindi, facendosi interprete dei bisogni dei viaggiatori che chiedevano l’assistenza di persone in grado di accompagnarli, ebbe l’idea ed organizzò fin dal 1804 il gruppo delle guide e dei mulattieri dell’Etna, esperti conoscitori degli impervi sentieri del vulcano. Le persone che dovevano fare da guida venivano reclutate, per conoscenza personale, direttamente dai fratelli Gemmellaro, scegliendole fra quelle che per capacità fisica, rettitudine morale, onestà e conoscenza della montagna, garantivano prestigio e sicurezza tali da potergli affidare i clienti che a loro si rivolgevano. La guida, autonomamente, sceglieva l’itinerario da proporre al cliente, ed in relazione al numero dei partecipanti ed al bagaglio degli stessi, organizzava un servizio di garzoni con lo scopo di trasportare il bagaglio del cliente, nel caso in cui l’escursione partisse a piedi da Nicolosi, o si faceva collaborare dal gruppo dei mulattieri, nel caso in cui i viaggiatori richiedessero di voler effettuare il viaggio a dorso dei muli. Il servizio di tali animali e dei loro conduttori, di norma, si esauriva con l’arrivo alla “Gratissima ”, una piccola casa di ricovero per i viaggiatori, alla base del cono terminale, lungo la via che solitamente si percorreva facendo la salita da Nicolosi. L’attività delle guide continuò sotto l’egida dei Gemmellaro e dei loro successori per circa 70 anni. Nel 1875 venne fondata a Catania la prima sezione Siciliana del “Club Alpino Italiano”. Il direttivo della sezione recepì i risultati del congresso alpino tenutosi in Domodossola nel 1870, dove l’Abate Garret trattò la questione dell’organizzazione delle guide e dei portatori e il bisogno di regolamentarne le funzioni e le tariffe. Il consigliere centrale, Orazio Spenna, inserì tale proposta nei punti all’ordine del giorno dello stesso congresso e l’assemblea approvò di dare mandato alle singole sezioni di compilare, in base alle esigenze ed ai bisogni del proprio distretto, un regolamento. Così nel 1877, due anni dopo la sua costituzione, venne realizzato il regolamento per le guide ed i portatori del C.A.I. della sezione di Catania. Le guide di Nicolosi, grazie al C.A.I., acquistarono quella identità che ancor oggi conosciamo come “ le guide dell’Etna ”, oltre ad avere avuto la riconoscenza e la gratitudine di milioni di visitatori che da quasi due secoli sono stati aiutati a svelare i segreti del nostro grande vulcano. Nello stesso anno, si costituì il primo gruppo di Guide e garzoni, formato da quelle persone che, comunque, si rifacevano all’organizzazione dei Gemmellaro e che a loro volta erano suddivisi in due gruppi, al primo denominato “Guide Etnee” appartenevano: Contarino Antonio (capo delle guide), Gemmellaro Giuseppe, Carbonaro Antonino, Consoli Salvatore, Anastasio Giuseppe, Costanzo Vincenzo, Leonardi Antonio , Leonardi Alfio, Gemmellaro Antonio, Galvagno Pietro e Gemmellaro Salvatore, le uniche riconosciute idonee all’accompagnamento nelle alte regioni dell’Etna fino alla sommità del cratere centrale; all’altro gruppo, denominato “Guide pei Monti Rossi” appartenevano: Salvatore Carbonaro (capo delle guide), Antonio Contarino, Gaetano Rizzo, Salvatore Chitè, Giuseppe Anastasio, Carmelo Chitè e Nunzio Contarino, si limitavano, invece, ad effettuare l’accompagnamento fino alla sommità dei Monti Rossi. Finiva così un’epoca di improvvisazione. Le guide avendo, quindi, un regolamento venivano fornite di una divisa, di un cappello e di uno stemma di riconoscimento, in modo da permettere al viaggiatore la sicurezza di affidarsi a persone, comunque, riconosciute o riconoscibili, anche perché i segni di appartenenza a tale categoria, andavano, man mano, uniformandosi in tutta Italia con la nascita dei vari comitati sezionali e regionali. Attualmente, le guide dell’Etna, uniche figure autorizzate all’accompagnamento ai sensi della L.R. 28 del 6/4/96, fanno parte del Collegio regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia

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Guide Alpine e Vulcanologiche

Le Guide dell'Etna sono figli di una grande "Mamma" che è l'Etna

Il nostro Team

Il Team, composto da Professionisti della montagna, da Guide Alpine e Vulcanologiche (regolarmente iscritte al Collegio Nazionale), nate e cresciute ai piedi dell’Etna, animate da un Grande Amore nei confronti di questa terra meravigliosa, ma soprattutto affezionate al loro grande Vulcano, che come sappiamo non ha eguali nel mondo

Le origini delle guide dell’Etna non sono certe. Le prime notizie risalgono alla fine del 18° secolo, già a quel tempo, le visite dei viaggiatori avvenivano in compagnia di guide, che conoscevano perfettamente i segreti della “ Grande Montagna ”. Tra loro si ha ancora memoria di un tal Biagio Motta, detto il “Ciclope”, per via della sua statura, e, che nel 1776, da un viaggiatore francese, “Roland de la Platiere ” veniva così descritto: “Un uomo alto, di circa 50 anni, un’impronta umana nella fisionomia, un’aria severa con un che di venerabile; camminava davanti a grandi passi, senza proferir parole, rispondendo brevemente e precisamente ad ogni domanda…” In genere, queste “guide” erano pastori, cacciatori, tagliaboschi che ben conoscevano le insidie ed i percorsi di un territorio così vario e vasto. Non erano regolamentati, per cui le loro prestazioni erano improvvisate, dovevano dare dimostrazioni di capacità fisiche e morali per poter conquistare la fiducia dei viaggiatori che avevano, oltre allo spirito di avventura, anche una buona dose di pregiudizi, al punto che Brydone diceva: “ Trovammo la gente che abita sulla montagna di una tale selvatichezza e di modi così incivili come non mi è mai capitato di vederne” o così come Eliseo Reclus, nella sua relazione di viaggio “ La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865” commentava: “…..ai di nostri non c’è altro rischio pei forestieri che passano da Nicolosi se non quello di essere assaliti e spogliati dai pitocchi, da guide e da ostieri. I più grandi viaggiatori, ritornando nelle proprie sedi, divulgavano, alla grande platea intellettuale del nord Europa, i diari delle loro esperienze di viaggio nel sud Italia, con dovizia di notizie, curiosità ed immagini ritratte dai loro disegnatori, a volte denigrando, ma tante volte esaltando le bellezze naturali della Sicilia ed in particolare dell’Etna. La descrizione minuziosa sulla maestosità del vulcano, sulle sue manifestazioni eruttive, sulla peculiarità di ambienti che solo l’Etna sa offrire; i boschi, così variegati di endemismi nelle tre grandi regioni vegetali, le sciare, il deserto lavico misto a lapilli e ceneri delle regioni alte, il cratere centrale insondabile con l’eterno pennacchio di fumo, i ridenti paesini arroccati sui suoi fianchi, ricchi di storia per le continue lotte contro il vulcano sostenute dagli uomini etnei, versatili ed intuitivi, disubbidienti e fertili, cocciuti e provvisori, che hanno saputo sempre mantenere un rapporto strano di odio ed amore con la grande montagna di fuoco. Il divulgare di queste notizie, insieme al rifiorire delle scienze naturalistiche ed alla presenza della massima espressione della vulcanologia, nei fratelli Gemmellaro, facevano affluire a Nicolosi un discreto numero di viaggiatori. Nacque così, in paese, il bisogno di creare le prime forme di strutture ricettive con le prime locande, le osterie e tutti quei servizi che potevano essere di ausilio ai bisogni delle persone che si avventuravano alla scoperta del vulcano (piccoli commercianti, artigiani, ecc..) Così parla di Nicolosi, Eliseo Reclus, sempre nella sua relazione di viaggio :”….il villaggio può vantarsi di due alberghi che digradano ogni altro di Sicilia per una relativa nettezza e per le comodità che vi si trovano”. Mario Gemmellaro, quindi, facendosi interprete dei bisogni dei viaggiatori che chiedevano l’assistenza di persone in grado di accompagnarli, ebbe l’idea ed organizzò fin dal 1804 il gruppo delle guide e dei mulattieri dell’Etna, esperti conoscitori degli impervi sentieri del vulcano. Le persone che dovevano fare da guida venivano reclutate, per conoscenza personale, direttamente dai fratelli Gemmellaro, scegliendole fra quelle che per capacità fisica, rettitudine morale, onestà e conoscenza della montagna, garantivano prestigio e sicurezza tali da potergli affidare i clienti che a loro si rivolgevano. La guida, autonomamente, sceglieva l’itinerario da proporre al cliente, ed in relazione al numero dei partecipanti ed al bagaglio degli stessi, organizzava un servizio di garzoni con lo scopo di trasportare il bagaglio del cliente, nel caso in cui l’escursione partisse a piedi da Nicolosi, o si faceva collaborare dal gruppo dei mulattieri, nel caso in cui i viaggiatori richiedessero di voler effettuare il viaggio a dorso dei muli. Il servizio di tali animali e dei loro conduttori, di norma, si esauriva con l’arrivo alla “Gratissima ”, una piccola casa di ricovero per i viaggiatori, alla base del cono terminale, lungo la via che solitamente si percorreva facendo la salita da Nicolosi. L’attività delle guide continuò sotto l’egida dei Gemmellaro e dei loro successori per circa 70 anni. Nel 1875 venne fondata a Catania la prima sezione Siciliana del “Club Alpino Italiano”. Il direttivo della sezione recepì i risultati del congresso alpino tenutosi in Domodossola nel 1870, dove l’Abate Garret trattò la questione dell’organizzazione delle guide e dei portatori e il bisogno di regolamentarne le funzioni e le tariffe. Il consigliere centrale, Orazio Spenna, inserì tale proposta nei punti all’ordine del giorno dello stesso congresso e l’assemblea approvò di dare mandato alle singole sezioni di compilare, in base alle esigenze ed ai bisogni del proprio distretto, un regolamento. Così nel 1877, due anni dopo la sua costituzione, venne realizzato il regolamento per le guide ed i portatori del C.A.I. della sezione di Catania. Le guide di Nicolosi, grazie al C.A.I., acquistarono quella identità che ancor oggi conosciamo come “ le guide dell’Etna ”, oltre ad avere avuto la riconoscenza e la gratitudine di milioni di visitatori che da quasi due secoli sono stati aiutati a svelare i segreti del nostro grande vulcano. Nello stesso anno, si costituì il primo gruppo di Guide e garzoni, formato da quelle persone che, comunque, si rifacevano all’organizzazione dei Gemmellaro e che a loro volta erano suddivisi in due gruppi, al primo denominato “Guide Etnee” appartenevano: Contarino Antonio (capo delle guide), Gemmellaro Giuseppe, Carbonaro Antonino, Consoli Salvatore, Anastasio Giuseppe, Costanzo Vincenzo, Leonardi Antonio , Leonardi Alfio, Gemmellaro Antonio, Galvagno Pietro e Gemmellaro Salvatore, le uniche riconosciute idonee all’accompagnamento nelle alte regioni dell’Etna fino alla sommità del cratere centrale; all’altro gruppo, denominato “Guide pei Monti Rossi” appartenevano: Salvatore Carbonaro (capo delle guide), Antonio Contarino, Gaetano Rizzo, Salvatore Chitè, Giuseppe Anastasio, Carmelo Chitè e Nunzio Contarino, si limitavano, invece, ad effettuare l’accompagnamento fino alla sommità dei Monti Rossi. Finiva così un’epoca di improvvisazione. Le guide avendo, quindi, un regolamento venivano fornite di una divisa, di un cappello e di uno stemma di riconoscimento, in modo da permettere al viaggiatore la sicurezza di affidarsi a persone, comunque, riconosciute o riconoscibili, anche perché i segni di appartenenza a tale categoria, andavano, man mano, uniformandosi in tutta Italia con la nascita dei vari comitati sezionali e regionali. Attualmente, le guide dell’Etna, uniche figure autorizzate all’accompagnamento ai sensi della L.R. 28 del 6/4/96, fanno parte del Collegio regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia

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Mountain and Vulcanological Guides

The Etna Guides are the children of a great "Mom" that is Etna

Our Team

The Team, composed of Mountain Professionals, Alpine and Vulcanological Guides (regularly enrolled at the National College), born and raised at the foot of Mount Etna, animated by a Great Love against this wonderful land, but especially fond of their great Volcano , Which we know has no equal in the world

The origins of the Etna guides are not certain. The first news dates back to the end of the 18th century, already at that time, travelers' visits took place in the company of guides, who knew perfectly the secrets of the "Great Mountain." Among them there is still memory of such a Biagio Motta, known as the "Cyclope" because of its stature, and which in 1776, by a French traveler, "Roland de la Platiere" was described as follows: "A tall man, about 50 years old, has a human footprint in appearance, a severe air with a venerable one; Walking in front of great steps, without speaking words, answering briefly and precisely to every question... " Generally, these "guides" were shepherds, hunters, cutters who knew well the pitfalls and paths of such a diverse and vast territory. They were not regulated, so their performance was improvised, they had to demonstrate physical and moral skills in order to gain the confidence of travelers who had, in addition to the adventure spirit, a good deal of prejudice, to the point Brydone said: " We found the people who live on the mountain of such wildness and ways as incurable as I have never seen them "or as Eliseo Reclus in his travel report" Sicily and the eruption of Etna in 1865 "commented : "... and there is no other risk to us than strangers passing Nicolosi if not to be assaulted and stripped of gossip, guides, and ostriches. The greatest travelers, returning to their homes, divulged the diaries of their travel experiences in Southern Italy to the great intellectuals of northern Europe with plenty of news, curiosity and images portrayed by their designers, sometimes denigrating, but many Sometimes exalting the natural beauty of Sicily and in particular of Etna. A detailed description of the majesty of the volcano, its eruptive manifestations, the peculiarity of environments that only Etna can offer; The woods, so varied of endemism in the three great vegetation regions, the skiing, the lava desert mixed with lapilli and ash of the high regions, the central crater unfathomable with the everlasting plume of smoke, the ridiculous villages perched on its sides, rich in History for the continual struggles against the volcano sustained by ethnically versatile and intuitive men, disobedient and fertile, cowardly and provisional, who have always been able to maintain a strange relationship of hatred and love with the great mountain of fire. The dissemination of these news, together with the reforestation of the natural sciences and the presence of the utmost expression of vulcanology, in the brothers Gemmellaro, made Nicolosi entertain a fair number of travelers. Thus, in the country, the need to create the first forms of accommodation with the first inns, taverns and all the services that could be of assistance to the needs of people who venture to discover the volcano (small traders, artisans, etc.) ..) So speaks of Nicolosi, Eliseo Reclus, always in his travel report: "... the village can boast of two hotels that digrade each other in Sicily for a relative lack of comfort and for the comfort that they find." Mario Gemmellaro, therefore, as an interpreter of the needs of travelers seeking assistance from people capable of accompanying them, had the idea and organized since 1804 the Etna team of guides and mules, expert acquaintances of the hard paths of the volcano . The people who were to be guided were recruited for personal knowledge directly by the brothers Gemmellaro, choosing them among those who for the physical capacity, moral straightness, honesty and mountain knowledge, guaranteed prestige and security so that he could entrust the customers who They addressed. The guide independently selected the route to be offered to the customer, and in relation to the number of participants and the baggage of the same, organized a garzoni service with the aim of carrying the luggage of the customer, in case the excursion departed Walking from Nicolosi, or collaborating with the group of mule grooms, in case the travelers demanded the trip to the back of the mules. The service of these animals and their conductors, as a rule, ended up with the arrival at the "Gratissima", a small shelter for travelers, at the base of the terminal cone, along the road that usually ran by climbing from Nicolosi. The activity of the guides continued under the aegis of the Gemmellaro and their successors for about 70 years. In 1875 Catania founded the first Sicilian section of the "Italian Alpine Club". The section's executive board received the results of the Alpine Conference held in Domodossola in 1870, where Abbot Garret addressed the issue of organizing guides and carriers and the need to regulate the functions They and the rates. The central counselor, Orazio Spenna, included this proposal in the points on the agenda of the same congress and the assembly agreed to mandate the individual sections to compile, according to the needs and needs of their district, a regulation. 1877, two years after its establishment, a regulation was made for CAI guides and carriers Of the section of Catania. The guides of Nicolosi, thanks to CAI, acquired the identity that we still know as "the guides of Etna", as well as having the gratitude and gratitude of millions of visitors who for almost two centuries have been Helped to unveil the secrets of our great volcano. In the same year, it was the first group of Guides and Garrigues formed by those people who, however, turned to the organization of the Gemmellaro and which in turn were divided into two groups, The first named "Etnee Guides" belonged to: Contarino Antonio (leader of guides), Gemmellaro Giuseppe, Carbonaro Antonino, Consoli Salvatore, Anastasio Giuseppe, Costanzo Vincenzo, Leonardi Antonio, Leonardi Alfio, Gemmellaro Antonio, Galvagno Pietro and Gemmellaro Salvatore Suitable for accompaniment in the high regions of Etna up to the top of the central crater; The other group, called "Guides for the Red Mountains", belonged to: Salvatore Carbonaro (leader of the guides), Antonio Contarino, Gaetano Rizzo, Salvatore Chita, Giuseppe Anastasio, Carmelo Chitè and Nunzio Contarino, but limited to accompanying Up to the summit of the Red Mountains. It was thus a time of improvisation. The guides, having a regulation, were provided with a uniform, hat, and coat of arms, so that the traveler would be able to rely on people, however, recognized or recognizable, also because the signs of belonging to This category, went hand in hand with the whole of Italy, with the emergence of the various sectional and regional committees. At present, the Etna guides, the only figures authorized to accompany the LR 28 of 6/4/96, are part of the Regional College of the Alpine and Vulcanological Guides of Sicily

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Eruzione del 2002

Escursione alla "Bottoniera del 2002"

PIANO PROVENZANA

L'eruzione dell'Etna del 2002 è durata dal 27 ottobre al 29 gennaio dell'anno seguente. Essa è nota soprattutto per il connesso Terremoto di Santa Venerina che recò molti danni al versante orientale del vulcano, in particolare al paese che gli ha dato il nome, Santa Venerina.
Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta, ed è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. La notte tra il 26 e il 27 ottobre comincia una forte crisi sismica sul versante sud e nord, su quest'ultimo versante vengono distrutti dai terremoti due edifici adibiti ad attività ristorative ed alberghiere.
L'eruzione prese piede dopo poche ore dall'inizio della crisi sismica. Sviluppo Si aprono fratture sia sul versante sud sia su quello nord. La forte attività freato-magmatica provoca colonne di cenere alte chilometri. In tutti e due i versanti si formano delle bocche "a bottoniera".
A metà mattinata del 27 ottobre le colate radono al suolo Piano Provenzana, compresi i negozi di souvenir e i due alberghi. Su questo versante l'eruzione termina il 7 novembre, ma le colate non minacciano i paesi sottostanti (Linguaglossa). Il 29 ottobre, a causa delle forti deformazioni del fianco orientale e della spinta del magma, vi è una sequenza di forti sismi che provocano ingenti danni ai paesi della fascia orientale: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. L'emissione di cenere continua senza sosta dalle bocche meridionali, arrivando anche in Africa (Libia) e nelle isole greche.
Chiude l'Aeroporto di Catania, ma anche quello di Reggio Calabria a causa della produzione piroclastica[1]. Nella foto in alto, eseguita dalla ISS verso sud est, è visibile il pennacchio di cenere, prima catturato da un basso livello di venti diretti verso sud-est, e ad altitudini più elevate verso sud e verso l'Africa.
I pennacchi di fumo chiaro, visibili sui versanti, sono prodotti da incendi boschivi provocati dalla lava che scorre nelle pinete sul pendio della montagna. Si formano due coni principali, uno a quota 2750 m e l'altro a quota 2800 m e formano un'unica struttura. Viene seppellito per sempre sotto tonnellate di materiale vulcanico il rifugio Torre del Filosofo.
Le colate si dividono in due bracci principali: uno scende verso il giardino botanico Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), sul versante sud-ovest e l'altro in direzione del rifugio Sapienza. Anche stavolta questa struttura resiste al fuoco ma vengono investiti dalla lava il centro servizi di Nicolosi e un bar.
Conclusione L'eruzione termina il 29 gennaio 2003; l'emissione di lava, di cenere e di altri prodotti vulcanici viene stimata intorno ai 160 milioni di metri cubi.



CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE

Si tratta di un percorso facile e non impegnativo, per chi non è abituato a fare lunghe passeggiate a piedi o per chi ha dei bambini al seguito. La prima parte del percorso vi porterà in mezzo all’immensa frattura eruttiva del 2002/2003; si tratta di uno squarcio nel terreno apertosi in seguito ad una delle eruzioni più imponenti degli ultimi 100 anni.
La scalata verso i crateri è breve e i bambini non hanno problemi a superarla. Arrivati in cima il sentiero procede proprio sul bordo delle bocche vulcaniche, dai cui picchi più elevati meravigliose vedute panoramiche del mar Tirreno e del mar Ionio lasceranno nei vostri occhi quello stupore che solo la natura è in grado di suscitare.
L’intero percorso è adatto anche a bambini per fargli vivere una giornata a contatto con la natura.
La durata effettiva della camminata è di 2 h 30 min. circa, intervallata da parecchie soste.
A fine escursione è possibile fermarsi a Piano Provenzana per visitare una bellissima galleria fotografica dell'Etna.

Partenza dalle 09:00 in poi.
(L'escursione pomeridiana è possibile solo nel periodo estivo).
Si consiglia in ogni caso di portare acqua e un piccolo spuntino (cioccolata, frutta, snack).
Come vestirsi ABBIGLIAMENTO Abbigliamento Estivo: Scarpe da ginnastica o trekking, K-Way o giacca a vento, cappellino, occhiali da sole, protezione solare.
Abbigliamento Invernale: Si consiglia di vestirsi a strati: giacca anti vento, cappotto/piumino, maglione/pile, t-shirt, guanti, sciarpa, scarpe da trekking, cappellino, occhiali da sole

Piano Provenzana - Etna nord

2,30 ore

Piano Provenzana

Piano Provenzana

I vulcani hanno da sempre catturato l’attenzione e la curiosità dell’uomo che, spinto da un misto di timore e meraviglia, ha cercato, dalla notte dei tempi, di capire gli eventi legati alle attività dei vulcani stessi (eruzioni, colate laviche, terremoti ecc.) interpretando, a volte, questi esplosivi fenomeni con grande fantasia. Indubbiamente i vulcani sono la piú viva testimonianza del fatto che il nostro pianeta, Gaia per gli antichi, è un sistema complesso in continua evoluzione e trasformazione: i terremoti, la lava, il fumo e le ceneri ne rappresentano l'anima tormentata. Per la loro unicità ed importanza, sia dal punto di vista scientifico sia per la sicurezza di chi vi abita nei pressi, i vulcani sono oggetto di continui studi ed attente ricerche da parte delle equipe scientifiche mondiali. Facendo un salto nel passato, andando a vedere come i vulcani erano visti dai nostri antenati, le prime informazioni si hanno dagli antichi greci per i quali le eruzioni vulcaniche erano provocate dai Titani che combattevano contro gli Dei dell'Olimpo e che nei loro furiosi scontri percuotevano violentemente la Terra la quale reagiva vomitando il fuoco nascosto nelle proprie viscere. Il piú grande dei Titani era Tifone, che venne punito dagli Dei per la sua insolenza nel volerli combattere. Imprigionato sotto il vulcano Etna, Titano non si diede per vinto e si ribellò scuotendo la terra per la rabbia e facendo uscire il suo alito incandescente dalla bocca del vulcano.

Sempre nei miti greci ciò che fuoriusciva dagli altri vulcani del Mediterraneo erano il fumo e le scintille provocate dal lavoro di Efesto, Dio del fuoco che produceva nel suo laboratorio sotto il mare fulmini per Giove e armi per Achille, aiutato dai ciclopi, il cui unico occhio simboleggia la bocca di un vulcano e la loro statura e forza quella delle montagne. I romani ereditarono queste leggende greche sostituendo i nomi dei protagonisti: Tifone divenne Encelade ed Efesto divenne Vulcano, il dio romano del fuoco. Dal punto di vista scientifico furono proprio i greci a formulare le prime ipotesi sulla natura dei vulcani osservando la devastante eruzione di un vulcano posto sull'isola di Santorini che, nel 1650 a.C., scosse la fiorente civiltà cretese. L’eruzione produsse prima un potente strato di pomice e dopo una breve calma provocò l’esplosione del vulcano stesso, distruggendo l'intera isola di Santorini che rimase sotto uno strato di pomice di circa sessanta metri. Quello che restò del vulcano sprofondò nel mare causando un maremoto con onde alte duecento metri che spazzarono via gli insediamenti costieri cretesi. La vicenda fu descritta da Platone nella sua opera Crizia ed è da qui che probabilmente ebbe origine la leggenda di Atlantide. Cenni sugli effetti drammatici delle eruzioni vulcaniche nel passato si trovano anche nel Vecchio Testamento: secondo alcuni le famose piaghe d'Egitto furono le conseguenze disastrose dell'eruzione del vulcano di Santorini cosí come un'altra ipotesi riguarda la fuga dall'Egitto, permessa dal ritiro delle acque del mar Rosso, che potrebbe essere stata una conseguenza del maremoto provocato dallo stesso episodio. Passando a tempi piú recenti nel 79 d.c. Plinio il Giovane descrisse l'eruzione del Vesuvio che provocò la distruzione di Ercolano e Pompei. Plinio il Giovane scrisse due lettere nelle quali riportò una descrizione estremamente dettagliata dei fenomeni vulcanici osservati. Ancora oggi alcuni termini scientifici usati nella vulcanologia derivano proprio da questi manoscritti. Anche nella classificazione che viene usata per distinguere i diversi tipi di vulcani, introdotta dal geologo francese Lacroix nel 1908, si usano alcuni termini di Plinio il Giovane.

Da allora la geologia e la vulcanologia, che studia i vulcani e le manifestazioni correlate, hanno fatto molti passi avanti nelle scoperte relative a che cosa sono i vulcani, come si sviluppano e come evolvono, formulando le modalità di sviluppo e la natura dei vulcani e delle eruzioni. In modo molto semplice, ed anche abbastanza intuitivo, un vulcano può essere definito come una fenditura nella crosta terrestre, in corrispondenza della quale il materiale fuso, chiamato magma, dall'interno della Terra arriva in superficie nel corso di una eruzione, fuoriesce dal vulcano e si raffredda sulla superficie del nostro pianeta, trasformandosi in roccia chiamata lava. Durante un’eruzione, a volte, il magma può rimanere intrappolato all’interno della crosta terrestre senza raggiungerne la superficie. In questo caso la lava si raffredda all'interno della crosta stessa e si trasforma in roccia solida che viene detta roccia plutonica o intrusiva, in contrapposizione alla lava solidificata in superficie che si trasforma in roccia effusiva.

Ciò che noi vediamo dei vulcani è solo la parte esterna, chiamata cono o edificio vulcanico, ma al di sotto della superficie terrestre si trovano la zona di alimentazione, la camera o bacino magmatico, ed i condotti, chiamati camini, attraverso i quali il magma risale in superficie attraverso le aperture, dette crateri. Il magma si forma a parecchi chilometri di distanza dalla superficie terrestre, all’interno del mantello terrestre, dove la temperatura delle rocce può raggiungere i 1500 gradi centigradi, portandole alla loro fusione. Nel mantello però, a causa della forte pressione delle rocce sovrastanti, le rocce presenti non fondono completamente, ma generano un "fluido plastico" in grado di muoversi lentamente verso la superficie terrestre. Generalmente i materiali che fuoriescono da un vulcano tendono ad accumularsi attorno al luogo di emissione dando luogo agli edifici vulcanici che, a seconda delle modalità e tipologia dell’eruzione, possono assumere forme e dimensioni differenti. Queste differenze sono fortemente legate alla composizione chimica e fisica del magma e alla situazione geologica nella quale lo stesso si forma: sul fondo del mare, in mezzo ad un continente, su un’isola. Ogni variazione di queste caratteristiche genera un differente tipo di eruzioni che a loro volta, a secondo di come avvengono, danno origine a diversi prodotti vulcanici e a diversi tipi di vulcani. Tra i principali fattori che determinano la natura di un'eruzione sono fondamentali: la composizione chimica del magma, la sua temperatura e la quantità di gas disciolti in esso. I primi due fattori controllano la capacità di movimento del magma, detta piú precisamente viscosità: maggiore è la viscosità di un magma, maggiore è la sua difficoltà di muoversi e correre lungo le superfici. L’elemento che conferisce maggiore o minore viscosità ad un magma, e di conseguenza il tipo di eruzione associato, è la quantità di silice (la cui composizione chimica è SiO2). I magmi si differenziano, in funzione della silice che contengono, in due grandi categorie: quelli poveri di silice, detti basici, che danno origine alle rocce mafiche (come ad esempio il basalto che è formato per circa il 50% di silice) e quelli ricchi di silice, detti acidi, contenenti oltre il 70% di silice, che danno origine alle rocce sialiche (come ad esempio i graniti). Maggiore è il contenuto in silice di un magma, maggiore è la sua viscosità in quanto l’elevata concentrazione di silice nella roccia fusa determina, durante la risalita della lava dal profondo della terra ed il suo raffreddamento, la formazione di un tipo di minerali, chiamati tectosilicati, che per la loro stessa struttura ostacolano il flusso della lava. Al contrario la maggiore concentrazione di gas nel magma (rappresentati generalmente da acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio, idrogeno solforato e acido cloridrico) ne aumentano la fluidità.

Man mano che un magma inizia la sua risalita dall’interno della terra verso la superficie succede che le pressioni alle quali è sottoposto diminuiscono rapidamente, causando la liberazione dei gas che prima erano disciolti nel magma. Nei magmi sialici, a causa dell'alta viscosità, la fuoriuscita dei gas avviene sempre in modo violento tanto che le eruzioni di questo tipo sono sempre esplosive e distruttive. Mentre nelle lave mafiche, grazie alla loro bassa viscosità, si hanno emissioni gassose calme con eruzioni non distruttive né esplosive. Tanto per fare degli esempi: l'Etna ed i vulcani hawaiani sono alimentati da magmi di tipo basaltiche generano eruzioni relativamente tranquille, mentre il Vesuvio, alimentato da magmi salici, ha sempre generato eruzioni esplosive e catastrofiche. Non sempre in un vulcano il magma riesce a fuoriuscire dalla bocca , a volte porzioni di lava possono rimanere intrappolate all’interno della crosta terrestre dando origine a corpi di grandi dimensioni, costituiti da rocce intrusive, che prendono il nome di batoliti. Le modalità di un’eruzione vulcanica determinano la struttura dello stesso vulcano e la sua evoluzione nel tempo. A secondo delle differenti modalità si possono avere diversi edifici vulcanici che sono classificati e denominati in funzione della loro forma ed origine. Anzitutto una prima classificazione di massima (Cas e Wright, 1987) suddivide i vulcani in due tipologie: monogenici e poligenici. I vulcani monogenici sono il prodotto di una singola eruzione, o di una fase eruttiva, che può durare anche alcuni anni, caratterizzando un periodo di attività persistente nel corso del quale il magma viene espulso a seguito di episodi eruttivi discreti a carattere effusivo o esplosivo. Questi periodi di attività possono essere considerati come una singola eruzione prolungata e sono generalmente caratterizzati dall'emissione di magma a composizione costante. I vulcani poligenici, al contrario, sono generati da piú eruzioni, generalmente separate da periodi di tempo relativamente lunghi, che possono coinvolgere magmi di differente composizione. Una differenza sostanziale tra vulcani monogenici e vulcani poligenici è data dal sistema di alimentazione del magma che nei primi è costituito da un condotto semplice, che viene utilizzato solamente nel corso di una singola eruzione o di una fase eruttiva prolungata, mentre nei vulcani poligenici si ha la presenza di un sistema complesso, costituito da una complessa rete di canali e condotti che possono essere utilizzati piú di una volta per alimentare differenti eruzioni.

Una seconda classificazione dei vulcani è legata alla modalità di accumulo dei materiali attorno alla bocca eruttiva: ad esempio nel caso di eruzioni esplosive può accadere che non si abbia accumulo di materiali attorno al centro eruttivo, in questo caso non si formerà un edificio vulcanico ma si avrà semplicemente la formazione di un cratere. In situazioni di eruzioni fortemente esplosive, alimentate da enormi volumi di magma, si possono generare strutture depresse rispetto alla superficie terrestre, dovute al repentino svuotamento del serbatoio magmatico e al collasso delle rocce poste a tetto di tale serbatoio, che vengono chiamate caldere e che possono avere notevoli estensioni areali.

I vulcani vengono distinti in base alla forma dell'edificio vulcanico con i seguenti nomi: Vulcani a scudo, hanno una forma convessa verso l'alto e la base circolare o ellittica e si originano per l'accumulo di colate laviche a composizione basaltica. I vulcani a scudo sono, a loro volta, ulteriormente distinti in: a) vulcani a scudo di tipo hawaiano, che sono vulcani poligenici, generalmente di grandi dimensioni (anche con diametro di base fino a 100 km) e di forma ellittica, b) vulcani a scudo di tipo islandese, generalmente monogenici e di piccole dimensioni e c) vulcani a scudo tipo Galápagos che sono un via di mezzo tra le due tipologie precedenti. Coni vulcanici che possono essere coni di scorie o pomici, che formano piccoli edifici monogenici, di forma approssimativamente circolare con un cratere sommitale di forma semisferica, coni ed anelli di tufo che si formano a seguito di eruzioni sottomarine e che compongono edifici monogenici i cui crateri hanno il fondo situato topograficamente al di sopra della superficie di base dell'edificio. Stratovulcani, o piú propriamente vulcani compositi, che formano edifici vulcanici composti dall'accumulo di colate laviche e prodotti piroclastici intercalati, emessi nel corso di ripetute eruzioni che si verificano in corrispondenza del medesimo centro eruttivo. Gli stratovulcani sono caratterizzati dalla presenza di un cratere sommitale che, nel corso di eruzioni fortemente esplosive, può essere significativamente allargato a formare una vera e propria caldera. Vulcani negativi, che formano una depressione piú o meno marcata nella crosta terrestre, rappresentata da un cratere o da una ampia zona di collasso vulcano-tettonico e che si differenziano in caldere, strutture originatesi da un collasso vulcano-tettonico e che si presentano come ampie depressioni subcircolari o ellittiche con pareti interne subverticali e che si originano a seguito del collasso di una parte piú o meno cospicua del tetto di una camera magmatica svuotatasi improvvisamente a seguito di una grossa eruzione ed infine i maar che sono edifici vulcanici di altezza modesta che si originano nel corso di eruzioni freatomagmatiche, caratterizzati da versanti interni molto ripidi e con il fondo posto a quota inferiore rispetto al piano campagna. Parlando dei vulcani e delle loro forme sorge spontanea una domanda: dove si trovano i vulcani? Guardando una carta del mondo si nota che i vulcani non sono disposti in modo casuale, ma la loro distribuzione ed ubicazione segue un certo ordine. La maggior parte di essi infatti si trovano in corrispondenza dei contatti tra le varie placche tettoniche che formano la crosta terrestre, ed in particolare i vulcani si formano lungo i margini di subduzione delle placche, cioè quelle porzioni dove una placca tettonica sprofonda sotto l'altra. Altri vulcani si trovano, invece, lontani da questi margini attivi, come quelli dell'arcipelago delle Hawaii, e si collocano in aree definite “hot spots”, cioè “punti caldi”, ovvero particolari situazioni dove si ha una fessurazione della crosta terrestre attraverso la quale il magma risale direttamente dal profondo della terra. Ad oggi abbiamo molte risposte sui vulcani e sui loro meccanismi di funzionamento, ma ancora molto rimane da scoprire ed interpretare. Nel frattempo i vulcani con le loro spettacolari, e a volte distruttive, eruzioni continuano ad esercitare su di noi un fascino antico e misterioso.

Il vulcano piú alto del mondo è il Guallatiri che si trova in Cile e raggiunge la quota di 6060 metri sul livello del mare. Il Krakatoa, vulcano con una caldera sommersa che si trova nello stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, è famoso per aver prodotto nel 1883 una delle maggiori esplosioni naturali mai registrate, il rumore fu udito fino a 4’000 km di distanza. In seguito all'eruzione si formò una caldera di sprofondamento di 6 km di diametro e si sviluppò un'onda di maremoto alta 30 metri. Il Paricutin è un cono di scorie e lava sorto nel 1943 in un campo di granoturco, sotto gli occhi increduli di un contadino. Nel suo breve periodo di vita ha costruito un cono alto 410 metri, con estesi campi di lava. Dal 1952 non è piú attivo. Il Katmai, in Alaska, è uno stratovulcano con caldera e lago la cui eruzione del 1912 fu tra le piú grandi avvenute nel mondo in tempi storici: in due giorni spessi depositi di cenere coprirono un'area enorme e una valanga incandescente colmò una valle larga 3 km e lunga 20, creando quella che viene definita "Valle delle Diecimila Fumate". La caldera sommitale, del diametro di 3 km, si formò per sprofondamento. L'ultima eruzione risale al 1974. Nel mondo i vulcani piú attivi, considerati pericolosi e quindi tenuti sempre sotto osservazione, sono una decina. Si trovano tutti nella cintura di fuoco, intorno al Pacifico. In Messico ci sono il Colima e il Popocatepetl. Nelle Filippine c' è Majon, sull'isola di Giava (Indonesia) Merapi; in Guatemala Fuego, alle Hawaii c'è Hilo; in Costa Rica Arenal, in Giappone Mount Oyama, sull'isola di Miyakesima. A questi vanno aggiunti anche i vulcani di Sufliere Hills nelle Antille, Shiveluch nella penisola Kamchatka e Tungurahua in Ecuador. L’eruzione del monte Pinatubo, nelle Filippine, avvenuta nel 1991, fu talmente potente da modificare il clima di quell'anno rendendolo piú freddo tanto che venne chiamato anche "l'anno senza estate" perché le polveri rilasciate dal vulcano si espansero a livello planetario formando una coltre che impediva ai raggi solari di raggiungere la terra.

Per vedere un vulcano non bisogna fare molta strada, la vicina Italia è un paese ricco di vulcani ancora attivi, dal punto di vista vulcanologico. In totale sul territorio italiano sono presenti 10 complessi vulcanici che presentano tuttora attività, alcuni di livello esplosivo, con fuoriuscita di materiali piroclastici e colate laviche, altri producono esalazioni gassose e/o di vapore. I Campi Flegrei, il cui nome deriva dal verbo greco flego (infiammo) si trovano a nord-ovest di Napoli e sono costituiti da una serie di crateri, alcuni dei quali attualmente trasformati in laghi; i Colli Albani si trovano nell'area montuosa situata a sud-est di Roma, l'ultima eruzione si è verificata diverse migliaia di anni fa, è un complesso di vulcani quiescenti, non estinti; l’Etna è situato a nord di Catania, la sua attività è iniziata 700-500.000 anni fa, l’ultima eruzione è avvenuta nel maggio 2008, ed è quindi considerati un vulcano attivo, Il suo nome deriva dal verbo greco aitho (brucio) ed è uno dei piú grandi vulcani della terra ed il piú alto d'Europa; Ischia è posta di fronte al golfo di Napoli ed è la parte emersa di un rilievo vulcanico sottomarino di grandi dimensioni; l’Isola Ferdinandea è un'isola vulcanica che emerse in seguito ad un'eruzione avvenuta nel 1831 ed è posta fra la Sicilia e Pantelleria, la sua cima si trova attualmente a circa 6 metri sotto il livello marino; Lipari è la piú grande delle isole Eolie, la cui ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C.; Stromboli appartiene all'arcipelago delle Eolie, il suo nome deriva dal termine greco strongulos (rotondo), ma anche strombos (trottola), per le sue forme sinuose. Il vulcano è perennemente attivo, con continue manifestazioni, sia esplosive, con lanci di materiale piroclastico e ceneri, che sottoforma di colate laviche. Con la sua persistente attività, lo Stromboli è considerato uno dei piú attivi vulcani della terra; Vulcano, altra isola delle Eolie, ha avuto l'ultima eruzione nel 1888-1890. Il suo nome deriva dal dio Vulcano e il termine è stato poi utilizzato per indicare tutte le montagne con attività eruttiva. Pantelleria è un isola del Mediterraneo centrale, a sud-ovest della Sicilia, l’ultima eruzione si è verificata nel 1891; il Vesuvio, situato sulla costa est del golfo di Napoli, è divenuto celebre per la distruttiva esplosione avvenuta nel 79 d.C., che ha sepolto le città di Ercolano e Pompei. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1944, l'origine del nome è tanto misteriosa quanto discussa.

Eruption of 2002

Excursion to "Bottoniera del 2002"

PIANO PROVENZANA

The eruption of Etna in 2002 lasted from 27 October to 29 January of the following year. It is well-known for the related Holy Veneration Earthquake that caused many damage to the eastern slope of the volcano, particularly the country that gave it the name, Holy Venerina.
This eruption has been called the perfect eruption, and is to be considered the most explosive of the last 100 years. The night between 26 and 27 October begins a strong seismic crisis on the south and north slopes, on the latter side two buildings used for restaurant and hotel activities are destroyed by the earthquakes.
The eruption took off after a few hours from the beginning of the earthquake crisis. Development Fractures occur both on the south and north. The strong magma activity causes ash columns of high ash. In both sides, the "bottoniera" mouths are formed.
In the middle of the morning of October 27, the rivers flood the Provenzana Plan floor, including souvenir shops and the two hotels. On this side, the eruption ends on 7 November, but the castles do not threaten the underlying countries (Linguaglossa). On October 29, due to the strong deformations of the eastern flank and the thrust of magma, there is a sequence of strong earthquakes that cause massive damage to the easternmost countries: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. The ash emission continues uninterruptedly from the southern mouths, arriving also in Africa (Libya) and in the Greek islands.
Closes the Catania Airport, but also that of Reggio Calabria because of the pyroclastic production [1]. In the photo above, carried out by the ISS to the southeast, the ash plume is visible, first captured by a low level of south-east winds, and at higher altitudes to the south and towards Africa. Two main cones are formed, one at 2750 m and the other at 2800 m, forming a single structure. The shelter of the Philosopher's Tower is buried for ever under tons of volcanic material.

The castles are divided into two main arms: one goes down to the botanical garden Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), on the southwest side and the other in the direction of the Sapienza shelter. Even this time this structure resists the fire, but the lava Nicolosi's service center and a bar are invested.
Conclusion The eruption ends on January 29, 2003; The emission of lava, ash and other volcanic products is estimated at around 160 million cubic meters.

CURRENT CHARACTERISTICS

This is an easy and uncompromising journey for those who are not used to walking long or for having children. The first part of the journey will take you through the immense eruptive fracture of 2002/2003; It is a jumble in the open ground following one of the most impressive eruptions of the last 100 years.

The climb to the craters is short and the children have no problem overcoming it. When you get to the top, the trail goes right on the edge of the volcanic mouths, from which the highest spectacular panoramic views of the Tyrrhenian Sea and the Ionian Sea will leave in your eyes that amazement that nature can only arouse.
The whole trail is also suitable for children to make a day in contact with nature.
The actual walking time is 2 h 30 min. About, interrupted by several stops.
At the end of the excursion you can stop at Piano Provenzana to visit a beautiful photo gallery of Etna.

Departure from 09:00 onwards.
(Afternoon excursion is only possible in summer).
In any case, it is advisable to bring water and a small snack (chocolate, fruit, snacks).
How to dress CLOTHING Summer Clothing: K-Way or windbreakers, hats, sunglasses, sun protection.
Winter Clothing: It is recommended to dress in layers: wind jacket, coat / duvet, sweater / pile, t-shirt, gloves, scarf, hiking shoes, cap, sunglasses

Piano Provenzana - Etna nord

2,30 ore

Piano Provenzana

Piano Provenzana

Escursioni ETNA

"Emozionanti Escursioni ai Crateri Sommitali (3323 metri) con Guide Alpine o Vulcanologiche"

ETNA Excursion


Le escursioni che possiamo proporVi sono le seguenti:

VERSANTE SUD - RIFUGIO SAPIENZA
ritrovo presso il piazzale alle ore 9.00 circa, poi in funivia fino a 2500 metri, poi Trekking costeggiando la valle del Bove e le ultime colate laviche, poi a quota 2900 sarà possibile visitare il recente teatro eruttivo (aprile 2017), e poi discesa a piedi lungo il canalone della montagnola, o anche si potrà ridiscendere in Funivia.
Durata 4 ore circa..

VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA

Versante dalla bellezza incomparabile.. Su queste versante possiamo proporvi un trekking nel teatro eruttivo del 2002 che ha di fatto distrutto tutte le attività ricettive di Piano Provenzana, il trekking parte da quota 1800 metri, in circa mezz’ora si giungerà sulle bocche eruttive chiamate a “bottoniera”, entreremo nel cuore di questa lunga affascinante frattura eruttiva , fino ad una quota di 2200 metri, durante la discesa di potrà visitare la frattura del 1911 e rientrare a Piano Provenzana. Durata: 2 ore circa


AL MOMENTO PURTROPPO NON è POSSIBILE EFFETTUARE LE ESCURSIONI AI CRATERI SOMMITALI (3329 METRI)
Pertanto l’attività escursionistica è limitata fino alla quota di 2920 metri (ordinanza Sindacale).

Non appena verrà variato il livello di criticità, e sarà possibile effettuare le escursioni ai Crateri Sommitali (3329 metri), ecco le nostre proposte:

DAL VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA

Raggiungere la cima di un vulcano, sentirne il suo respiro, i suoi brontolii, è senza dubbio un'emozione indescrivibile. La cima del vulcano Etna, potrà essere raggiunta o dal Versante Nord (Piano Provenzana) o dal Versante Sud (Rif. Sapienza).
Dal versante ETNA Nord - PIANO PROVENZANA la salita potrà essere effettuata in due tipologie: ESCURSIONE CLASSICA: Salita e discesa con i mezzi 4x4 Partenza da Piano Provenzana (Etna Nord, quota 1800 m), salita con i mezzi 4x4 fino a quota 2900 m. Da qui proseguimento a piedi. Visita del Cratere centrale e Bocca Nuova. In seguito ritorno nel luogo in cui il bus 4x4 aveva lasciato il gruppo e ritorno con il mezzo 4x4 fino a Piano Provenzana. La fattibilità dell'escursione dipende dall'attività vulcanica presente e dalle condizioni meteo.
L’ESCURSIONE È ASSOLUTAMENTE VIETATA A CARDIOPATICI , ASMATICI E IPERTESI.

Durata escursione: 2 ore e mezza circa.

Difficoltà: facile/media Il luogo per l'incontro con la Guida Alpina è la biglietteria della società che si trova a Piano Provenzana-Etna Nord.



RIENTRO IN TREKKING: SALITA CON I MEZZI 4X4 e DISCESA A PIEDI



L'escursione parte da Piano Provenzana, a bordo di pulmini 4x4 , si salirà costeggiando a pochi metri la frattura createsi dall'eruzione del 2002, in circa 25 minuti si raggiungerà Piano delle Concazze, in uno scenario lunare, si proseguirà fino alla quota di 2990 circa.
Successivamente a piedi in poco meno di mezz'ora si raggiungeranno i Crateri Sommitali, dapprima si visiteranno i Cratere Centrale e Bocca Nuova, successivamente ci porteremo sul Cratere di Nord-Est (il più’ alto), e da quest’ultimo inizierà la discesa a piedi, in direzione dell’Osservatorio di Piano delle Concazze.
Dopo una breve pausa, inizierà una divertente discesa all’interno del canalone delle “quarantore”, che ci porterà direttamente a Piano Provenzana.

Tempi di percorrenza: 5h circa
Difficoltà: media. Necessari scarponi da trekking, e abbigliamento da montagna.
Possibilità di noleggio in loco. Occorre prenotare

DAL VERSANTE SUD
La salita si effettuerà dapprima in funivia, poi pulmini 4×4 fino a quota 2900m nella zona di Torre del Filosofo,da qui dopo circa 1,5h di cammino in salita si Arriva sull’orlo della Bocca Nuova(3250m), apertasi nel 1968, probabilmente il cratere più impressionante.
Aggirando la Bocca Nuova ci si ritrova sull’orlo del Cratere Centrale e da qui salendo in ripida ma breve salita per il Cratere di Nord Est, formatosi nel 1911 e vera e propria cima dell’Etna (3340m).
Dalla cima possiamo spaziare a 360° con lo sguardo,e se la giornata lo permette scorgere verso nord le isole Eolie.
Dalla cima iniziamo la discesa lungo un ripido ma facile sabbione passando per l’anfiteatro vulcanico della Valle del Bove,una spettacolare caldera di 8km di lunghezza e 4km di larghezza,fino a ritornare al punto di partenza a quota 1900m.

Attrezzatura consigliata: Dati I venti vigorosi sull'Etna e’ consigliato l’uso di una giacca antivento in gore-tex,di un paio di occhiali per proteggersi da improvvise raffiche di vento, e naturalmente di un paio di scarponcini alti da montagna.
Dislivello in salita: 300m.
Dislivello in discesa: 400

ALTRI ITINERARI..

Grande Traversata Etna Nord - Etna Sud o viceversa. Grotta del Gelo e Grotta dei Lamponi Monti Sartorius Serracozzo Pizze Deneri e tanti altri... meravigliosi itinerari..

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Cave and Trekking

La Grotta dei Lamponi, La Grotta dei Tre livelli, la Grotta Cassone, la Grotta della Neve e la Grotta del Gelo

Among the most fascinating attractions of the Etna volcano we find the numerous lava flow caves (over two hundred), of which some, including those with an horizontal extension, can be visited (accompanied by a guide and with appropriate equipment such as bats and light bulbs ).
Caves of this type can only be found in Europe on Etna and Iceland.
This particular type of cave is formed by swapping the lava during the castings. This process consists in the cooling and solidification of the outside of the cast, as it is in contact with the atmosphere, while the lava flow inside the casting continues to flow, maintaining its heat as in a tunnel, until it is fed . Once the casting begins to extinguish the pipeline begins to empty, leaving the place to a lava flow cave.
The length of the caves is extremely variable (from tens of meters to over a mile).
Inside the caves you can observe phenomena such as "dog teeth", or lava rolls that form along the walls, formed due to high lava temperatures.


Below are some of the most fascinating and easily accessible caves in Etna:

The Raspberry Grotto,
The Three Level Cave,
The Cave Cave,
The Snow Cave and the Grotto of the Frost, which contains a small perennial glacier.

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Ufficio Guide - Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Piano Provenzana - Etna Nord

Excursions Etna

"Wonderful Excursions to the Summit Craters (3323 meters) with Mountain or Vulcanological Guides""

ETNA Excursions

At the moment it is not possible  do the excursions to get to the top (3329 METERS)
Therefore, the hiking activity is limited to 2920 meters (trade union order).

The excursions we can offer you are the following:

SOUTH VERSANT - REFUGE SAPIENCY
I will meet at the square at 9.00 am, then on a cable car up to 2500 meters, then trekking along the Bove valley and the last lava flows, then at 2900 it will be possible to visit the recent eruptive theater (April 2017), and then descent to Walk along the mountain canal, or even you can go down to the Cable Car.
Duration about 4 hours ..

NORD PROVIDER <

From the incomparable beauty .. On this side we can offer you trekking in the eruptive theater of 2002 which has actually destroyed all the activities of Provence Plan, the trekking starts at 1800 meters, in about half an hour you will reach the eruptive mouths called "bottoniera", we will enter In the heart of this long fascinating eruptive fracture, up to a height of 2,200 meters, during the descent you can visit the 1911 fracture and return to Plan Provenzana. Duration: about 2 hours



As soon as the critical level changes, you will be able to make excursions to the Summit Craters (3329 meters), here are our proposals:
FROM THE NORTHERN VERSANT - PLAN PROVENZANA

Getting to the top of a volcano, feeling its breath, its grunts, is undoubtedly an indescribable emotion. The top of the Etna volcano can be reached either by the North Verso (Provencal Plan) or the South Verso (Ref. Sapienza).
From the slope ETNA Nord - PLAN PROVENZANA the climb can be made in two types: CLASSIC EXCURSION: Up and down by 4x4 vehicles Departure from the Provenzano Plan (Etna Nord, 1800 m), climb up 4x4 up to 2900 m. From there continue on foot. Visit of the Central Crater and New Bocca. Then return to the place where the 4x4 bus left the group and return with the 4x4 vehicle to Plan Provenzana. The feasibility of the excursion depends on the volcanic activity present and weather conditions.
EXCURSION IS ABSOLUTELY FORBIDDED TO CARDIOPATIC, ASMATIC AND IPERTESI.

Duration of excursion: about 2 and a half hours.

Difficulty: easy / medium The place for meeting with the Alpine Guide is the ticket office of the company located at Piano Provenzana-Etna Nord.

No reservations are made.
TICKETS OPEN ON 9 AM. FIRST DEPARTURE HOURS 10:00 ABOUT THESE ARE OTHER DEPARTMENTS IN THE COURSE OF THE DAY.

TREKKING RESTORATION: LEISURE WITH 4X4 MEANS AND LEFT DISCESA The excursion starts from Provenzana Plane, on board of 4x4 cars, you will climb a few meters away from the fracture created by the eruption of 2002, in about 25 minutes you will reach Piano di Concavations, in a lunar scenario, will continue to the extent of approximately 2990.
Subsequently, in less than half an hour, you reach the Summit Craters, first you will visit the Central Crater and Bocca Nuova, then we will take you to the North-East Crater (the tallest), and the latter will begin the descent On foot, in the direction of the Concrete Plan Observatory.
After a short break, a fun downhill will begin inside the "quarantine" canal, which will take you directly to Provenzana Plan.

Travel Times: Approximately 5h
Difficulty: Average. Necessary hiking boots, and mountain clothing.
Possibility to rent on site. You need to book

FROM SOURCE SOUTH
The climb will be made first by cable car, then by 4x4 to 2900m in the Torre del Filosofo area. From here about 1.5h of uphill walk you will arrive at the edge of Bocca Nuova (3250m), opened in 1968 , Probably the most impressive crater.
The new Bocca Nuova is located on the edge of the Central Crater and from here on steep but short climb to the North East Crater, formed in 1911 and a true summit of Etna (3340m).
From the top we can glance 360 ​​degrees, and if the day allows us to see the Aeolian Islands to the north.
From the summit we begin the descent along a steep but easy slope passing through the volcanic amphitheater of the Bove Valley, a spectacular caldera of 8km long and 4km wide, to return to the starting point at 1900m.
Recommended equipment: Data The vigorous winds on Mount Etna are recommended to use a wind-tex windproof jacket, a pair of eyeglasses to protect yourself from sudden wind gusts, and of course a pair of high mountain boots.
Uphill climb: 300m.
Downhill slope: 400

OTHER ITINERARIES ..

Large Crossing North Mount Etna or vice versa. Cave of Frost and Raspberry Grove Sartorius Mountains Serracozzo Deneri Pizzas and many other... wonderful itineraries ..

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Etna in MTB

Alla scoperta dell'Etna in MTB!!

L'Etna, un vulcano-montagna che regala emozioni, a volte anche amare, ma che noi, anche se in uno strano modo, continuiamo ad amare e temere proprio perché consapevoli di essere solamente degli ospiti. La mia non è altro che un’idea o forse il mio modo di interpretare l’Etna nella maniera più semplice che conosco. Non sono né un vulcanologo o un botanico, ma vivo da sempre sull’Etna, dove, grazie ai racconti degli anziani, dei pastori e dei contadini mi sono innamorato di questa splendida terra, sterile nell’aspetto ma in realtà piena di fertilità. Il mio desiderio è quello di poter trasmettere emozioni attraverso racconti o con la sola visita di un luogo carico di energia, così da poter regalare ai miei ospiti un ricordo piacevole del viaggio etneo. Per tante altre info http://www.etnaguidemtb.it/

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana - Etna nord

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.) o tanti altri itinereari...

Piano Provenzana - Etna Nord

Scialpinismo sull'Etna

"Emoziante Escursione con gli sci da alpinismo fin sù ai Crateri Sommitali (3329 metri) "

Sciare sul vulcano attivo più alto(3343 m) e più grande (20 km di raggio) d’Europa con lo sguardo rivolto al mare è un'esperienza che rimarrà nelle Vostre memorie!

Non sarà la solita gita di Scialpinismo!!

L'Etna, propone un numero di itinerari che vanno da facili sci alpinistiche a ripidi canalini di grande soddisfazione. Per scoprirne gli angoli più' suggestivi ed affascinanti, affidatevi a chi l'Etna l'ha amata e frequentata sin da bambino in tutte le sue stagioni.
E soprattutto sarete accompagnati da professionisti della Montagna, Guide Alpine regolarmente iscritte all'albo professionale delle Guide Alpine.

Il clima sull’Etna favorisce una neve abbastanza compatta e l’inclinazione dei pendii è adatta anche per i medi sciatori. I percorsi sono agibili da febbraio a marzo, e spesso anche da aprile a maggio. Tramite la funivia si arriva a quota 2500 metri in meno di quindici minuti, permettendo agli sci-alpinisti di proseguire con gli sci e le pelli di foca e raggiungere la sommità in circa tre ore, potendo vedere da vicino i quattro crateri sommitali fino alla quota di oltre 3300 metri.
Siamo nel cuore del Parco dell’Etna, il primo ad essere istituito tra i parchi siciliani nel 1987: con i suoi 59.000 ettari ha il compito di proteggere un ambiente naturale unico e lo straordinario paesaggio che circonda il vulcano attivo più alto d’Europa e di promuovere lo sviluppo ecocompatibile delle popolazioni e delle comunità locali.
L'atmosfera mediterranea, il clima mite, i profumi, la calorosa ed allegra ospitalità siciliana, i sapori di una cucina tradizionale ed autentica renderanno unica la nostra avventura in Sicilia!

Principali proposte di itinerari di Sci alpinismo
Salita ai crateri sommitali

La salita ai crateri sommitali è senza dubbio l'escursione scialpinistica più ambita sull'Etna.
Arrivare sul bordo del cratere più alto d'Europa, con l'odore di zolfo e un panorama mozzafiato, non lascerà indifferente neanche chi è abituato a scialpinistiche più' impegnative...
I crateri sommitali potranno essere raggiunti sia partendo da Etna Sud, e sia partendo da Etna Nord (Piano Provenzana).
L'ascensione da Etna Sud avrà come punto di partenza, il piazzale del Rif. Sapienza, si potrà partire con sci ai piedi o usufruire della Funivia dell'Etna, che in pochi minuti ci porterà a quota 2500 m.
Dalla stazione di arrivo della funivia, si prosegue con sci d’alpinismo per raggiungere e visitare i luoghi interessati dall’ultimo evento eruttivo (ancora oggi è attualmente in corso l’attività effusiva e dei parossismi dal cratere di Sud-Est), per poi proseguire alla volta della zona sommitale (quota 3.300 m).
Da questo punto si ha la possibilità di visitare il cratere centrale che si divide in Bocca Nuova e Voragine, Cratere di Sud-est e Cratere di Nord-Est, oltre che di ammirare uno splendido panorama di buona parte della Sicilia orientale, in particolare la costa ionica, e se la limpidezza dell’orizzonte lo permette, fino alla Calabria e alle isole Eolie.
Dopo aver effettuato la visita ai crateri sommitali, si prosegue in direzione di Piano delle Concazze, dell’osservatorio vulcanologico di Pizzi Deneri, dove si effettuera una breve sosta e da dove inizia la splendida discesa lungo il versante nord dell’Etna, alla volta del centro turistico di Piano Provenzana, quale punto di conclusione dell’itinerario. La discesa avviene lungo il cosiddetto canalone di Quarantore.


L'ascensione da Etna Nord, molto suggestiva paesaggisticamente, avrà come punto di partenza Piano Provenzana,
la risalità avverrà lungo le piste del comprensorio, fino a quota 2400 circa, successivamente in direzione Monte Dagalotto, costeggiando quest'ultimo, dopo un'eventuale pausa a Piano delle Concazze si raggiungerà il cratere di Nord-Est.
Dopo aver effettuato la visita ai crateri sommitali, sperando nel clima sereno, per poter ammirare panorami mozzafiato.. si raggiungerà l'osservatorio vulcanologico di Pizzi Deneri.
Dopo una breve sosta, inizia la splendida discesa lungo il versante nord dell’Etna, alla volta del centro turistico di Piano Provenzana, quale punto di conclusione dell’itinerario. La discesa avverà lungo il cosiddetto canalone di Quarantore.

La Traversata dell’Etna
Prevede la traversata dal versante Sud al versante Nord dell’Etna. L’itinerario parte dal piazzale del Rifugio Sapienza versante Sud, quota 1910 metri, da qui con l’ausilio della funivia fino a quota 2500 m si arriva a Piano del Lago, teatro delle ultime eruzioni etnee. Messe le pelli di foca, si arriva fino ai piedi dei crateri sommitali, dove si valuteranno le condizioni meteo e vulcaniche per la salita. Dopo si inizierà la discesa verso Piano Provenzana, versante Nord quota 1800 metri, passando tra il Cratere Ellittico ed il Piano delle Concazze fino agli impianti di risalita presso Monte Conca.

Dislivello: + 800 m; - 1400 m
Difficoltà: Ms (sciatore medio)
Tempo di percorrenza: 6 ore

Altri itinerari:
Itinerario per Punta Lucia
Dopo essere saliti dal Rifugio Sapienza, l’itinerario proposto consente di raggiungere Punta Lucia a quota 2930 metri e di scendere al bivacco forestale di Monte Scavo, posto a quota 1785 metri nel versante Nord Ovest, su pendii ampi ma spesso ghiacciati fino alla primavera. Tramite la Pista Altomontana si ritornerà al Rifugio Sapienza.
Dislivello: +500 m; - 1200 m
Difficoltà: Bs (buon sciatore)
Tempo di percorrenza: 8 ore
Itinerario Valle del Leone
Si parte dal Rifugio Citelli in direzione Ovest per raggiungere i Pizzi Deneri a quota 2847 metri e poi scendere dentro la Valle del Leone costeggiando alla base le pareti rocciose del versante Sud dei Pizzi Deneri. Si prosegue arrivando al Cratere Rittman a quota 2377 metri e dopo al Monte Simone a quota 2084 metri, per poi risalire a Serra delle Concazze e in discesa verso il Citelli.
Dislivello: +1200 m; - 1100 m
Difficoltà: Bsa (buon sciatore con capacità alpinistiche di base)
Tempo di percorrenza: 5 - 6 ore
Piano Provenzana - Monte Pizzillo - Grotta del Gelo.
Rif. Citelli -Rocca della Valle- Pizzi Deneri - Crateri Sommitali
Rif. Sapienza - Montagnola - Valle del Bove
Etna Nord (o sud) - Valle del Leone
Etna Sud - Punta Lucia
e tanti tanti altri…itinerari..
Per info contattateci…
Attività extra a richiesta:
possibilità di pernottare a prezzi particolarmente favorevoli presso B&B convenzionati, sia sul versante Sud (Nicolosi), e sia sul versante Nord (Linguaglossa).

Possibilità di effettuare l'escursione sul lato Nord con "Gatto delle Nevi" e scendere con gli sci.
..e tanto altro ancora

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Skitouring on Etna

"Emotional Excursion with mountaineering up to the Summit Craters (3329 meters) "

Skiing on the highest active volcano (3343 m) and larger (20 km radius) in Europe with a look at the sea is an experience that will remain in your memories! It will not be the usual skiing tour !! Etna offers a number of itineraries ranging from easy mountaineering to steep canals of great satisfaction. To discover the most fascinating and fascinating corners, entrust yourself to whom Etna has loved and attended as a child in all its seasons. And above all, you will be accompanied by mountain professionals, Alpine guides regularly registered in the Professional Alps Guidebook. The climate on Etna favors a fairly compact snow, and the inclination of slopes is also suitable for medium skiers. The routes are accessible from February to March, and often from April to May. Through the cable car you reach 2500 meters in less than fifteen minutes, allowing ski-mountaineers to continue with skis and seals and reach the summit in about three hours, being able to see closely the four craters sommitalifino at the quota of Over 3300 meters. We are in the heart of the Etna Park, the first to be set up among the Sicilian parks in 1987: its 59,000 hectares have the task of protecting a unique natural environment and the extraordinary landscape surrounding the highest active volcano in Europe To promote the eco-friendly development of local populations and communities. The Mediterranean atmosphere, the mild climate, the scents, the warm and cheerful Sicilian hospitality, the flavors of traditional and authentic cuisine will make our adventure unique in Sicily! Main Mountaineering Itineraries: Uphill to the Summit Craters The uphill to the Summit Craters is undoubtedly the most desirable skiing excursion on Mount Etna. Arriving on the edge of the highest crater in Europe with the smell of sulfur and a breathtaking panorama, it will not leave indifferent even those who are used to more demanding ski jumps... The summit craters can be reached either from Etna South, and Starting from Etna Nord (Provencal Plan). The ascension from Etna Sud will have as its starting point, the square of the Rif. Sapienza, you can start with skiing at the foot or take advantage of the Etna Cable Car, which will take you to 2500 meters in a few minutes. From the cable car station, continue with mountaineering to reach and visit the places affected by the last eruptive event (still today is the effusive activity and paroxysms from the south-east crater), and then Continue to the summit area (3.300 m). From this point you can visit the central crater that divides into Bocca Nuova and Voragine, Southeast Crater and North-East Crater, as well as to admire a splendid view of much of Eastern Sicily, in particular the Ionian coast, and if the clarity of the horizon allows, to Calabria and the Aeolian Islands. After the visit to the summit craters, continue towards Piano Concazze, the Pizzi Deneri volcanological observatory, where a short stopping and where begins the beautiful descent along the northern slope of Mount Etna at the time of Tourist center of Piano Provenzana, as the end point of the itinerary. The descent takes place along the so-called Quarantore canal. The ascension from the Etna Nord, which is very scenic, will have the Provenzana Plan starting point, and the climbing will take place along the slopes of the area up to approximately 2400, then in the direction of Monte Dagalotto, crossing the latter, after a break The Concrete Plan will reach the North-East Crater. After visiting the summit craters, hoping for the serene atmosphere, to admire breathtaking views .. you will reach the volcanological observatory of Pizzi Deneri. After a short break, begins the wonderful descent along the northern slope of Etna, at the touristic center of Piano Provenzana, as the end point of the itinerary. The descent will take place along the so-called Quarantore canal. The Crossing of the Etna Tracks the crossing from the south side to the northern slope of Etna. The itinerary starts from the square of the Sapienza Rifugio Sud, at 1910 meters, from here with the help of the cableway up to 2500 m, you arrive at Piano del Lago, the theater of the last eruptions of Etnea. It has the seal hides, it reaches the foot of the summit craters, where the weather and volcanic conditions for the ascent will be evaluated. Then the descent towards Plan Provenzana, north side 1800 meters, will begin, passing between the Elliptical Crater and the Concrete Plane until the lifts at Monte Conca. Difference in height: + 800 m; - 1400 m Difficulty: Ms (average skier) Travel time: 6 hours Other itineraries: Itinerary for Punta Lucia After getting off from Sapie Refuge

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Etna Sunset

"Wonderful excursion on Etna during the sunset by 3000 meters"

Sunset is, no doubt, one of the most magical moments of the day. Its warm and changing colors offer a spectacle of unparalleled beauty, admire the sun set and hide behind one of the most famous and fascinating volcanoes in the world, the Etna.
Enjoy the sunset from a unique area of the world. From Pizzi Deneri - Vulcanological Observatory, and in case of eruptive activity we will take you to the best places from which to watch this spectacular natural phenomenon.

Piano Provenzana - Etna nord

6 ore

Piano Provenzana

Crateri Sommitali - Etna (3329 m.)

Etna a "Muntagna"

Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla. (Dominique Vivand Denon,“Voyage en Sicilie”, 1788)

Etna

"a Muntagna"

C’era una volta un gigante che come bocca aveva una enorme fornace, e quando si arrabbiava ne usciva il fuoco. Il gigante voleva diventare il più potente del mondo: prese le montagne più alte, le mise una sull’altra e scalò il cielo. Ma Giove lo scagliò giù da quei monti, e i massi lo seppellirono. Da là sotto lui urlò fiamme, e queste diventarono lava e l’Etna eruttò. Le leggende, di ciclopi e giganti e scarpette della regina finite nel cratere, che circondano il vulcano sono tante. Come tanti i modi di chiamarlo. Per chi ci abita vicino, è semplicemente «’a Muntagna», al femminile. Femmina capricciosa, che risveglia spesso i suoi fuochi sotterranei, ma signora più bella che pericolosa: le eruzioni periodiche scendono lente, seminano cenere, non morte.

Escursioni Etna

Webcam Etna LIVE

Per tutte le info e prenotazione: Phone +39 - 333.7863282 email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Escursioni ETNA Le escursioni che possiamo proporVi sono le seguenti: VERSANTE SUD - RIFUGIO SAPIENZA ritrovo presso il piazzale alle ore 9.00 circa, poi in funivia fino a 2500 metri, poi Trekking costeggiando la valle del Bove e le ultime colate laviche, poi a quota 2900 sarà possibile visitare il recente teatro eruttivo (aprile 2017), e poi discesa a piedi lungo il canalone della montagnola, o anche si potrà ridiscendere in Funivia. Durata 4 ore circa.. VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA Versante dalla bellezza incomparabile.. Su queste versante possiamo proporvi un trekking nel teatro eruttivo del 2002 che ha di fatto distrutto tutte le attività ricettive di Piano Provenzana, il trekking parte da quota 1800 metri, in circa mezz’ora si giungerà sulle bocche eruttive chiamate a “bottoniera”, entreremo nel cuore di questa lunga affascinante frattura eruttiva , fino ad una quota di 2200 metri, durante la discesa di potrà visitare la frattura del 1911 e rientrare a Piano Provenzana. Durata: 2 ore circa AL VERSANTE NORD - PIANO PROVENZANA Raggiungere la cima di un vulcano, sentirne il suo respiro, i suoi brontolii, è senza dubbio un'emozione indescrivibile. La cima del vulcano Etna, potrà essere raggiunta o dal Versante Nord (Piano Provenzana) o dal Versante Sud (Rif. Sapienza). Dal versante ETNA Nord - PIANO PROVENZANA la salita potrà essere effettuata in due tipologie: ESCURSIONE CLASSICA: Salita e discesa con i mezzi 4x4 Partenza da Piano Provenzana (Etna Nord, quota 1800 m), salita con i mezzi 4x4 fino a quota 2900 m. Da qui proseguimento a piedi. Visita del Cratere centrale e Bocca Nuova. In seguito ritorno nel luogo in cui il bus 4x4 aveva lasciato il gruppo e ritorno con il mezzo 4x4 fino a Piano Provenzana. La fattibilità dell'escursione dipende dall'attività vulcanica presente e dalle condizioni meteo. L’ESCURSIONE È ASSOLUTAMENTE VIETATA A CARDIOPATICI , ASMATICI E IPERTESI. Durata escursione: 2 ore e mezza circa. Difficoltà: facile/media Il luogo per l'incontro con la Guida Alpina è la biglietteria della società che si trova a Piano Provenzana-Etna Nord. RIENTRO IN TREKKING: SALITA CON I MEZZI 4X4 e DISCESA A PIEDI L'escursione parte da Piano Provenzana, a bordo di pulmini 4x4 , si salirà costeggiando a pochi metri la frattura createsi dall'eruzione del 2002, in circa 25 minuti si raggiungerà Piano delle Concazze, in uno scenario lunare, si proseguirà fino alla quota di 2990 circa. Successivamente a piedi in poco meno di mezz'ora si raggiungeranno i Crateri Sommitali, dapprima si visiteranno i Cratere Centrale e Bocca Nuova, successivamente ci porteremo sul Cratere di Nord-Est (il più’ alto), e da quest’ultimo inizierà la discesa a piedi, in direzione dell’Osservatorio di Piano delle Concazze. Dopo una breve pausa, inizierà una divertente discesa all’interno del canalone delle “quarantore”, che ci porterà direttamente a Piano Provenzana. Tempi di percorrenza: 5h circa Difficoltà: media. Necessari scarponi da trekking, e abbigliamento da montagna. Possibilità di noleggio in loco. Occorre prenotare DAL VERSANTE SUD La salita si effettuerà dapprima in funivia, poi pulmini 4×4 fino a quota 2900m nella zona di Torre del Filosofo,da qui dopo circa 1,5h di cammino in salita si Arriva sull’orlo della Bocca Nuova(3250m), apertasi nel 1968, probabilmente il cratere più impressionante. Aggirando la Bocca Nuova ci si ritrova sull’orlo del Cratere Centrale e da qui salendo in ripida ma breve salita per il Cratere di Nord Est, formatosi nel 1911 e vera e propria cima dell’Etna (3340m). Dalla cima possiamo spaziare a 360° con lo sguardo,e se la giornata lo permette scorgere verso nord le isole Eolie. Dalla cima iniziamo la discesa lungo un ripido ma facile sabbione passando per l’anfiteatro vulcanico della Valle del Bove,una spettacolare caldera di 8km di lunghezza e 4km di larghezza,fino a ritornare al punto di partenza a quota 1900m. Attrezzatura consigliata: Dati I venti vigorosi sull'Etna e’ consigliato l’uso di una giacca antivento in gore-tex,di un paio di occhiali per proteggersi da improvvise raffiche di vento, e naturalmente di un paio di scarponcini alti da montagna. Dislivello in salita: 300m. Dislivello in discesa: 400 ALTRI ITINERARI.. Grande Traversata Etna Nord - Etna Sud o viceversa. Grotta del Gelo e Grotta dei Lamponi Monti Sartorius Serracozzo Pizze Deneri e tanti altri... meravigliosi itinerari.. PIANO PROVENZANA L'eruzione dell'Etna del 2002 è durata dal 27 ottobre al 29 gennaio dell'anno seguente. Essa è nota soprattutto per il connesso Terremoto di Santa Venerina che recò molti danni al versante orientale del vulcano, in particolare al paese che gli ha dato il nome, Santa Venerina. Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta, ed è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. La notte tra il 26 e il 27 ottobre comincia una forte crisi sismica sul versante sud e nord, su quest'ultimo versante vengono distrutti dai terremoti due edifici adibiti ad attività ristorative ed alberghiere. L'eruzione prese piede dopo poche ore dall'inizio della crisi sismica. Sviluppo Si aprono fratture sia sul versante sud sia su quello nord. La forte attività freato-magmatica provoca colonne di cenere alte chilometri. In tutti e due i versanti si formano delle bocche "a bottoniera". A metà mattinata del 27 ottobre le colate radono al suolo Piano Provenzana, compresi i negozi di souvenir e i due alberghi. Su questo versante l'eruzione termina il 7 novembre, ma le colate non minacciano i paesi sottostanti (Linguaglossa). Il 29 ottobre, a causa delle forti deformazioni del fianco orientale e della spinta del magma, vi è una sequenza di forti sismi che provocano ingenti danni ai paesi della fascia orientale: Santa Venerina, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Milo. L'emissione di cenere continua senza sosta dalle bocche meridionali, arrivando anche in Africa (Libia) e nelle isole greche. Chiude l'Aeroporto di Catania, ma anche quello di Reggio Calabria a causa della produzione piroclastica[1]. Nella foto in alto, eseguita dalla ISS verso sud est, è visibile il pennacchio di cenere, prima catturato da un basso livello di venti diretti verso sud-est, e ad altitudini più elevate verso sud e verso l'Africa. I pennacchi di fumo chiaro, visibili sui versanti, sono prodotti da incendi boschivi provocati dalla lava che scorre nelle pinete sul pendio della montagna. Si formano due coni principali, uno a quota 2750 m e l'altro a quota 2800 m e formano un'unica struttura. Viene seppellito per sempre sotto tonnellate di materiale vulcanico il rifugio Torre del Filosofo. Le colate si dividono in due bracci principali: uno scende verso il giardino botanico Nuova Gussonea (Filiciusa Milia), sul versante sud-ovest e l'altro in direzione del rifugio Sapienza. Anche stavolta questa struttura resiste al fuoco ma vengono investiti dalla lava il centro servizi di Nicolosi e un bar. Conclusione L'eruzione termina il 29 gennaio 2003; l'emissione di lava, di cenere e di altri prodotti vulcanici viene stimata intorno ai 160 milioni di metri cubi. CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE Si tratta di un percorso facile e non impegnativo, per chi non è abituato a fare lunghe passeggiate a piedi o per chi ha dei bambini al seguito. La prima parte del percorso vi porterà in mezzo all’immensa frattura eruttiva del 2002/2003; si tratta di uno squarcio nel terreno apertosi in seguito ad una delle eruzioni più imponenti degli ultimi 100 anni. La scalata verso i crateri è breve e i bambini non hanno problemi a superarla. Arrivati in cima il sentiero procede proprio sul bordo delle bocche vulcaniche, dai cui picchi più elevati meravigliose vedute panoramiche del mar Tirreno e del mar Ionio lasceranno nei vostri occhi quello stupore che solo la natura è in grado di suscitare. L’intero percorso è adatto anche a bambini per fargli vivere una giornata a contatto con la natura. La durata effettiva della camminata è di 2 h 30 min. circa, intervallata da parecchie soste. A fine escursione è possibile fermarsi a Piano Provenzana per visitare una bellissima galleria fotografica dell'Etna. Partenza dalle 09:00 in poi. (L'escursione pomeridiana è possibile solo nel periodo estivo). Si consiglia in ogni caso di portare acqua e un piccolo spuntino (cioccolata, frutta, snack). Come vestirsi ABBIGLIAMENTO Abbigliamento Estivo: Scarpe da ginnastica o trekking, K-Way o giacca a vento, cappellino, occhiali da sole, protezione solare. Il tramonto è, senza dubbio alcuno, uno dei momenti più magici della giornata. I suoi colori caldi e mutevoli offrono uno spettacolo di una bellezza impareggiabile, ammirare il sole tramontare e nascondersi dietro uno dei vulcani più famosi e affascinanti del mondo, l'Etna. Godrai del tramonto da una zona unica al mondo.. Da Pizzi Deneri - Osservatorio Vulcanologico, ed in caso di attività eruttiva vi conduremo nei luoghi migliori da cui poter osservare questo spettacolare fenomeno naturale.

Etna a "Muntagna"

Everything that nature has great, all that has a pleasant, all that has terrible, can be compared to Etna, and Etna can not be compared to anything. (Dominique Vivand Denon, "Voyage en Sicilie", 1788)

Etna

"a Muntagna"

There was once a giant who had a huge furnace like his mouth, and when he was angry, fire came out. The giant wanted to become the most powerful in the world. He took the tallest mountains, put them on the other and climbed the sky. But Jupiter threw him down from those mountains, and the boulders buried him. From below there he screamed, and they became lava and the Etna erupted. Legends, cyclists, giants and queen quilts ending in the crater that surround the volcano are so many. Like so many ways to call it. For those who live near her, she is simply "at Muntagna," the female. A whimsical female who often awakens his underground fires, but a lady more beautiful than dangerous: periodic eruptions descend slowly, sow ash, not dead.

Excursions on Etna

Webcam Etna LIVE

I vulcani hanno da sempre catturato l’attenzione e la curiosità dell’uomo che, spinto da un misto di timore e meraviglia, ha cercato, dalla notte dei tempi, di capire gli eventi legati alle attività dei vulcani stessi (eruzioni, colate laviche, terremoti ecc.) interpretando, a volte, questi esplosivi fenomeni con grande fantasia. Indubbiamente i vulcani sono la piú viva testimonianza del fatto che il nostro pianeta, Gaia per gli antichi, è un sistema complesso in continua evoluzione e trasformazione: i terremoti, la lava, il fumo e le ceneri ne rappresentano l'anima tormentata. Per la loro unicità ed importanza, sia dal punto di vista scientifico sia per la sicurezza di chi vi abita nei pressi, i vulcani sono oggetto di continui studi ed attente ricerche da parte delle equipe scientifiche mondiali. Facendo un salto nel passato, andando a vedere come i vulcani erano visti dai nostri antenati, le prime informazioni si hanno dagli antichi greci per i quali le eruzioni vulcaniche erano provocate dai Titani che combattevano contro gli Dei dell'Olimpo e che nei loro furiosi scontri percuotevano violentemente la Terra la quale reagiva vomitando il fuoco nascosto nelle proprie viscere. Il piú grande dei Titani era Tifone, che venne punito dagli Dei per la sua insolenza nel volerli combattere. Imprigionato sotto il vulcano Etna, Titano non si diede per vinto e si ribellò scuotendo la terra per la rabbia e facendo uscire il suo alito incandescente dalla bocca del vulcano.

Sempre nei miti greci ciò che fuoriusciva dagli altri vulcani del Mediterraneo erano il fumo e le scintille provocate dal lavoro di Efesto, Dio del fuoco che produceva nel suo laboratorio sotto il mare fulmini per Giove e armi per Achille, aiutato dai ciclopi, il cui unico occhio simboleggia la bocca di un vulcano e la loro statura e forza quella delle montagne. I romani ereditarono queste leggende greche sostituendo i nomi dei protagonisti: Tifone divenne Encelade ed Efesto divenne Vulcano, il dio romano del fuoco. Dal punto di vista scientifico furono proprio i greci a formulare le prime ipotesi sulla natura dei vulcani osservando la devastante eruzione di un vulcano posto sull'isola di Santorini che, nel 1650 a.C., scosse la fiorente civiltà cretese. L’eruzione produsse prima un potente strato di pomice e dopo una breve calma provocò l’esplosione del vulcano stesso, distruggendo l'intera isola di Santorini che rimase sotto uno strato di pomice di circa sessanta metri. Quello che restò del vulcano sprofondò nel mare causando un maremoto con onde alte duecento metri che spazzarono via gli insediamenti costieri cretesi. La vicenda fu descritta da Platone nella sua opera Crizia ed è da qui che probabilmente ebbe origine la leggenda di Atlantide. Cenni sugli effetti drammatici delle eruzioni vulcaniche nel passato si trovano anche nel Vecchio Testamento: secondo alcuni le famose piaghe d'Egitto furono le conseguenze disastrose dell'eruzione del vulcano di Santorini cosí come un'altra ipotesi riguarda la fuga dall'Egitto, permessa dal ritiro delle acque del mar Rosso, che potrebbe essere stata una conseguenza del maremoto provocato dallo stesso episodio. Passando a tempi piú recenti nel 79 d.c. Plinio il Giovane descrisse l'eruzione del Vesuvio che provocò la distruzione di Ercolano e Pompei. Plinio il Giovane scrisse due lettere nelle quali riportò una descrizione estremamente dettagliata dei fenomeni vulcanici osservati. Ancora oggi alcuni termini scientifici usati nella vulcanologia derivano proprio da questi manoscritti. Anche nella classificazione che viene usata per distinguere i diversi tipi di vulcani, introdotta dal geologo francese Lacroix nel 1908, si usano alcuni termini di Plinio il Giovane.

Da allora la geologia e la vulcanologia, che studia i vulcani e le manifestazioni correlate, hanno fatto molti passi avanti nelle scoperte relative a che cosa sono i vulcani, come si sviluppano e come evolvono, formulando le modalità di sviluppo e la natura dei vulcani e delle eruzioni. In modo molto semplice, ed anche abbastanza intuitivo, un vulcano può essere definito come una fenditura nella crosta terrestre, in corrispondenza della quale il materiale fuso, chiamato magma, dall'interno della Terra arriva in superficie nel corso di una eruzione, fuoriesce dal vulcano e si raffredda sulla superficie del nostro pianeta, trasformandosi in roccia chiamata lava. Durante un’eruzione, a volte, il magma può rimanere intrappolato all’interno della crosta terrestre senza raggiungerne la superficie. In questo caso la lava si raffredda all'interno della crosta stessa e si trasforma in roccia solida che viene detta roccia plutonica o intrusiva, in contrapposizione alla lava solidificata in superficie che si trasforma in roccia effusiva.

Ciò che noi vediamo dei vulcani è solo la parte esterna, chiamata cono o edificio vulcanico, ma al di sotto della superficie terrestre si trovano la zona di alimentazione, la camera o bacino magmatico, ed i condotti, chiamati camini, attraverso i quali il magma risale in superficie attraverso le aperture, dette crateri. Il magma si forma a parecchi chilometri di distanza dalla superficie terrestre, all’interno del mantello terrestre, dove la temperatura delle rocce può raggiungere i 1500 gradi centigradi, portandole alla loro fusione. Nel mantello però, a causa della forte pressione delle rocce sovrastanti, le rocce presenti non fondono completamente, ma generano un "fluido plastico" in grado di muoversi lentamente verso la superficie terrestre. Generalmente i materiali che fuoriescono da un vulcano tendono ad accumularsi attorno al luogo di emissione dando luogo agli edifici vulcanici che, a seconda delle modalità e tipologia dell’eruzione, possono assumere forme e dimensioni differenti. Queste differenze sono fortemente legate alla composizione chimica e fisica del magma e alla situazione geologica nella quale lo stesso si forma: sul fondo del mare, in mezzo ad un continente, su un’isola. Ogni variazione di queste caratteristiche genera un differente tipo di eruzioni che a loro volta, a secondo di come avvengono, danno origine a diversi prodotti vulcanici e a diversi tipi di vulcani. Tra i principali fattori che determinano la natura di un'eruzione sono fondamentali: la composizione chimica del magma, la sua temperatura e la quantità di gas disciolti in esso. I primi due fattori controllano la capacità di movimento del magma, detta piú precisamente viscosità: maggiore è la viscosità di un magma, maggiore è la sua difficoltà di muoversi e correre lungo le superfici. L’elemento che conferisce maggiore o minore viscosità ad un magma, e di conseguenza il tipo di eruzione associato, è la quantità di silice (la cui composizione chimica è SiO2). I magmi si differenziano, in funzione della silice che contengono, in due grandi categorie: quelli poveri di silice, detti basici, che danno origine alle rocce mafiche (come ad esempio il basalto che è formato per circa il 50% di silice) e quelli ricchi di silice, detti acidi, contenenti oltre il 70% di silice, che danno origine alle rocce sialiche (come ad esempio i graniti). Maggiore è il contenuto in silice di un magma, maggiore è la sua viscosità in quanto l’elevata concentrazione di silice nella roccia fusa determina, durante la risalita della lava dal profondo della terra ed il suo raffreddamento, la formazione di un tipo di minerali, chiamati tectosilicati, che per la loro stessa struttura ostacolano il flusso della lava. Al contrario la maggiore concentrazione di gas nel magma (rappresentati generalmente da acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio, idrogeno solforato e acido cloridrico) ne aumentano la fluidità.

Man mano che un magma inizia la sua risalita dall’interno della terra verso la superficie succede che le pressioni alle quali è sottoposto diminuiscono rapidamente, causando la liberazione dei gas che prima erano disciolti nel magma. Nei magmi sialici, a causa dell'alta viscosità, la fuoriuscita dei gas avviene sempre in modo violento tanto che le eruzioni di questo tipo sono sempre esplosive e distruttive. Mentre nelle lave mafiche, grazie alla loro bassa viscosità, si hanno emissioni gassose calme con eruzioni non distruttive né esplosive. Tanto per fare degli esempi: l'Etna ed i vulcani hawaiani sono alimentati da magmi di tipo basaltiche generano eruzioni relativamente tranquille, mentre il Vesuvio, alimentato da magmi salici, ha sempre generato eruzioni esplosive e catastrofiche. Non sempre in un vulcano il magma riesce a fuoriuscire dalla bocca , a volte porzioni di lava possono rimanere intrappolate all’interno della crosta terrestre dando origine a corpi di grandi dimensioni, costituiti da rocce intrusive, che prendono il nome di batoliti. Le modalità di un’eruzione vulcanica determinano la struttura dello stesso vulcano e la sua evoluzione nel tempo. A secondo delle differenti modalità si possono avere diversi edifici vulcanici che sono classificati e denominati in funzione della loro forma ed origine. Anzitutto una prima classificazione di massima (Cas e Wright, 1987) suddivide i vulcani in due tipologie: monogenici e poligenici. I vulcani monogenici sono il prodotto di una singola eruzione, o di una fase eruttiva, che può durare anche alcuni anni, caratterizzando un periodo di attività persistente nel corso del quale il magma viene espulso a seguito di episodi eruttivi discreti a carattere effusivo o esplosivo. Questi periodi di attività possono essere considerati come una singola eruzione prolungata e sono generalmente caratterizzati dall'emissione di magma a composizione costante. I vulcani poligenici, al contrario, sono generati da piú eruzioni, generalmente separate da periodi di tempo relativamente lunghi, che possono coinvolgere magmi di differente composizione. Una differenza sostanziale tra vulcani monogenici e vulcani poligenici è data dal sistema di alimentazione del magma che nei primi è costituito da un condotto semplice, che viene utilizzato solamente nel corso di una singola eruzione o di una fase eruttiva prolungata, mentre nei vulcani poligenici si ha la presenza di un sistema complesso, costituito da una complessa rete di canali e condotti che possono essere utilizzati piú di una volta per alimentare differenti eruzioni.

Una seconda classificazione dei vulcani è legata alla modalità di accumulo dei materiali attorno alla bocca eruttiva: ad esempio nel caso di eruzioni esplosive può accadere che non si abbia accumulo di materiali attorno al centro eruttivo, in questo caso non si formerà un edificio vulcanico ma si avrà semplicemente la formazione di un cratere. In situazioni di eruzioni fortemente esplosive, alimentate da enormi volumi di magma, si possono generare strutture depresse rispetto alla superficie terrestre, dovute al repentino svuotamento del serbatoio magmatico e al collasso delle rocce poste a tetto di tale serbatoio, che vengono chiamate caldere e che possono avere notevoli estensioni areali.

I vulcani vengono distinti in base alla forma dell'edificio vulcanico con i seguenti nomi: Vulcani a scudo, hanno una forma convessa verso l'alto e la base circolare o ellittica e si originano per l'accumulo di colate laviche a composizione basaltica. I vulcani a scudo sono, a loro volta, ulteriormente distinti in: a) vulcani a scudo di tipo hawaiano, che sono vulcani poligenici, generalmente di grandi dimensioni (anche con diametro di base fino a 100 km) e di forma ellittica, b) vulcani a scudo di tipo islandese, generalmente monogenici e di piccole dimensioni e c) vulcani a scudo tipo Galápagos che sono un via di mezzo tra le due tipologie precedenti. Coni vulcanici che possono essere coni di scorie o pomici, che formano piccoli edifici monogenici, di forma approssimativamente circolare con un cratere sommitale di forma semisferica, coni ed anelli di tufo che si formano a seguito di eruzioni sottomarine e che compongono edifici monogenici i cui crateri hanno il fondo situato topograficamente al di sopra della superficie di base dell'edificio. Stratovulcani, o piú propriamente vulcani compositi, che formano edifici vulcanici composti dall'accumulo di colate laviche e prodotti piroclastici intercalati, emessi nel corso di ripetute eruzioni che si verificano in corrispondenza del medesimo centro eruttivo. Gli stratovulcani sono caratterizzati dalla presenza di un cratere sommitale che, nel corso di eruzioni fortemente esplosive, può essere significativamente allargato a formare una vera e propria caldera. Vulcani negativi, che formano una depressione piú o meno marcata nella crosta terrestre, rappresentata da un cratere o da una ampia zona di collasso vulcano-tettonico e che si differenziano in caldere, strutture originatesi da un collasso vulcano-tettonico e che si presentano come ampie depressioni subcircolari o ellittiche con pareti interne subverticali e che si originano a seguito del collasso di una parte piú o meno cospicua del tetto di una camera magmatica svuotatasi improvvisamente a seguito di una grossa eruzione ed infine i maar che sono edifici vulcanici di altezza modesta che si originano nel corso di eruzioni freatomagmatiche, caratterizzati da versanti interni molto ripidi e con il fondo posto a quota inferiore rispetto al piano campagna. Parlando dei vulcani e delle loro forme sorge spontanea una domanda: dove si trovano i vulcani? Guardando una carta del mondo si nota che i vulcani non sono disposti in modo casuale, ma la loro distribuzione ed ubicazione segue un certo ordine. La maggior parte di essi infatti si trovano in corrispondenza dei contatti tra le varie placche tettoniche che formano la crosta terrestre, ed in particolare i vulcani si formano lungo i margini di subduzione delle placche, cioè quelle porzioni dove una placca tettonica sprofonda sotto l'altra. Altri vulcani si trovano, invece, lontani da questi margini attivi, come quelli dell'arcipelago delle Hawaii, e si collocano in aree definite “hot spots”, cioè “punti caldi”, ovvero particolari situazioni dove si ha una fessurazione della crosta terrestre attraverso la quale il magma risale direttamente dal profondo della terra. Ad oggi abbiamo molte risposte sui vulcani e sui loro meccanismi di funzionamento, ma ancora molto rimane da scoprire ed interpretare. Nel frattempo i vulcani con le loro spettacolari, e a volte distruttive, eruzioni continuano ad esercitare su di noi un fascino antico e misterioso.

Il vulcano piú alto del mondo è il Guallatiri che si trova in Cile e raggiunge la quota di 6060 metri sul livello del mare. Il Krakatoa, vulcano con una caldera sommersa che si trova nello stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, è famoso per aver prodotto nel 1883 una delle maggiori esplosioni naturali mai registrate, il rumore fu udito fino a 4’000 km di distanza. In seguito all'eruzione si formò una caldera di sprofondamento di 6 km di diametro e si sviluppò un'onda di maremoto alta 30 metri. Il Paricutin è un cono di scorie e lava sorto nel 1943 in un campo di granoturco, sotto gli occhi increduli di un contadino. Nel suo breve periodo di vita ha costruito un cono alto 410 metri, con estesi campi di lava. Dal 1952 non è piú attivo. Il Katmai, in Alaska, è uno stratovulcano con caldera e lago la cui eruzione del 1912 fu tra le piú grandi avvenute nel mondo in tempi storici: in due giorni spessi depositi di cenere coprirono un'area enorme e una valanga incandescente colmò una valle larga 3 km e lunga 20, creando quella che viene definita "Valle delle Diecimila Fumate". La caldera sommitale, del diametro di 3 km, si formò per sprofondamento. L'ultima eruzione risale al 1974. Nel mondo i vulcani piú attivi, considerati pericolosi e quindi tenuti sempre sotto osservazione, sono una decina. Si trovano tutti nella cintura di fuoco, intorno al Pacifico. In Messico ci sono il Colima e il Popocatepetl. Nelle Filippine c' è Majon, sull'isola di Giava (Indonesia) Merapi; in Guatemala Fuego, alle Hawaii c'è Hilo; in Costa Rica Arenal, in Giappone Mount Oyama, sull'isola di Miyakesima. A questi vanno aggiunti anche i vulcani di Sufliere Hills nelle Antille, Shiveluch nella penisola Kamchatka e Tungurahua in Ecuador. L’eruzione del monte Pinatubo, nelle Filippine, avvenuta nel 1991, fu talmente potente da modificare il clima di quell'anno rendendolo piú freddo tanto che venne chiamato anche "l'anno senza estate" perché le polveri rilasciate dal vulcano si espansero a livello planetario formando una coltre che impediva ai raggi solari di raggiungere la terra.

Per vedere un vulcano non bisogna fare molta strada, la vicina Italia è un paese ricco di vulcani ancora attivi, dal punto di vista vulcanologico. In totale sul territorio italiano sono presenti 10 complessi vulcanici che presentano tuttora attività, alcuni di livello esplosivo, con fuoriuscita di materiali piroclastici e colate laviche, altri producono esalazioni gassose e/o di vapore. I Campi Flegrei, il cui nome deriva dal verbo greco flego (infiammo) si trovano a nord-ovest di Napoli e sono costituiti da una serie di crateri, alcuni dei quali attualmente trasformati in laghi; i Colli Albani si trovano nell'area montuosa situata a sud-est di Roma, l'ultima eruzione si è verificata diverse migliaia di anni fa, è un complesso di vulcani quiescenti, non estinti; l’Etna è situato a nord di Catania, la sua attività è iniziata 700-500.000 anni fa, l’ultima eruzione è avvenuta nel maggio 2008, ed è quindi considerati un vulcano attivo, Il suo nome deriva dal verbo greco aitho (brucio) ed è uno dei piú grandi vulcani della terra ed il piú alto d'Europa; Ischia è posta di fronte al golfo di Napoli ed è la parte emersa di un rilievo vulcanico sottomarino di grandi dimensioni; l’Isola Ferdinandea è un'isola vulcanica che emerse in seguito ad un'eruzione avvenuta nel 1831 ed è posta fra la Sicilia e Pantelleria, la sua cima si trova attualmente a circa 6 metri sotto il livello marino; Lipari è la piú grande delle isole Eolie, la cui ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C.; Stromboli appartiene all'arcipelago delle Eolie, il suo nome deriva dal termine greco strongulos (rotondo), ma anche strombos (trottola), per le sue forme sinuose. Il vulcano è perennemente attivo, con continue manifestazioni, sia esplosive, con lanci di materiale piroclastico e ceneri, che sottoforma di colate laviche. Con la sua persistente attività, lo Stromboli è considerato uno dei piú attivi vulcani della terra; Vulcano, altra isola delle Eolie, ha avuto l'ultima eruzione nel 1888-1890. Il suo nome deriva dal dio Vulcano e il termine è stato poi utilizzato per indicare tutte le montagne con attività eruttiva. Pantelleria è un isola del Mediterraneo centrale, a sud-ovest della Sicilia, l’ultima eruzione si è verificata nel 1891; il Vesuvio, situato sulla costa est del golfo di Napoli, è divenuto celebre per la distruttiva esplosione avvenuta nel 79 d.C., che ha sepolto le città di Ercolano e Pompei. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1944, l'origine del nome è tanto misteriosa quanto discussa.

L'Etna (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre [1] più alto della Placca euroasiatica[2] [3]. Le sue frequenti eruzioni nel corso della storia hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante, arrivando più volte a minacciare le popolazioni che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh in Cambogia, ha inserito il Monte Etna nell'elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell'umanità [4].

 

L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15ºmeridiano est, che da esso prende il nome. Occupa una superficie di 1265 km², con un diametro di oltre 40 chilometri e un perimetro di base di circa 135 km[5].

 
Immagine dell'Etna e del territorio in cui insiste vista dal satellite (fonte NASA 2005)

Il vulcano è classificato tra quelli definiti a scudo a cui è affiancato uno  strato vulcano; la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Nel 1900 la sua altezza raggiungeva i 3.274 m. s.l.m. e nel 1950 i 3.326 m. Nel 1978 era stata raggiunta la quota di 3.345 m[6] e nel 2010 quella di 3.350 m.

 
Complesso craterico sommitale dell'Etna il 28-11-2015; la vista da sud-ovest evidenzia lo spostamento dei centri effusivi verso ESE. L'altezza raggiunta è pari a questa del complesso più antico
 
Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
 
L'Etna vista da Catania negli anni Dieci del XX sec.; si nota l'aspetto del tutto diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei nuovi crateri
 
l'Etna in eruzione il 30 ottobre 2002; vista dalla stazione spaziale internazionale

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschi che conservano diverse specie botanicheendemiche ad aree desolate ricoperte da roccia magmatica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

L'Etna ha una struttura piuttosto complessa a causa della formazione, nel tempo, di numerosi edifici vulcanici che tuttavia in molti casi sono in seguito collassati e sono stati sostituiti, affiancati o coperti interamente da nuovi centri eruttivi. Sono riconoscibili nella "fase moderna" del vulcano almeno 300 tra coni e fratture eruttive[7].

Cenni storici[ modifica | modifica wikitesto ]

I primi riferimenti storici all'attività eruttive dell'Etna si trovano negli scritti di Tucidide e Diodoro Siculo e del poeta Pindaro[8]; altri riferimenti sono per lo più mitologici. Secondo Diodoro Siculo circa 3.000 anni fa, in seguito a una fase di attività violentemente esplosive (probabilmente sub-pliniane) dell'Etna, gli abitanti del tempo, i Sicani, si spostarono verso le parti occidentali dell'isola[9].

I primi studiosi ad intuire che il vulcano fosse in realtà costituito da un grande numero di strutture più piccole e variamente sovrapposte o affiancate furono il LyellSartorius von Waltershausen e il Gemmellaro; questi riconobbero nell'Etna almeno due principali cono eruttivi, il più recente Mongibello e il più antico Trifoglietto (nell'area della Valle del Bove)[10]. Tale impostazione non venne rivista fino agli anni sessanta quando il belga J.Klerkx (sotto la guida di  Alfred Rittmann) individuò nella predetta valle una successione di altri prodotti eruttivi precedenti al Mongibello. Studi successivi hanno rivelato una maggiore complessità della struttura che risulta costituita da numerosissimi centri eruttivi con caratteristiche tipologiche del tutto differenti[11].

L'attività maggioritaria in tempi storici è stata connessa a quella del sistema centrale, che in tempi più recenti ha interessato altre nuove bocche sommitali: il Cratere di Nord-Est, formatosi nel 1911, la Voragine nata all'interno del Cratere centrale nel 1945 e la Bocca Nuova originatasi sempre al suo interno, nel 1968[7].

Nel 1971 si è formato il nuovo Cratere di Sud-Est. Infine, nel 2007, è nato il Nuovo Cratere di Sud-Est che in seguito all'intensa e frequente attività stromboliana e alle fontane di lava, tra il 2011 ed il 2013 ha assunto dimensioni imponenti raggiungendo l'altezza dei crateri precedenti[7].

Etimologia del nome[ modifica | modifica wikitesto ]

L'etimologia del nome Etna è da sempre dibattuta; sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimoAitna (Aἴτνα-ας), nome che fu attribuito anche alle città di Katane e Inessa, che  deriva dalla parola del greco classico αἴθω(aitho cioè bruciare) [12][13]. L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna.

Gli scritti in lingua araba[14] si riferivano ad essa come la montagna Ǧabal al-burkān o Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibelletteralmente "monte Gibel"[15] (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui Mongibello (o anche Montebello)[16].

Il nome Mongibello è rimasto in uso comune per molto tempo e qualcuno continua a chiamare l'Etna con tale appellativo. Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber (dal latino qui ignem mulcet - che placa il fuoco) uno degli epiteti con cui veniva chiamato dai latini il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. In tempi recenti il nome Mongibello è rimasto ad indicare la sola parte sommitale dell'Etna, ovvero l'area dei due crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.

Storia geologica[ modifica | modifica wikitesto ]

Genesi del vulcano[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si è formato nel corso delle ere con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570 000 anni fa, nel periodo Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio[17]. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro- asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine dilava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo, nel periodo del Pleistocene medio-superiore 700 000 anni fa[18]. Di tali attività restano gli splendidi affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro prismi basaltici (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose ( ialoclastiti) e le lave a pillowdella rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica[19]. Il sollevamento tettonico dell'area, unitamente all'accumulo dei prodotti eruttivi, determinò l'emersione della regione e la formazione di un edificio vulcanico a scudo che è quello che costituisce il basamento dell'attuale[20] Tra i 350 000 e i 200 000 anni fa, da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 ms.l.m.[19].

Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali, cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei più antichi prodotti etnei[21]. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia[19].

Si ritiene che tra 200 000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione, accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e nel tipo di attività[19]. La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe. I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di genesi dei magmi stessi[22]

Durante il Tarantiano, 110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove. Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, dettoTrifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II (dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato origine all'immensa calderadella già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che vaporizzandosi frammentava il magma.

Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano. Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse (2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico principalmente nel settore nord e nord-orientale[23]. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto[24]. L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che forma il complesso in attività: il Mongibello.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei prodotti del Mongibello è stata osservata una generale transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il cratere centrale o Voragine, il cratere subterminale di Nord-est (formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)[25].

Alla fine del 2011 dove prima c'era un cratere a pozzo (o pit crater) alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)[26]. Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.[27] facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano. L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentricicaratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Attività vulcanica[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzioni dell'Etna.
 
Canale lavico sull'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti come quello di Bronte del 25 novembre del 1843 in cui a causa di una falda freatica la lava esplose colpendo una settantina di persone delle quali persero la vita almeno 36[28] o di palese imprudenza come nel 1979 quando un'improvvisa pioggia di massi uccise nove turisti, avventuratisi fino al cratere appena spento, e ne ferì un'altra decina. Le fonti della memoria storica ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Eruzioni notevoli in periodo storico[ modifica | modifica wikitesto ]

 
Antica incisione che mostra il percorso fino al mare delle colate laviche del 1669
 
L'Etna in eruzione il 13 gennaio 2011
 
Evento eruttivo del 4 marzo 2012; visto dalla Plaia di Catania

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 ms.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grottelaviche, visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuovaterraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiòTrecastagniPedaraMascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso,MompilieriCamporotondoSan Pietro ClarenzaSan Giovanni Galermo e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò ancheSant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò il cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse  Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione 2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi[29]. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove, riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana Etnea.[30]

Leggende[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Etna (mitologia).
« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
(Mario Rapisardi - All'Etna)

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e  romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e  giganti delle leggende romane e greche.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo Esiodo e il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante [31]. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio[32]. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e dellametallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.

Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata, il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.

Re Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo, narrata da Gervasio di Tilbury[33]. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Turismo e ambiente[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco dell'Etna.
 
Colata lavica del 2002 aLinguaglossa.
 
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.

Il territorio del vulcano presenta aspetti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo sul lato occidentale dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce, il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano fitti boschi.

Oltre i 1000 m in inverno è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Le zone innevate sono raggiungibili agevolmente solo dai versanti sud e nord-est su cui si trovavano anche due stazioni sciistiche. Da quella sud, dallo storicoRifugio Sapienza [34] nel territorio di Nicolosi è possibile ammirare il golfo di Catania e la valle del Simeto. Dalle piste di Piano Provenzana a nord, in territorio di Linguaglossa, è visibile Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001 quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud hanno accolto la "Tre giorni Internazionale dell'Etna",gara di sci alpino che vedeva alla partenza grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.

L'Etna è meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in quanto si tratta di uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere facilmente accessibile. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano i visitatori fino ai crateri sommitali.

Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare  fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata e coltivata giunge quasi ai 1000 m s.l.m. mentre le zone boschive raggiungono i 1500 metri[35]. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale.

Il versante sud del vulcano è percorso dalla strada provinciale SP92 che si arrampica sulla montagna fino a quasi 2.000 mt di quota, generando circa 20 km di tornanti. L'infrastruttura non permette di raggiungere la cima in auto ma, raggiunta la stazione turistica attorno alla Funivia dell'Etna, continua poi il suo percorso per altri 20 km circa in direzione di Zafferana Etnea[34].

Santuari sull'Etna[ modifica | modifica wikitesto ]

La peculiarità della montagna, un vulcano, interessato da fenomeni improvvisi, quali tremori e sismi, le sue attività piroclastiche ed effusive, l'associazione con il fuoco, hanno ingenerato nel corso dei tempi l'idea che fosse dimora di divinità. Sono sorti pertanto santuari e luoghi di culto sia sulle pendici che nelle alture più scoscese.

Santuari dell'antichità[ modifica | modifica wikitesto ]

Santuari cattolici dedicati a Maria[ modifica | modifica wikitesto ]

Sport[ modifica | modifica wikitesto ]

Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Cronoscalata Catania-Etna con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara venne sospesa sine die dall'edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.

Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.

Il 22 agosto 1982, per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania. [senza fonte]

Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese  Acácio da Silva.

Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la  maglia rosa.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, maratona difficile con i suoi tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia diMarina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.

Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail. [senza fonte]

Sci[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si presta agli sport invernali, scisci di fondoscialpinismo e snowboard; l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud, dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune diSant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano ProvenzanaLinguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura degli impianti.

Letteratura[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna ha ispirato nell'antichità diverse opere letterarie, tra cui la Teogonia di Esiodo e una perduta tragedia di Eschilo, intitolata Le Etnee, il dramma satiresco Il ciclopedi  Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna[42], e il poemetto pseudovirgiliano Aetna compreso all'interno dell'Appendix Vergiliana. Da menzionare poi nel Rinascimento il De Aetna, un saggio in latino di Pietro Bembo, in cui la descrizione del vulcano e della sua ascensione è un pretesto per discutere dei classici.

L'Etna ha poi ispirato anche diverse poesie nell'età moderna; esempi significativi possono essere la Fábula de Polifemo y Galatea, opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, A' piè dell'Etna di  Alfio Belluso[43] e All'Etna di  Mario Rapisardi[44].

L'Etna negli armoriali dei comuni[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della città metropolitana di Catania.

L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della città metropolitana di Catania : AdranoBelpassoMascaluciaMisterbiancoNicolosiPiedimonte Etneo,RagalnaSant'AlfioSanta VenerinaTremestieri Etneo e Zafferana Etnea.

L'Etna (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre [1] più alto della Placca euroasiatica[2] [3]. Le sue frequenti eruzioni nel corso della storia hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante, arrivando più volte a minacciare le popolazioni che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh in Cambogia, ha inserito il Monte Etna nell'elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell'umanità [4].

 

L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15ºmeridiano est, che da esso prende il nome. Occupa una superficie di 1265 km², con un diametro di oltre 40 chilometri e un perimetro di base di circa 135 km[5].

 
Immagine dell'Etna e del territorio in cui insiste vista dal satellite (fonte NASA 2005)

Il vulcano è classificato tra quelli definiti a scudo a cui è affiancato uno  strato vulcano; la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Nel 1900 la sua altezza raggiungeva i 3.274 m. s.l.m. e nel 1950 i 3.326 m. Nel 1978 era stata raggiunta la quota di 3.345 m[6] e nel 2010 quella di 3.350 m.

 
Complesso craterico sommitale dell'Etna il 28-11-2015; la vista da sud-ovest evidenzia lo spostamento dei centri effusivi verso ESE. L'altezza raggiunta è pari a questa del complesso più antico
 
Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
 
L'Etna vista da Catania negli anni Dieci del XX sec.; si nota l'aspetto del tutto diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei nuovi crateri
 
l'Etna in eruzione il 30 ottobre 2002; vista dalla stazione spaziale internazionale

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschi che conservano diverse specie botanicheendemiche ad aree desolate ricoperte da roccia magmatica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

L'Etna ha una struttura piuttosto complessa a causa della formazione, nel tempo, di numerosi edifici vulcanici che tuttavia in molti casi sono in seguito collassati e sono stati sostituiti, affiancati o coperti interamente da nuovi centri eruttivi. Sono riconoscibili nella "fase moderna" del vulcano almeno 300 tra coni e fratture eruttive[7].

Cenni storici[ modifica | modifica wikitesto ]

I primi riferimenti storici all'attività eruttive dell'Etna si trovano negli scritti di Tucidide e Diodoro Siculo e del poeta Pindaro[8]; altri riferimenti sono per lo più mitologici. Secondo Diodoro Siculo circa 3.000 anni fa, in seguito a una fase di attività violentemente esplosive (probabilmente sub-pliniane) dell'Etna, gli abitanti del tempo, i Sicani, si spostarono verso le parti occidentali dell'isola[9].

I primi studiosi ad intuire che il vulcano fosse in realtà costituito da un grande numero di strutture più piccole e variamente sovrapposte o affiancate furono il LyellSartorius von Waltershausen e il Gemmellaro; questi riconobbero nell'Etna almeno due principali cono eruttivi, il più recente Mongibello e il più antico Trifoglietto (nell'area della Valle del Bove)[10]. Tale impostazione non venne rivista fino agli anni sessanta quando il belga J.Klerkx (sotto la guida di  Alfred Rittmann) individuò nella predetta valle una successione di altri prodotti eruttivi precedenti al Mongibello. Studi successivi hanno rivelato una maggiore complessità della struttura che risulta costituita da numerosissimi centri eruttivi con caratteristiche tipologiche del tutto differenti[11].

L'attività maggioritaria in tempi storici è stata connessa a quella del sistema centrale, che in tempi più recenti ha interessato altre nuove bocche sommitali: il Cratere di Nord-Est, formatosi nel 1911, la Voragine nata all'interno del Cratere centrale nel 1945 e la Bocca Nuova originatasi sempre al suo interno, nel 1968[7].

Nel 1971 si è formato il nuovo Cratere di Sud-Est. Infine, nel 2007, è nato il Nuovo Cratere di Sud-Est che in seguito all'intensa e frequente attività stromboliana e alle fontane di lava, tra il 2011 ed il 2013 ha assunto dimensioni imponenti raggiungendo l'altezza dei crateri precedenti[7].

Etimologia del nome[ modifica | modifica wikitesto ]

L'etimologia del nome Etna è da sempre dibattuta; sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimoAitna (Aἴτνα-ας), nome che fu attribuito anche alle città di Katane e Inessa, che  deriva dalla parola del greco classico αἴθω(aitho cioè bruciare) [12][13]. L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna.

Gli scritti in lingua araba[14] si riferivano ad essa come la montagna Ǧabal al-burkān o Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibelletteralmente "monte Gibel"[15] (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui Mongibello (o anche Montebello)[16].

Il nome Mongibello è rimasto in uso comune per molto tempo e qualcuno continua a chiamare l'Etna con tale appellativo. Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber (dal latino qui ignem mulcet - che placa il fuoco) uno degli epiteti con cui veniva chiamato dai latini il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. In tempi recenti il nome Mongibello è rimasto ad indicare la sola parte sommitale dell'Etna, ovvero l'area dei due crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.

Storia geologica[ modifica | modifica wikitesto ]

Genesi del vulcano[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si è formato nel corso delle ere con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570 000 anni fa, nel periodo Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio[17]. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro- asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine dilava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo, nel periodo del Pleistocene medio-superiore 700 000 anni fa[18]. Di tali attività restano gli splendidi affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro prismi basaltici (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose ( ialoclastiti) e le lave a pillowdella rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica[19]. Il sollevamento tettonico dell'area, unitamente all'accumulo dei prodotti eruttivi, determinò l'emersione della regione e la formazione di un edificio vulcanico a scudo che è quello che costituisce il basamento dell'attuale[20] Tra i 350 000 e i 200 000 anni fa, da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 ms.l.m.[19].

Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali, cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei più antichi prodotti etnei[21]. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia[19].

Si ritiene che tra 200 000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione, accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e nel tipo di attività[19]. La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe. I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di genesi dei magmi stessi[22]

Durante il Tarantiano, 110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove. Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, dettoTrifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II (dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato origine all'immensa calderadella già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che vaporizzandosi frammentava il magma.

Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano. Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse (2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico principalmente nel settore nord e nord-orientale[23]. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto[24]. L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che forma il complesso in attività: il Mongibello.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei prodotti del Mongibello è stata osservata una generale transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il cratere centrale o Voragine, il cratere subterminale di Nord-est (formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)[25].

Alla fine del 2011 dove prima c'era un cratere a pozzo (o pit crater) alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)[26]. Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.[27] facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano. L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentricicaratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Attività vulcanica[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzioni dell'Etna.
 
Canale lavico sull'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti come quello di Bronte del 25 novembre del 1843 in cui a causa di una falda freatica la lava esplose colpendo una settantina di persone delle quali persero la vita almeno 36[28] o di palese imprudenza come nel 1979 quando un'improvvisa pioggia di massi uccise nove turisti, avventuratisi fino al cratere appena spento, e ne ferì un'altra decina. Le fonti della memoria storica ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Eruzioni notevoli in periodo storico[ modifica | modifica wikitesto ]

 
Antica incisione che mostra il percorso fino al mare delle colate laviche del 1669
 
L'Etna in eruzione il 13 gennaio 2011
 
Evento eruttivo del 4 marzo 2012; visto dalla Plaia di Catania

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 ms.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grottelaviche, visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuovaterraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiòTrecastagniPedaraMascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso,MompilieriCamporotondoSan Pietro ClarenzaSan Giovanni Galermo e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò ancheSant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò il cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse  Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione 2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi[29]. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove, riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana Etnea.[30]

Leggende[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Etna (mitologia).
« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
(Mario Rapisardi - All'Etna)

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e  romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e  giganti delle leggende romane e greche.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo Esiodo e il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante [31]. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio[32]. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e dellametallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.

Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata, il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.

Re Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo, narrata da Gervasio di Tilbury[33]. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Turismo e ambiente[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco dell'Etna.
 
Colata lavica del 2002 aLinguaglossa.
 
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.

Il territorio del vulcano presenta aspetti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo sul lato occidentale dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce, il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano fitti boschi.

Oltre i 1000 m in inverno è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Le zone innevate sono raggiungibili agevolmente solo dai versanti sud e nord-est su cui si trovavano anche due stazioni sciistiche. Da quella sud, dallo storicoRifugio Sapienza [34] nel territorio di Nicolosi è possibile ammirare il golfo di Catania e la valle del Simeto. Dalle piste di Piano Provenzana a nord, in territorio di Linguaglossa, è visibile Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001 quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud hanno accolto la "Tre giorni Internazionale dell'Etna",gara di sci alpino che vedeva alla partenza grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.

L'Etna è meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in quanto si tratta di uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere facilmente accessibile. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano i visitatori fino ai crateri sommitali.

Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare  fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata e coltivata giunge quasi ai 1000 m s.l.m. mentre le zone boschive raggiungono i 1500 metri[35]. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale.

Il versante sud del vulcano è percorso dalla strada provinciale SP92 che si arrampica sulla montagna fino a quasi 2.000 mt di quota, generando circa 20 km di tornanti. L'infrastruttura non permette di raggiungere la cima in auto ma, raggiunta la stazione turistica attorno alla Funivia dell'Etna, continua poi il suo percorso per altri 20 km circa in direzione di Zafferana Etnea[34].

Santuari sull'Etna[ modifica | modifica wikitesto ]

La peculiarità della montagna, un vulcano, interessato da fenomeni improvvisi, quali tremori e sismi, le sue attività piroclastiche ed effusive, l'associazione con il fuoco, hanno ingenerato nel corso dei tempi l'idea che fosse dimora di divinità. Sono sorti pertanto santuari e luoghi di culto sia sulle pendici che nelle alture più scoscese.

Santuari dell'antichità[ modifica | modifica wikitesto ]

Santuari cattolici dedicati a Maria[ modifica | modifica wikitesto ]

Sport[ modifica | modifica wikitesto ]

Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Cronoscalata Catania-Etna con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara venne sospesa sine die dall'edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.

Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.

Il 22 agosto 1982, per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania. [senza fonte]

Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese  Acácio da Silva.

Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la  maglia rosa.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, maratona difficile con i suoi tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia diMarina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.

Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail. [senza fonte]

Sci[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna si presta agli sport invernali, scisci di fondoscialpinismo e snowboard; l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud, dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune diSant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano ProvenzanaLinguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura degli impianti.

Letteratura[ modifica | modifica wikitesto ]

L'Etna ha ispirato nell'antichità diverse opere letterarie, tra cui la Teogonia di Esiodo e una perduta tragedia di Eschilo, intitolata Le Etnee, il dramma satiresco Il ciclopedi  Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna[42], e il poemetto pseudovirgiliano Aetna compreso all'interno dell'Appendix Vergiliana. Da menzionare poi nel Rinascimento il De Aetna, un saggio in latino di Pietro Bembo, in cui la descrizione del vulcano e della sua ascensione è un pretesto per discutere dei classici.

L'Etna ha poi ispirato anche diverse poesie nell'età moderna; esempi significativi possono essere la Fábula de Polifemo y Galatea, opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, A' piè dell'Etna di  Alfio Belluso[43] e All'Etna di  Mario Rapisardi[44].

L'Etna negli armoriali dei comuni[ modifica | modifica wikitesto ]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della città metropolitana di Catania.

L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della città metropolitana di Catania : AdranoBelpassoMascaluciaMisterbiancoNicolosiPiedimonte Etneo,RagalnaSant'AlfioSanta VenerinaTremestieri Etneo e Zafferana Etnea.

Mount Etna (or Etna; pronunciation: /ˈɛtnə/; Italian: Etna [ˈɛtna] or Mongibello [mondʒiˈbɛllo], Sicilian: Mungibeddu [mʊndʒɪbˈbɛɖɖʊ] or â Muntagna, Latin: Aetna) is an active stratovolcano on the east coast of Sicily, Italy, in the Metropolitan City of Catania, between the cities of Messina and Catania. It lies above the convergent plate margin between the African Plate and the Eurasian Plate. It is the tallest active volcano in Europe,[4] currently 3,329 m (10,922 ft) high, though this varies with summit eruptions. It is the highest peak in Italy south of the Alps. Etna covers an area of 1,190 km2 (459 sq mi) with a basal circumference of 140 km. This makes it by far the largest of the three active volcanoes in Italy, being about two and a half times the height of the next largest, Mount Vesuvius. Only Mount Teide in Tenerife (owned by Spain) surpasses it in the whole of the European–North-African region.[5] In Greek Mythology, the deadly monster Typhon was trapped under this mountain by Zeus, the god of the sky and thunder and king of gods, and the forges of Hephaestus were said to also be located underneath it.[6] Mount Etna is one of the most active volcanoes in the world and is in an almost constant state of activity. The fertile volcanic soils support extensive agriculture, with vineyards and orchards spread across the lower slopes of the mountain and the broad Plain of Catania to the south. Due to its history of recent activity and nearby population, Mount Etna has been designated a Decade Volcano by the United Nations.[7] In June 2013, it was added to the list of UNESCO World Heritage Sites. According to Adrian Room’s book Place-names of the World, the name Etna originated from the Phoenician word attuna meaning "furnace" or "chimney". He dismisses the hypothesis that Etna is from the Greek αἴθω (aithō), meaning "I burn", through an iotacist pronunciation.[9] In Classical Greek, it is called Αἴτνη (Aítnē),[10] a name given also to Catania and the city originally known as Inessa, and in Latin it is called Aetna. In Arabic, it was called جبل النار Jabal al-Nār (the Mountain of Fire).[11] It is also known as Mungibeddu in Sicilian and Mongibello or Montebello in Italian (The Italian word literally meaning Monte mountain and Bello meaning beautiful, but the Sicilian word is actually thought to be from the Latin mons and the Arabic جبل jabal, both meaning mountain, producing a tautological place name, "mountain mountain").[12] The term is not in common use today, although some older people still call it this. According to another hypothesis the term Mongibello comes from the Latin Mulciber (qui ignem mulcet, who placates the fire), one of the Latin names of the Roman god Vulcan. The people of the Etna sometimes use the jargon term 'a muntagna, simply "the mountain" par excellence. Nowadays, the term Mongibello indicates the mountain's top area of the two central craters encompassing also the craters in the southeast and the northeast of the volcanic cone. History of volcanic eruptions[edit] Geological history[edit] Mount Etna from the south with the smoking peak in the upper left and a lateral crater in the centre. Volcanic activity first took place at Etna about 500,000 years ago, with eruptions occurring beneath the sea off the ancient coastline of Sicily.[13] About 300,000 years ago, volcanism began occurring to the southwest of the summit (centre top of volcano) then, before activity moved towards the present centre 170,000 years ago. Eruptions at this time built up the first major volcanic edifice, forming a stratovolcano in alternating explosive and effusive eruptions. The growth of the mountain was occasionally interrupted by major eruptions, leading to the collapse of the summit to form calderas. From about 35,000 to 15,000 years ago, Etna experienced some highly explosive eruptions, generating large pyroclastic flows, which left extensive ignimbrite deposits. Ash from these eruptions has been found as far away as south of Rome's border, 800 km (497 mi) to the north. Thousands of years ago, the eastern flank of the mountain experienced a catastrophic collapse, generating an enormous landslide in an event similar to that seen in the 1980 eruption of Mount St. Helens. The landslide left a large depression in the side of the volcano, known as 'Valle del Bove' (Valley of the Ox). Research published in 2006 suggested this occurred around 8000 years ago, and caused a huge tsunami, which left its mark in several places in the eastern Mediterranean. It may have been the reason the settlement of Atlit Yam (Israel), now below sea level, was suddenly abandoned around that time.[14] The steep walls of the valley have suffered subsequent collapses on numerous occasions. The strata exposed in the valley walls provide an important and easily accessible record of Etna's eruptive history. The most recent collapse event at the summit of Etna is thought to have occurred about 2,000 years ago, forming what is known as the Piano Caldera. This caldera has been almost entirely filled by subsequent lava eruptions, but is still visible as a distinct break in the slope of the mountain near the base of the present-day summit cone. Eruptions[edit] Decade Volcanoes TeideTeide NyiragongoNyiragongo VesuviusVesuvius EtnaEtna SantoriniSantorini UnzenUnzen SakurajimaSakurajima TaalTaal MerapiMerapi UlawunUlawun Mauna LoaMauna Loa ColimaColima Santa MaríaSanta María AvachinskyAvachinsky KoryakskyKoryaksky GalerasGaleras RainierRainier Mount Etna is one of the 16 Decade Volcanoes. Historical eruptions[edit] Eruptions of Etna follow a variety of patterns. Most occur at the summit, where there are currently (as of 2008) five distinct craters — the Northeast Crater, the Voragine, the Bocca Nuova, and the Southeast Crater Complex (2). Other eruptions occur on the flanks, which have more than 300 vents ranging in size from small holes in the ground to large craters hundreds of metres across. Summit eruptions can be highly explosive and spectacular, but rarely threaten the inhabited areas around the volcano. In contrast, flank eruptions can occur down to a few hundred metres altitude, close to or even well within the inhabited areas. Numerous villages and small towns lie around or on cones of past flank eruptions. Since the year AD 1600, at least 60 flank eruptions and countless summit eruptions have occurred; nearly half of these have happened since the start of the 20th century. Since 2000, Etna has had four flank eruptions — in 2001, 2002–2003, 2004–2005, and 2008-2009. Summit eruptions occurred in 2006, 2007–2008, January–April 2012, and again in July–October 2012. The first known record of eruption at Etna is that of Diodorus Siculus.[15] An artist's impression of 1766 eruption In 396 BC, an eruption of Etna reportedly thwarted the Carthaginians in their attempt to advance on Syracuse during the Second Sicilian War. A particularly violent explosive (Plinian) summit eruption occurred in 122 BC, and caused heavy tephra falls to the southeast, including the town of Catania, where many roofs collapsed.[16] To help with reconstruction after the devastating effects of the eruption, the Roman government exempted the population of Catania from paying taxes for ten years. The Roman poet Virgil gave what was probably a first-hand description of an eruption in the Aeneid.[17] During the first 1500 years AD, many eruptions have gone unreported (or records have been lost); among the more significant are: (1) an eruption in about 1030 AD near Monte Ilice on the lower southeast flank, which produced a lava flow that travelled about 10 km, reaching the sea north of Acireale; the villages of Santa Tecla and Stazzo are built on the broad delta built by this lava flow into the sea; (2) an eruption in about 1160 (or 1224), from a fissure at only 350–450 m (1,148–1,476 ft) elevation on the south-southeast flank near the village of Mascalucia, whose lava flow reached the sea just to the north of Catania, in the area now occupied by the portion of the city named Ognina.[citation needed] Etna's most destructive eruption since 122 BC started on 11 March 1669 and produced lava flows that destroyed at least 10 villages on its southern flank before reaching the city walls of the town of Catania five weeks later, on 15 April. The lava was largely diverted by these walls into the sea to the south of the city, filling the harbour of Catania. A small portion of lava eventually broke through a fragile section of the city walls on the western side of Catania and destroyed a few buildings before stopping in the rear of the Benedictine monastery, without reaching the centre of the town. Contrary to widespread reports of up to 15,000 (or even 20,000) human fatalities caused by the lava,[18] contemporaneous accounts written both in Italian and English[19] mention no deaths related to the 1669 eruption (but give very precise figures of the number of buildings destroyed, the area of cultivated land lost, and the economic damage). Therefore it is uncertain where the enormous number of fatalities can be attributed to. One possibility is confusion between this eruption and an earthquake that devastated southeast Sicily (including Catania) 24 years later in 1693. A study on the damage and fatalities caused by eruptions of Etna in historical times reveals that only 77 human deaths are attributable with certainty to eruptions of Etna, most recently in 1987 when two tourists were killed by a sudden explosion near the summit.[20] Recent eruptions[edit] File:Paroxysm at Etna, 16-17 November 2013.webm Footage of Etna's November 2013 eruption. A large lava flow from an eruption in 1928 led to the destruction of a population centre for the first time since the 1669 eruption. The eruption started high on Etna's northeast flank on 2 November. Then new eruptive fissures opened at decreasing elevations down the flank of the volcano. The third and most vigorous of these fissures opened late on 4 November at an unusually low elevation, approximately 1,200 m (3,937 ft) above sea-level, in a zone known as Ripe della Naca. The village of Mascali, lying down-slope of the Ripe della Naca, was almost completely destroyed in two days. Only a church and a few surrounding buildings survived in the north part of the village, called Sant'Antonino or "il quartiere". During the last days of the eruption, the flow interrupted the Messina-Catania railway line and destroyed the train station of Mascali. The event was used by Benito Mussolini's fascist regime for propaganda purposes, with the evacuation, aid, and rebuilding operations being presented as models of fascist planning. Mascali was rebuilt on a new site, and its church contains the Italian fascist symbol of the torch, placed above the statue of Jesus Christ. In early November 2008, the town of Mascali commemorated the 80th anniversary of the eruption and destruction of the village with a number of public events where eyewitnesses shared their memories of the eruption.[citation needed] Etna's 2002 eruption, photographed from the ISS Long exposure image of a "dual-vent" eruption from Mount Etna's NSEC (New South East Crater) Other major 20th-century eruptions occurred in 1949, 1971, 1979, 1981, 1983 and 1991–1993. In 1971, lava buried the Etna Observatory (built in the late 19th century), destroyed the first generation of the Etna cable-car, and seriously threatened several small villages on Etna's east flank. In March 1981, the town of Randazzo on the northwestern flank of Etna narrowly escaped destruction by unusually fast-moving lava flows. That eruption was remarkably similar to one in 1928 that destroyed Mascali. The 1991–1993 eruption saw the town of Zafferana threatened by a lava flow, but successful diversion efforts saved the town with the loss of only one building a few hundred metres from the town's margin. Initially, such efforts consisted of the construction of earth barriers built perpendicularly to the flow direction; it was hoped that the eruption would stop before the artificial basins created behind the barriers would be completely filled. Instead, the eruption continued, and lava surmounted the barriers, heading directly toward Zafferana. Engineers then decided to use explosives near the source of the lava flow, to disrupt a very efficient lava tube system through which the lava travelled for up to 7 km (4 mi) without essentially losing heat and fluidity. The main explosion on 23 May 1992 destroyed the tube and forced the lava into a new artificial channel, far from Zafferana, and it would have taken months to re-establish a long lava tube. Shortly after the blasting, the rate of lava emission dropped, and during the remainder of the eruption (until 30 March 1993) the lava never advanced close to the town again.[21] A lateral crater of the 2002-2003 eruption near the Torre del Filosofo, about 450 m (1,480 ft) below Etna's summit. House destroyed by lava on the slopes of Etna. Following six years (1995–2001) of unusually intense activity at the four summit craters of Etna, the volcano produced its first flank eruption since 1991–1993 in July–August 2001. This eruption, which involved activity from seven distinct eruptive fissures mostly on the south slope of the volcano, was a mass-media eruption, because it occurred at the height of the tourist season and numerous reporters and journalists were already in Italy to cover the G8 summit in Genoa. It also occurred close to one of the tourist areas on the volcano, and thus was easily accessible. Part of the "Etna Sud" tourist area, including the arrival station of the Etna cable car, were damaged by this eruption, which otherwise was a rather modest-sized event by Etna standards. In 2002–2003, a much larger eruption threw up a huge column of ash that could easily be seen from space and fell as far away as Libya, 600 km (370 mi) south across the Mediterranean Sea. Seismic activity in this eruption caused the eastern flanks of the volcano to slip by up to two metres, and many houses on the flanks of the volcano experienced structural damage. The eruption also completely destroyed the tourist station Piano Provenzana, on the northeastern flank of the volcano, and part of the tourist station "Etna Sud" around the Rifugio Sapienza on the south flank. Footage from the eruptions was recorded by Lucasfilm and integrated into the landscape of the planet Mustafar in the 2005 film Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith.[22] The Rifugio Sapienza is near the site of a cable car station which had previously been destroyed in the 1983 eruption; it has now been rebuilt. Following a rather silent, slow and non-destructive lava outflow on the upper southeastern flank between September 2004 and March 2005, intense eruptions occurred at the Southeast Crater in July–December 2006. These were followed by four episodes of lava fountaining, again at the Southeast Crater, on 29 March 11 April, 29 April and 7 May 2007. Ash emissions and Strombolian explosions started from a vent on the eastern side of the Southeast Crater in mid-August 2007. On 4 September 2007 a spectacular episode of lava fountaining occurred from the new vent on the east side of the Southeast Crater, also producing a plume of ash and scoriae which fell over the east flank of the volcano. A lava flow travelled about 4.5 km (2.8 mi) into the uninhabited Valle del Bove. This eruption was visible far into the plains of Sicily, ending the following morning between the hours of 5 to 7 a.m. local time. Catania-Fontanarossa Airport shut down operations during the night for safety precautions.[verification needed] An eruption on the morning of 13 May 2008, immediately to the east of Etna's summit craters was accompanied by a swarm of more than 200 earthquakes and significant ground deformation in the summit area. The eruption continued at a slowly diminishing rate for 417 days, until 6 July 2009, making this the longest flank eruption of Etna since the 1991–1993 eruption that lasted 473 days. Previous eruptions, in 2001, 2002–2003, and 2004–2005 had lasted 3 weeks, 3 months, and 6 months, respectively. Lava flows advanced 6.5 km during the first few days of this eruption but thereafter stagnated at much minor distances from the vents; during the last months of the eruption lava rarely advanced more than 1 km downslope. Southern flank of Mount Etna showing lateral cones and flow from eruption of 2001. Through January 2011 to February 2012, the summit craters of Etna were the site of intense activity. Frequent eruptions and ash columns forced the authorities to shut down the Catania airport on several occasions. [23][24][25][26][27][28] The July 2011 episode also endangered the Sapienza Refuge, the main tourist hub on the volcano, but the lava flow was successfully diverted.[29] In 2014, a flank eruption started involving lava flows and strombolian eruptions. This was the first flank eruption since 2008-09 [2] On 3 December 2015, an eruption occurred which climaxed between 03:20 and 04:10 local time. The Voragine crater exhibited a lava fountain which reached 1 km (3,300 ft) in height, with an ash plume which reached 3 km (9,800 ft) in height.[30][31] The activity continued on the following days, with an ash plume that reached 7 km (23,000 ft) in height that forced Catania airport to shut down for a few hours.[32] Volcanic gas emissions from this volcano are measured by a Multi-Component Gas Analyzer System, which detects pre-eruptive degassing of rising magmas, improving prediction of volcanic activity.[33] An eruption on 16 March 2017 injured 10 people, including a BBC News television crew, after magma exploded upon contact with snow.[34][35] Volcanic explosivity index of recent eruptions[edit] The Global Volcanism Program has assigned a volcanic explosivity index (VEI) to all of Mount Etna's eruptions since January 1955.[36]
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